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Sordità e Alzheimer: una pericolosa correlazione

Udito e cervello. Esiste una relazione bidirezionale tra disturbi acustici e deterioramento cognitivo in età avanzata. A sostenerlo sono numerosi studi che hanno dimostrato una correlazione tra ipoacusia e malattia di Alzheimer. Stando ai dati, oltre 7 milioni di italiani e 590 milioni di persone nel mondo convivono con un deficit dell’udito e vanno incontro a un rischio maggiore di sviluppare forme di demenza.Il pericolo di decadimento cognitivo è direttamente proporzionale al livello di ipoacusia: può aumentare fino a 5 volte nei casi più gravi di sordità e per ogni peggioramento dell’udito di 10 decibel si registra una crescita del rischio di demenza di circa 3 volte.

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Il tema è stato affrontato Venerdì sera 24 Aprile nell’elegante cornice eventi dell’Hotel Svevo di Gioia del Colle. La serata di sensibilizzazione, è stata organizzata dal Lions Club di Gioia del Colle e Cassano delle Murge. Partner d’eccezione il Centro Acustico Srl di Bari, azienda specializzata nel risolvere i problemi d’udito con l’ausilio delle tecnologie più avanzate e all’avanguardia. Relatori il Dott. Giovanni Ostuni (Governatore Lions del Distretto Puglia), la Dott.ssa Giovanna Ciancio del Lions di Gioia del Colle e il Dott. Sabino Iannuzzi di Cassano delle Murge.

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Ospite illustre del dibattito il Prof. Nicola Quaranta Direttore della Clinica ORL Universitaria del Policlinico di Bari. Come illustrato dalla Dott.ssa Ciancio, l’età media della popolazione avanza sempre più. Nei prossimi 30 anni la percentuale di anziani raddoppierà e nel 2050 gli ultrasessantenni saranno quasi 2 miliardi (il 21% della popolazione mondiale).Nello stesso periodo, anche le persone affette da sordità potrebbero raddoppiare e superare il miliardo, mentre gli individui con una forma di demenza potrebbero triplicarsi e salire a più di 100 milioni. Occorre quindi intervenire tempestivamente sul danno uditivo, con opportuni test audiometrici e i giusti apparecchi acustici, in modo da contrastare il più possibile il decadimento della funzione uditiva. “Questo disturbo– ha spiegato il Dott. Iannuzzi Otorinolaringoiatra dell’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti- nel nostro territorio è sentito in maniera rilevante anche a causa di fattori ereditari. Infatti il bacino del Mediterraneo è afflitto da sordità genetiche a comparsa tardiva che si aggravano poi nella tarda età e che portano alla necessità di un sussidio protesico o di interventi più impegnativi”. Eppure, a fronte di un gran numero di soggetti interessati da questi disturbi uditivi gli apparecchi acustici in Italia sono fortemente sotto-utilizzati: si stima che l’età media degli italiani “portatori” di apparecchi acustici sia di 74 anni, contro una media europea di 60,5 anni.

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Abbiamo parlato di queste problematiche con il Prof. Nicola Quaranta laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Bari nel 1996. In seguito Ricercatore Universitario del settore Scientifico-Disciplinare Otorinolaringoiatria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dal 2001 al 2002 è Clinical Fellow presso il Department of Otoneurological and Skull Base Surgery dell’Addenbrooke’s Hospital, Cambridge, England.

Professore, numerosi studi hanno documentato una forte associazione tra ipoacusia e deterioramento cognitivo. Come prevenire il rischio demenza che affligge numerosi anziani?

La demenza sta diventando un problema sempre più rilevante dato l’aumento dell’età media. La demenza è una patologia che da un lato comporta una serie di costi sociali enormi, dall’altro lato non ha nessun tipo di trattamento efficiente. L’unica cosa che si può fare è la prevenzione.Chi ha una perdita uditiva a sessanta anni ha un maggior rischio di sviluppare demenza nel corso degli anni. A Castellana Grotte abbiamo un team di ricercatori che sta effettuando degli studi inerenti proprio al trattamento preventivo della demenza. Ultimi studi scientifici internazionali ci dicono che trattando in maniera preventiva la sordità è possibile prevenire i sintomi della demenza cognitiva.

Quali sono dunque le misure di prevenzione?

Nel paziente afflitto da problemi di sordità, l’applicazione della protesi acustica.

Come mai molti anziani sono restii nell’utilizzo di questi apparecchi? Può dipendere da un fattore estetico?

Purtroppo è proprio questa la ragione di fondo.

Questo problema estetico – culturale riguarda solo l’Italia, poiché in altri Paesi europei, l’utilizzo delle protesi acustiche non è visto come uno stigma sociale.

Indubbiamente l’Italia ha un tasso di protesizzazione basso per vari motivi. Il primo motivo è quello che le protesi il paziente se la deve comprare da solo, mentre in molti paesi europei viene fornito dal sistema sanitario nazionale. Il secondo fattore è quello dello stigma sociale, che fa si che la persona adulta rifiuti l’apparecchio da installare sul proprio orecchio.

Quanto può essere lungo il periodo di adattamento del soggetto alla protesi acustica?

Il periodo di adattamento dipende dalla capacità del cervello di adattarsi a questo ausilio. Un soggetto che mette la protesi a 70 anni è molto probabile che non la userà. Di solito il periodo di adattamento può estendersi dai tre ai sei mesi.

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Data:

29 Aprile 2015