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Sicilia, Musumeci: “Stanchi di pagare scelte scellerate del passato”

Sicilia, Musumeci: “Stanchi di pagare scelte scellerate del passato”

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(Elvira Terranova)“Dobbiamo necessariamente trovare una soluzione con il governo nazionale per evitare di dovere ridurre i due bilanci, del 2019-2020, di complessivi 380 milioni di euro“. E’ quanto ha detto all’Adnkronos il Governatore siciliano, Nello Musumeci, parlando della manovra di bilancio, approvata all’alba. “E’ una batosta pesantissima che provoca tanta amarezza, perché siamo stanchi di pagare gli effetti di scelte scellerate del passato“. “Provo la gioia per gli enti locali che non dovranno aspettare il mese di giugno per pianificare la loro attività. L’avere fatto l’esercizio provvisorio solo per un mese è una prassi assolutamente virtuosa che dobbiamo riprendere, dopo dieci anni”.

Attacca, poi, “l’opposizione” che, dice, “in un paese civile dovrebbe non farsi vedere per qualche mese per il danno che hanno fatto”. “Stiamo parlando di un disavanzo di due miliardi e 200 milioni – dice -che ha un nome un cognome”. Quanto al voto segreto, il governatore siciliano lo definisce “una prassi deplorevole e da condannare“. “E’ un istituto feudale che non fa onore all’etica della responsabilità in politica- conclude – e mi batterò perché possa essere eliminato”.

Inps verso il ’traghettatore’
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Frena la Lega sull’ipotesi di tandem all’Inps con Mauro Nori presidente dell’Istituto di previdenza e Pasquale Tridico vicepresidente. “Non c’è alcun accordo fatto, si decide lunedì” assicurano fonti del Carroccio al lavoro sul dossier nomine. E anche il diretto interessato, rispondendo all’AdnKronos circa le indiscrezioni secondo cui sarebbe stato trovato l’accordo sul suo nome alla presidenza Inps, dice: “Non ne so nulla. Non confermo nulla” precisa.

Dal 16 febbraio, alla scadenza di Tito Boeri, si dovrebbe avere un commissariamento dell’Inps, in attesa che entri in vigore la riforma della governance dell’istituto. E’ quanto prevede il testo del decretone su reddito di cittadinanza e quota 100, fino all’ultimo oggetto di contrattazione tra le forze di governo. “Nelle more delle procedure di nomina” del nuovo cda dell’Istituto, si legge, “ci sarà la nomina di un “soggetto cui sono attribuiti i poteri, rispettivamente, del presidente e del consiglio di amministrazione”.

Insomma, niente accordo politico al momento. O meglio, è maturata la consapevolezza che non c’è il clima giusto tra M5S e Lega per nominare il successore di Boeri ai vertici Inps. E così, se in un primo momento era stato fatto trapelare che il commissario indicato dal governo sarebbe poi divenuto presidente – sbrigati tutti i tecnicismi del caso – in queste ore, a quanto apprende l’AdnKronos da fonti di governo M5S, si sarebbe giunti a un altro tipo di decisione per sbrogliare il nodo: scegliere un commissario ’traghettatore’, dal basso profilo, per gestire questa fase delicata, con reddito di cittadinanza e quota 100 ai nastri di partenza.

E intanto consentire al governo di prendersi i tempi giusti, dettati tra l’altro dall’istruttoria di nomina della nuova governance dell’Istituto di previdenza. Alla guida del quale il M5S vedrebbe bene Tridico, il ’padre’ del reddito di cittadinanza. Manca però l’accordo con la Lega – uscita fortificata dalle elezioni in Abruzzo – mentre i pentastellati, che dalle consultazioni di domenica scorsa sono usciti con le ossa rotte, non vorrebbero comunque cedere il passo lasciandosi sfilare la poltrona Inps. A Salvini, raccontano alcuni beninformati, i 5 Stelle avrebbero offerto la presidenza Inail ma il vicepremier e leader della Lega avrebbe fatto spallucce: una poltrona di poco peso, quella dell’Inail, per il responsabile del Viminale.

Sul nome del ’traghettatore’ bocche cucite: “Ma sarà di basso profilo, quindi è ovvio che Tito Boeri”, il cui mandato da presidente scade sabato, “sia fuori dai giochi”, viene assicurato. Resterebbe ancora in corsa Mauro Nori anche se è arrivato uno stop dal sottosegretario Stefano Buffagni. “Dopo il Fantacalcio, il FantaInps… . Notizia da pensionare” scrive su Twitter il sottosegretario Cinque Stelle agli Affari regionali, smentendo quanto circola in queste ore su un presunto accordo Lega-5S sulla candidatura di Nori per il dopo Boeri.

