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Sete di azzardo

Come si arresta la sete di azzardo ormai sempre più dilagante fra le generazioni? Il dibattito è acceso e sempre attuale.

Il termine azzardo deriva dall’arabo az-zahr che significa dado. Infatti i primi giochi di azzardo si facevano con i dadi, scommettendo sul numero che sarebbe venuto fuori.

Il gioco d’azzardo è quella attività che prevede il pagamento di una certa somma di danaro, in cambio di maggiori introiti in caso di vincite.

In Italia è molto diffusa, soprattutto tra i giovani. 1 milione secondo l’ESPAD. Un gran numero di studenti si fanno tentare dal gioco delle scommesse, non solo nell’evenienza di ottenere più denaro, ma anche nella possibilità di trascorrere più tempo giocando. Si tratta del gioco con il ticket redemption, dove la vincita consiste in ticket, cioè in biglietti che possono essere convertiti in premi.

Più di 2000 apps gratuite sono dedicate ai giochi di azzardo, dal poker, alle scommesse sportive, alle slot machine.

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A livello legale il Decreto Balduzzi del 2012 ha vietato il gioco d’azzardo, riconoscendolo come una patologia. Lo stesso ha inserito una serie di divieti, da quello di accesso alle sale da gioco per i minori, fino all’esclusione delle sale da gioco in prossimità di “luoghi sensibili”, come scuole, università, chiese o luoghi di culto.

Da parte loro negli ultimi 4 anni, 15 Regioni hanno legiferato in questo senso e 400 Comuni hanno emanato norme per contenere l’impatto del gioco. In realtà il gioco d’azzardo è riconosciuto come una patologia che rientra nella dipendenza senza sostanze.

Secondo Giovanni Bellio, noto psichiatra e presidente di ALCEA, il profilo della ludopatia è da affrontare con una normativa e una repressione più complessa. In realtà questa patologia definita azzardopatia o ludopatia è un disturbo del comportamento e rientra nella categoria dei disturbi del controllo degli impulsi. In Italia la cura è affidata ai SERT, i servizi particolari per le dipendenze, controllati dalle ASL, che possono istituire terapie per casi particolari. Anche la comunità di San Patrignano ha avuto una funzione preminente nel recupero dei pazienti dipendenti dal gioco. A questo proposito un percorso individuale e soggettivo di recupero avviene nella struttura di Botticella, nell’entroterra della città di Rimini, attraverso un educatore e uno psicoterapeuta.

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Il Codice Penale disciplina il gioco d’azzardo nel Libro Terzo al Capo II a riguardo dei reati contravvenzionali concernenti la polizia amministrativa sociale e dei costumi, negli artt. 718-723. Vietando tale pratica, il disposto mira a tutelare l’ordine pubblico, messo in pericolo dall’esercizio di quei giochi che, per loro natura, sono idonei a provocare disordini o, addirittura, favorire condotte criminose.

Sono d’azzardo secondo il Codice Penale quelli in cui l’alea è prevalente sull’abilità e che hanno come scopo quello di procurare un lucro apprezzabile a chi, a qualunque titolo, ha interessi economici negli stessi.

Per una corretta prevenzione bisognerebbe lavorare nelle scuole, in famiglia, sul territorio e sensibilizzare i giovani, gli adulti a un cambiamento culturale. Solo così riusciremo a non essere più prigionieri dell’azzardo e a non vivere nella continua attesa di una vincita in denaro che possa rivoluzionare tutta la nostra esistenza.

Data:

28 Luglio 2016