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SMOG: PM10 OLTRE I LIMITI

Sono cinque le città italiane ad aver sforato i limiti di Pm10, le polveri sottili, per ben 18 volte a gennaio: Frosinone, con Milano e Padova seguite da Torino e Treviso. PM10 è un acronimo che significa “Particulate Matter ≤ 10 µm”, ovvero materiale particolato con dimensione inferiore o uguale a 10 micrometri. L’origine del PM10 può essere naturale, ne è un esempio il particolato espulso durante l’eruzione dei vulcani, oppure le particelle prodotte dalla combustione del legno durante gli incendi. Tuttavia, non è il materiale di derivazione naturale che deve spaventarci: quello più pericoloso è il PM legato ai combustibili fossili, che ancora detengono un ruolo importante nella nostra economia e nel nostro sistema energetico. Nonostante la macchina verde stia iniziando a girare velocemente, negli ultimi tempi, verso una maggiore sostenibilità ambientale e nonostante il loro consumo sia in calo nei paesi occidentali, i combustibili fossili vengono ancora ampiamente utilizzati. Ma perché questo materiale dovrebbe destare preoccupazione per la nostra salute? Il particolato è stato inserito dalla IARC (International Agency for Research on Cancer), insieme ai peggiori agenti cancerogeni in circolazione: minore è la dimensione della polvere sottile, maggiore è il rischio che penetri all’interno del nostro organismo, fino ai bronchi e agli alveoli. Il rischio che si corre è l’insorgenza di tumori, in particolare quelli polmonari ma anche quelli che attaccano l’apparato digerente. L’inquinamento ambientale, lo smog delle aree urbane, che trova nel trasporto stradale una delle principali fonti di emissioni di agenti inquinanti, minaccia la salute di tutti gli esseri viventi, compreso l’ambiente.

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Prima città grigia in classifica è Torino, con 1086 giorni di inquinamento urbano – secondo il bilancio di Legambiente “10 anni di smog”-, seguita da Frosinone, che sfora la quota di 1000 giorni di smog, Milano, Padova e Treviso. “L’ormai cronica emergenza smog va affrontata in maniera efficace – sostiene Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. Le deboli e sporadiche misure anti-smog, sono solo interventi palliativi che permettono di contenere temporaneamente i danni sanitari, ma non producono effetti duraturi. È urgente mettere in campo politiche e azioni efficaci ed integrate a livello nazionale che riguardino tutte le fonti inquinanti, mobilità urbana sempre più pubblica, sul riscaldamento domestico, la produzione di elettricità e quella industriale e l’agricoltura. Solo così – sottolinea Ciafani – si potrà aggredire davvero l’inquinamento atmosferico“. Dalle parole del Presidente nazionale di Legambiente è evidente che ogni essere umano può dare il proprio contributo, tutte le persone sono chiamate a partecipare a questo grande progetto, a questa inversione di rotta. Non sappiamo cosa fare? È il momento di imparare.

Data:

26 Gennaio 2020