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SE PARIGI AVESSE IL MARE… Paris fashion week haute couture spring-summer 2024

Si sono spenti da poco i riflettori sulla fashion week dedicata alle collezioni menswear di pret-a-porter per il prossimo autunno-inverno che la Ville Lumiere si è riaccesa di glamour e sogno per ospitare le collezioni di haute couture per la prossima primavera-estate 2024. Se è vero che Parigi ha visto nascere l’haute couture, se è vero che Parigi è stata il tempio sacro dell’haute couture è pur vero che oggi a Parigi l’haute couture parla sempre più italiano. Le più grandi maison che hanno sfilato sono italiane nel DNA come Schiapparelli, Valentino, Giambattista Valli, Giorgio Armani Privé, Fendi, anche la stessa maison Dior è saldamente guidata da una grande designer italiana come la romana Maria Grazia Chiuri. Le aspettative d’oltralpe sono state riposte tutte sulla maison icona della moda francese: Chanel che ha portato in passerella tutto il savoir fare francese nel creare la grande moda, quella che trasforma i sogni in tessuti, ricami ed accessori preziosi. L’haute couture è destinata a pochissime elette e alle star che verranno vestite per i red carpet più importanti del 2024, creazioni dove i sogni sono fatti della stessa sostanza di cui siamo fatte noi donne. Se un tempo l’haute couture era destinata all’aristocrazia europea e ai nuovi ricchi che avevano fatto fortuna nel “nuovo mondo “per poi essere destinata agli oligarchi russi, dalle discutibili fortune, sino ad arrivare alle mogli degli sceicchi che hanno fatto fortuna con l’oro nero. Oggi l’haute couture parla ai giovani milionari che arrivano da Cina, Corea del Sud e Giappone, anche se i paesi arabi continuano ad essere una grande fetta di mercato del sogno nelle fattezze di un abito. Questa è la filogenesi delle collezioni che oggi vediamo in passerella che portano con sé l’opulenza, tanto cara alla cultura araba e la stravaganza, tanto cara alla cultura giovanile che arriva dall’oriente. Anche l’haute couture deve fare i conti con il mercato, con i nuovi clienti e con i loro nuovi gusti, anche se a noi vecchi europei possono far storcere il naso.

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Ad aprire il sipario sulla fashion week parigina è stata, come da consuetudine, la maison Schiapparelli guidata dal designer Daniel Roseberry. Il designer ha portato in passerella una donna marziana, una moda che guarda allo spazio visionario per forme e decorazioni. Hanno sfilato abiti tecnologici decorati da microchip e smartphone, spalle surreali decorate da micro perle, una collezione che ha reso omaggio allo zio della fondatrice, Giovanni Schiapparelli direttore dell’osservatorio di Brera a Milano. Il mood “spaziale” cerca di convivere con elementi più tradizionali come il pizzo, il velluto, il camoscio, le perle e le piume, ma la convivenza risulta poco fluida quanto visionaria. La maison, nelle mani di Roseberry, continua il suo percorso nell’reinterpretare il surrealismo di Elsa Schiapparelli, anche se costantemente sul filo del rasoio. Una palette colori che punta sull’argento e sul nero che interpreta una collezione provocatoria che vedremo certamente sui red carpet internazionali ed indosso alle celeb che della provocazione hanno fatto il loro tratto distintivo.

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Se da Schiapparelli si è respirato aria marziana da Dior si è respirato aria di un passato glam-chic tanto caro al fondatore della maison: monsieur Christian Dior. Il fulcro della collezione sono stati il tessuto moiré e l’iconico abito “Le Cigale” presentato da Dior nel 1952 nella sua collezione di haute couture. Oltre al glamour timeless la designer Maria Grazia Chiuri continua ad “illuderci” che l’haute couture possa essere un sogno alla portata di tutte, ma soprattutto portando in passerella un haute couture pratica e mai gabbia dorata. La collezione è sofisticata, glam, seasonless, con ricami e tessuti preziosi, con tagli che esaltano alla perfezione la silhouette. Una collezione impeccabile dove la palette colori fa un passo indietro per mandare in passerella la perfezione delle linee, dei tagli, del moiré e dei ricami. Una collezione da indossare e da vivere, anche se saranno in pochissime ad indossare il sogno quotidiano di monsieur Dior portato nel 2024 dalla Chiuri.

