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Sempre connessi, la malattia invisibile del III millennio

Vite controllate, vite scandite da ritmi forsennati, e soprattutto sempre col(legate) a uno smartphone. La nostra giornata tipo è ormai tutt’uno a contatto con oggetti tecnologici, in particolar modo con il nostro cellulare, vera e propria appendice informativo/comunicativo/ricreativa. Lo troviamo sul comodino appena svegli, acceso anche di notte (non si sa mai, dovesse chiamarci qualcuno!), usato come sveglia e pronto per seguirci nella nostra giornata lavorativa, nel taschino sul nostro cuore o in tasca come pistola, pronto per essere usata. L’ambiente circostante poi rende quasi obbligatorio l’uso dello smartphone, dotando tutti i posti in cui ci fermiamo, anche se solo per una pausa, di zone wi-fi dove poter scatenare le nostre solitudini ed elettromagnetismi globali.

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Le nostre sono diventate delle vite wi-fi, cariche di conseguenze non solo per la nostra vita sociale, ma anche e soprattutto per la nostra salute. L’inquinamento da cui dobbiamo oggi guardarci e stimare le potenziali conseguenze per il nostro organismo, si chiama elettrosmog, i cui effetti sono pressoché sconosciuti ai milioni di utenti che quotidianamente usano apparecchi elettronici o comunque in grado di generare in entrata e in uscita onde elettromagnetiche pericolose per la nostra salute. Come se non bastassero i fumi delle auto, lo smog delle industrie, l’inquinamento dei mari, la nocività dell’amianto e le esalazioni delle tante terre dei fuochi della nostra lacerata penisola, ora (ma si sapeva già da tempo) bisogna annoverare anche le pericolose radiazioni provenienti dai nostri (falsi e inseparabili) amici smartphone.

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L’esposizione della popolazione alle apparecchiature tecnologiche dovrebbe avere un limite, come per le zone fumatori e non fumatori per gli appassionati del tabacco, ma le potenti lobby che producono cellulari esercitano grandi pressioni perché ciò non accada. Eppure il mondo scientifico ha tracciato norme di condotta che nel nostro piccolo potremmo fare per ridurre i rischi da eccessiva esposizione, suggerimenti caduti nel vuoto anche per la nostra pigrizia e difficoltosa attitudine a metterle in pratica. Per la verità gli studi non sono tutti equamente concordi sulle stesse conclusioni, ovvero per esempio che l’uso dei cellulari possa provocare o meno casi di tumore al cervello.

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Una ricerca dell’Università di Bordeaux e pubblicata su una rivista scientifica britannica ha preso in considerazione oltre 250 casi di glioma, un tumore che colpisce il sistema nervoso, e oltre 190 casi di meningioma, cancro delle meningi, comparandoli con lo stato di salute di persone sane. I ricercatori hanno osservato che chi usava il cellulare in maniera assidua e dunque molto frequentemente, aveva un rischio maggiore di poter contrarre malattie tumorali, un rischio che aumentava se la durata dell’uso prolungato era compresa dai 2 ai 10 anni. Le ricerche su queste patologie sono tante e numerose, e tutte concordano nel valutare i possibili effetti negativi solo a lungo termine, ovvero solo dopo che sarà troppo tardi. La tecnologia ha sempre costituito per l’uomo un elemento di liberazione spazio-temporale. L’epoca post moderna ancor più sta subendo un’accelerazione in materia di collegamenti terrestri e informativa-comunicazionale senza precedenti, aiutata da un parallelo crescere dei supporti in grado di rendere l’umanità sempre meno soggetta a vincoli e confini. L’invenzione di internet nella seconda metà del XX secolo è stata probabilmente più che una scoperta una conquista di un qualcosa che l’umanità mai si sarebbe potuta immaginare; un qualcosa che rapidamente ha conquistato masse di ammiratori, ben contente di provare le nuove tecnologie. Il fuoco ha liberato l’uomo dalla schiavitù degli dei, la rete lo ha reso felice.

Data:

21 Gennaio 2017