“Infrastrutture inadeguate”, allarme Corte dei Conti

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“Il nostro Paese non dispone di un patrimonio infrastrutturale adeguato al suo sistema economico e produttivo. Si tratta di una realtà incontrovertibile che incide negativamente anche sulla qualità della vita dei cittadini: i trasporti, la viabilità, le reti di comunicazione, i sistemi portuali, la raccolta e la valorizzazione reddituale dei rifiuti, la sicurezza del lavoro, la manutenzione idrogeologica del territorio sono questi alcuni dei principali settori di sofferenza”. Lo sottolinea il procuratore generale della Corte dei Conti, Alberto Avoli in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario al cospetto del capo dello Stato, Sergio Mattarella.

La mancanza di congrui investimenti al riguardo rischia di accrescere ulteriormente il gap economico e produttivo con gli altri Paesi – aggiunge Avoli – non solo facendo perdere competitività all’Italia ma determinando anche un peggioramento delle condizioni sociali delle comunità”. Quindi osserva: “Le procedure di controllo della sicurezza strutturale” delle infrastrutture “sono state in passato e sono tuttora insufficienti al fine di prevenire crolli, come quello verificatosi” a seguito del tragico evento del crollo del Ponte Morandi. Il magistrato contabile cita poi la relazione della Commissione Ispettiva dal Mit, sottolineando che “evidenzia un vistoso difetto di coordinamento tra l’attività del concessionario e le funzioni di vigilanza proprie del concedente e cioè proprie delle strutture del Ministero”. Avoli rimarca inoltre la necessità di controlli più stringenti da parte dello Stato, con “apparati tecnici di vigilanza, dei quali la pubblica amministrazione attualmente non dispone a sufficienza”.

E sul tema pensioni, con l’introduzione di Quota 100, fa notare come “le recenti disposizioni in materia previdenziale, che facilitano i percorsi di pensionamento del personale, suscitano notevoli preoccupazioni circa le ricadute sulla organizzazione degli uffici per i vuoti negli organici che presumibilmente si apriranno copiosi nel breve termine”. “Tali vuoti, tuttavia, costituiscono una occasione unica da non perdere per promuovere il ricambio generazionale nei quadri pubblici – aggiunge Avoli – con l’immissione in ruolo di risorse portatrici di professionalità specifiche, maggiormente aperte all’innovazione dei processi di gestione e al corretto utilizzo delle tecnologie”.

Il procuratore generale affronta poi il capitolo frodi comunitari, sottolineando che “nel corso del 2018 l’importo recuperato da accertamenti patrimoniali per il periodo 2014-2018 e’ stato pari a 323.728.285 euro, con un incremento del 26,9% rispetto al periodo 2013-2017 (euro 272.890.900,43)”. “Tale dato potrebbe apparire ancora più rilevante ove si pensi che le sentenze di condanna da portare in esecuzione – spiega Avoli- riguardano nella maggior parte dei casi il settore delle frodi comunitarie, perpetrate attraverso l’indebito utilizzo dei contributi pubblici”.

La Naspi si perde con Quota 100?

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C’è il rischio che con l’entrata in vigore del decreto 4/2019 il diritto alla Naspi si perda al compimento del 62esimo anno di età se nel contempo si hanno 38 anni di contribuzione, ossia al raggiungimento dei requisiti di Quota 100. Si tratta ancora indiscrezioni in realtà tuttavia, salvo diversa comunicazione da parte dell’Inps o del Ministero del Lavoro, tutto lascia pensare che sarà effettivamente così.

Per capire qual è il motivo di questa supposizione che si è diffusa sul web nelle ultime ore dobbiamo partire da quanto stabilito dal D.lgs 22/2015 che disciplina l’indennità di disoccupazione Naspi.

Qui si legge che in ogni caso – anche se la Naspi è in corso di godimento – il diritto all’indennità di disoccupazione si perde al raggiungimento del diritto alla pensione, ossia a 67 anni e 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia) o in alternativa una volta raggiunti i 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne) richiesti per la pensione anticipata.

C’è chi ritiene quindi che con l’introduzione di Quota 100 si aggiunge un’altra casistica che comporta la perdita della Naspi, ossia – come anticipato – quando si raggiungono i requisiti previsti (62 anni di età e 38 anni di contribuzione) per l’accesso a questa nuova opzione di pensionamento anticipato.

Qualora fosse, in realtà, il diritto alla Naspi si perderebbe dopo tre mesi dal raggiungimento dei suddetti requisiti, poiché c’è da considerare anche la finestra mobile trimestrale.

Tuttavia, c’è un precedente che potrebbe cambiare le carte in tavola: nel 2015, con la circolare n°142, l’Inps ha specificato che il diritto alla Naspi non si perde una volta maturati i requisiti per l’Opzione Donna dal momento che questa va intesa come un regime facoltativo. In tal caso, quindi, l’indennità di disoccupazione si perde solamente se la lavoratrice fa domanda di accesso alla misura e solamente nel momento in cui decorre il primo assegno previdenziale.

Lo stesso potrebbe valere per Quota 100, ma non è da escludere che quest’ultima venga considerata al pari di pensione di vecchiaia e anticipata comportando così la decadenza dell’indennità. Al momento, in attesa di una circolare esplicativa dell’Inps, dare una risposta definitiva in merito.

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Data:

16 Febbraio 2019