Headlines

Traduci

SIGARETTA “KILLER”: 6 MILIONI DI MORTI OGNI ANNO, UNO OGNI 6 SECONDI

“Che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo?” s’interrogava il protagonista del romanzo sveviano “La coscienza di Zeno”, tormentato da quella che si era trasformata in una vera e propria dipendenza: la passione per il fumo, che tutt’oggi accomuna ben 10,3 milioni di persone in tutto il mondo. 6,4 milioni di uomini e 4,1 milioni di donne si concedono almeno una sigaretta al giorno, ignorando gli infiniti rischi a cui è sottoposta la loro salute. Secondo recenti studi condotti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il fumo sarebbe infatti causa di 6 milioni di decessi ogni anno, più di quelli provocati da Aids, incidenti stradali, alcol e droghe messi insieme. Una notizia a dir poco allarmante, che conferma quanto reso noto nel rapporto “The economics of tobacco and tobacco control”, del National Cancer Institute. Procedendo di questo passo, nel 2030 il numero di morti causate dal tabagismo potrebbe raggiungere gli 8 milioni annui, fino a raggiungere il miliardo all’alba del secolo prossimo.

cms_6142/2.jpg

Stando alle stime, almeno 700mila vittime sarebbero europee: una quantità pari all’intera popolazione di Francoforte. Ma il dato più sconvolgente, che la dice lunga sui potenti effetti nocivi della sigaretta sul nostro organismo, è quello relativo alle morti provocate dal fumo passivo, pari a 19mila nella sola Europa: l’esposizione a sostanze come nicotina, catrame e nichel può rivelarsi fatale anche se occasionale e “indiretta”, soprattutto per i soggetti più vulnerabili (bambini, cardiopatici e tutti coloro che soffrono di patologie croniche dell’apparato respiratorio). Una ricerca dell’associazione britannica Pdsa ha riscontrato potenziali danni da fumo passivo anche in cani e gatti domestici, che rischiano di ammalarsi di cancro il 50% in più se esposti a inalazioni.

Gli italiani, secondo un sondaggio condotto da Eurobarometro circa due anni fa, sarebbero fumatori meno accaniti rispetto ai loro “vicini di casa”: la percentuale di tabagisti si attesta infatti al 21% della popolazione, contro una media europea del 26%. In compenso, il Belpaese “vanta” il numero più alto di fumatori adolescenti: il 37% degli studenti di 15-16 anni ha ammesso di aver fumato almeno una volta, anche se per la maggioranza di loro il consumo di tabacco è ormai una consolidata e irrinunciabile abitudine. Non a caso, il 25% dei circa 73-80mila decessi causati dal fumo riguarda individui di età compresa tra i 35 e i 65 anni.

cms_6142/3.jpg

Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione, il fascino delle “bionde” al sapore di tabacco continua a spingere gli italiani nella trappola del tabagismo. Non sono bastate nemmeno frasi e foto shock stampate sui pacchetti di sigarette a fermare l’esercito di fumatori che, ogni giorno, affolla le tabaccherie alla spasmodica ricerca dell’indispensabile “rifornimento”. Sarà necessario un intervento più incisivo, in grado di scoraggiare l’acquisto di sigarette in maniera consistente: uno dei metodi con più alta probabilità di successo sta nell’aumento dei prezzi come conseguenza dell’istituzione di una “tassa sul fumo”. “Per far diminuire il consumo di sigarette si usa qualsiasi arma. La prima battaglia per la salute è quella contro il tabacco, considerando che sono proprio i più giovani il bersaglio del mercato. Dobbiamo fare in modo che le persone abbiano paura di fumare. Perciò, non sono contraria alle tasse sul tabacco, che rappresentano uno dei metodi per dissuadere le persone dal fumare. Le tasse sul tabacco sono tasse contro la morte, così come praticato in tutti i Paesi civili del mondo” ha dichiarato il Ministro della Salute Lorenzin alla presentazione del rapporto “Lo stato dell’oncologia in Italia”, redatto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). La modifica – in gergo tecnico nudging, “gomitata” – fa parte della manovra correttiva pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 24 aprile, che prevede incassi statali pari a 125 milioni di euro nel 2018, 42 milioni in più rispetto alle entrate dell’anno ancora in corso.

Sebbene molti esperti si dichiarino scettici nei confronti della nuova manovra, l’aumento dei prezzi aiuterà di certo a comprendere l’importanza della salute. In una società capace di soppesare il valore delle cose solo in termini economici, rendere “gratuito” il benessere e vendere a caro prezzo la potenziale malattia potrebbe essere la mossa giusta per debellare l’annoso problema del tabagismo.

Data:

29 Aprile 2017