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SHUTDOWN PIU’ LUNGO DELLA STORIA

Gli States sono ormai paralizzati dallo shutdown che prosegue ad oltranza da 24 giorni, e Donald Trump batte così il record detenuto fino ad oggi da Bill Clinton dal 1995, epoca in cui il Presidente si trovò a far fronte ad un Congresso repubblicano.

In primis è necessario spiegare in cosa consiste il government shutdown, ovvero il blocco delle attività amministrative. Questa forma di arresto è una procedura peculiare dell’ordinamento statunitense e coinvolge il potere esecutivo ogni qualvolta il Congresso non riesce ad approvare la legge di bilancio entro il termine dell’anno fiscale. In accordo con il principio della separazione dei poteri (checks and balances) dettato dalla Costituzione degli Stati Uniti d’America, infatti, il Congresso esercita un potere esclusivo sulla gestione del bilancio federale, quindi gli stanziamenti che costituiranno la spesa pubblica richiedono l’approvazione di entrambi i rami del parlamento.

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La ragione per cui il Congresso non avrebbe approvato la legge di bilancio risiede nel rifiuto dei democratici (che con le elezioni di midterm hanno ottenuto la maggioranza della Camera dei rappresentanti) di elargire il finanziamento di 5,7 miliardi di dollari, richiesto da Trump per la costruzione del muro al confine con il Messico.

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Trump infatti è determinato a portare avanti tale progetto ad ogni costo : “Riguarda la sicurezza per il nostro Paese. Non abbiamo scelta”, afferma, e decide di abbandonare i negoziati. É sempre più chiara, a questo punto, la volontà del presidente Trump di dichiarare lo stato di emergenza nazionale per raggirare l’opposizione democratica al Congresso, mossa che gli permetterebbe di passare all’esecuzione del progetto senza la necessaria approvazione dei suoi oppositori e porrebbe fine allo shutdown più lungo della storia degli Stati Uniti. Allo stesso tempo Trump testerebbe in questo modo i limiti della sua autorità presidenziale, il che potrebbe costargli caro avendo già perso 42 punti percentuali nei sondaggi. Inoltre non sarebbe da sottovalutare neanche l’ipotesi di una causa legale lanciata nei suoi confronti da parte dei democratici.

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Conseguenza di questo shutdown è il blocco del settore pubblico americano che non ha più fondi per operare, in quanto il budget non è stato ancora approvato. Si parte dai servizi «meno essenziali» : serrata totale per musei e parchi nazionali. Per quanto riguarda la ricerca medica invece non si potranno curare nuovi pazienti o effettuare test clinici. Sul piano sicurezza sociale gli uffici sono chiusi ma restano attivi i programmi di assistenza : a 18mila dipendenti NASA è stato ordinato di restare a casa nonostante proseguano le operazioni che riguardano la Stazione Spaziale Internazionale. Per quanto riguarda Casa Bianca e Congresso, rimangono aperti ma con personale ridotto, mentre per il Pentagono il personale militare rimane in servizio con il rischio di un ritardo nel versamento degli stipendi e operativi anche i servizi per la sicurezza nazionale. In tutto sarebbero 9 i dipartimenti a livello governativo rimasti chiusi e decine di agenzie pubbliche per un totale di 800mila dipendenti pubblici obbligati al riposo forzato senza retribuzione. Tutto ciò per la patologica attenzione della presidenza Trump nei riguardi del tema dell’immigrazione clandestina, designata come il peggiore dei mali per il paese.

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Un aneddoto interessante da ricordare riguarda un altro shutdown che ha coinvolto la presidenza di Ronald Reagan nel 1987 a causa di un mancato accordo sui fondi destinati ai « contras » in Nicaragua, gruppi controrivoluzionari nicaraguensi, impegnati a rovesciare il governo sandista dalle idee antimperialiste e dal profilo socialisteggiante. Questi gruppi erano conosciuti per i loro attacchi contro obiettivi deboli quali ospedali, chiese, fattorie e conseguentemente per le violenze, gli stupri a danno dei civili, oltre che per la loro forma di autofinanziamento proveniente dalla collusione con i traffici di droga. L’amministrazione Raegan sostenne la guerriglia dei contras con i fondi provenienti dalla vendita di armi all’Iran, durante la guerra con l’Iraq e, una volta che questi fondi diventarono insufficienti, Raegan e Bush intervennero con finanziamenti da parte di privati. Anche dopo il divieto posto dal Congresso nel 1984 di elargire finanziamenti alla guerriglia, diversi funzionari continuarono questa attività, indirizzando a questo scopo anche i profitti illegali provenienti dalla vendita delle armi. La vicenda divenne uno scandalo con risonanza a livello internazionale e fu ribattezzata in termini giornalistici con il nome di Irangate, comportando nel 1986 una condanna della Corte internazionale nei confronti degli States per « uso illegale della forza ».

Una parte del mondo, ancora oggi, si chiede quale sia il vero pericolo: civili inermi che cercano di scappare da situazioni di emergenza umanitaria quali quella venezuelana o hondureña o la forza storicamente imperialista degli Stati Uniti che sostengono l’odio e le guerre in giro per il mondo e poi non riconoscono le proprie colpe e cercano di aggirare le proprie responsabilità costruendo muri ?

Data:

15 Gennaio 2019