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Per il designer Giambattista Valli la terapia per superare questi tempi difficili e poveri di bellezza è regalarsi un fiore fresco ogni giorno. La sua collezione è un inno ai fiori, soprattutto alle rose, che prendono vita in stampe, in applicazioni tre D, in accessori. La silhouette è quella a cui il designer ci ha abituati e quella adorata dalle celeb: bustier che segnano il punto vita, volumi over per le gonne, drappeggi, ruches, una cascata di tulle. Una collezione che lascia spazio al sogno di poter indossare un abito stupendo fuori dai luoghi comuni e dai trend del pret-a-porter.

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Se Dior torna al suo glorioso passato con il moiré, Chanel torna al suo glorioso passato con i bottoni, non a caso la collezione si intitola: “The Button”. Mademoiselle Coco interpretava i bottoni come dei veri e propri gioielli, i bottoni furono l’invenzione che liberarono le donne dalle stringhe dei corsetti, un piccolo, ma grande accessorio che portò le donne ad essere libere di poter respirare e muoversi in abiti contemporanei che le accompagnavano nelle loro lunghe giornate. Il fil rouge della collezione è stato il mood balletcore, l’amore per la danza che da sempre la maison dimostra vestendo le ballerine più famose al mondo. La passerella si popola dell’iconico tweed che si indossa su gonne in tulle, tutto ci riporta al mondo della danza come il plissé, il pizzo, il body, i fiocchi, i collant bianchi e i preziosi ricami floreali a rendere il tutto rarefatto ed impalpabile come la magia che circonda il mondo del balletto.

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Re Giorgio per la sua collezione Armani Privé ha deciso di utilizzare, rieditandoli, tutti i cliché dell’haute couture come i ricami preziosi, le linee scultoree, il pizzo, i tessuti impalpabili, ma con il suo personale viaggio tra Oriente ed Occidente. In passerella arrivano vestaglie kimono, corpetti ricamati, abiti impalpabili, le iconiche giacche destrutturate, le stampe eteree, i pantaloni dal mood mannish che sembrano seta liquida, l’eleganza timeless del blu in total look. Giorgio Armani porta a Parigi l’artigianato, il glamour e il savoir faire del made in Italy che tutto il mondo riconosce, apprezza ed ama acquistare.

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Dopo alcune collezione con una palette colori in stand by il designer Pierpaolo Piccioli per la maison Valentino torna alla sperimentazione di nuove cromie ed inediti accostamenti cromatici. Dopo il Valentino Pink PP e l’iconico rosso Valentino, il designer torna a lavorare con i colori per creare una palette colori unica, strabiliante che lascia lo spettatore senza fiato. La sfilata di Valentino è da sempre, già dai tempi del fondatore Valentino Garavani, la più attesa dell’haute couture e Piccioli non delude le aspettative. Ad oggi continua ad essere la sfilata più chic, più glam con punte di artigianato altissime che porta il made in Italy a battere i cugini d’oltralpe da sempre convinti di essere i detentori dell’haute couture. Nei saloni della sede della maison in Place Vendome è andata in scena la collezione di haute couture intitolata “Le Salon” dove le modelle hanno sfilato tra le sale affrescate e tra gli ospiti che quasi potevano toccare gli abiti ammirandone il sapiente lavoro delle abilissime sarte. Non è un caso che la maison è l’unica a far sfilare a fine show tutte le sarte, le ricamatrici e le maestranze che rendono possibile la realizzazione di tali meraviglie. La collezione è composta da accostamenti inediti tra tessuti pesanti e leggeri, tra volumi over e linee slim, tra piume e worker, tra paillettes ed urban con una palette cromatica che porta alla collezione un mood fresco e mai banale. E’ stata una collezione superba che non ha puntato sulla provocazione, ma sul quotidiano che diventa straordinario portando in passerella capi acquistabili, dal primo all’ultimo, se non fosse per l’alto costo che hanno i sogni che diventano couture. Pierpaolo Piccioli si riconferma il più bravo designer in circolazione e le maestranze italiane (la collezione è stata pensata e creata interamente a Roma nel quartier generale della maison) imbattibili…con buona pace dei nostri cugini d’oltralpe.

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Con la sfilata della maison Fendi cala il sipario sul made in Italy in trasferta a Parigi. Il designer Kim Jones porta in passerella una collezione definita antropocentrica, concentrata sulle donne e sulla silhouette esaltata da linee essenziali, volumi slim, ma che diventano haute couture grazie alla ricercatezza dei tessuti intarsiati, alle pellicce, alla pelle di coccodrillo, alle piume, ai cristalli, alle frange e alle paillettes. La palette colori essenziale, tanto bianco, nero e silver, sembra voler retrocedere lasciando spazio all’abito e alle borse che restano il fiore all’occhiello della maison ed oggetto del desiderio di tutte le celeb presenti alla sfilata.

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27 Gennaio 2024