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“Sotto Il Segno della Vittoria”

“Il termine Handicap deriva dall’inglese ‘hand in cap’, ossia ‘la mano nel cappello’, una sorta di svantaggio che si imponeva nelle corse dei cavalli ai fantini più abili, per rendere più accattivante la corsa”.

E’ nel sillogismo espresso nel film dal preparatore atletico Carlo Vottari, interpretato dal bravo Giuseppe Joe Saveriano, il significato inconfutabile delle parole, quelle parole che molto spesso plasmiamo a nostro piacimento modificandone l’essenza. Parte proprio dal significato delle parole questa storia di riscatto sociale. “Sotto il Segno della Vittoria” è la storia di Romolo Abis, un ragazzo diversamente abile che, grazie alla sua velocità, riesce a raggiungere traguardi straordinari a livello internazionale nella specialità dei 100 metri piani. L’attore Angelo Acernese ha prestato il volto all’invincibile atleta.

La finzione cinematografica si pone, nel film, al servizio della cronaca di un fatto, realmente accaduto nel mondo sportivo della disabilità, per farne racconto.

Al di là di un risultato finale opportunamente scritto per supportare il senso di ottimismo che tesse la trama del film, il racconto è di grande valenza sociale su un tema di cui si dibatte sempre troppo poco. Il cinema, per la sua capacità di generare emozioni visive di immediata percezione, con questa pellicola rende un servizio ad un pubblico che nella diversità intravede un’opportunità piuttosto che un limite.

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Nelle mani di Modestino Di Nenna, nativo di Avellino, la passione cinematografica assurge a ruolo di strumento didattico: il regista abbatte il muro delle diversità servendosi del cinema come laboratorio di ricerca.

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Com’è nato il progetto?

L’associazione Irpina “Noi con Loro Onlus” è nata nel 1985 per volontà della Presidente Anna Maria De Mita, in sinergia con persone con disabilità impegnate nel terzo settore. Nel 2001 mi venne l’idea di realizzare un film con i ragazzi dell’associazione e così, dopo una comprensibile incertezza iniziale, partì il progetto. Il percorso è iniziato come una vera e propria terapia cinematografica, una terapia fatta di socializzazione e di miglioramento della capacità di espressione, che ha visto migliorare le attività psico-motorie e soprattutto l’equilibrio emotivo dei diversamente abili. Dopo alcune opere filmiche, di puro orientamento terapico piuttosto che cinematografico, capii che la cosa poteva funzionare. La loro capacità di trasmettere emozioni al pubblico attraverso il grande schermo era diventata una consapevolezza.

In che modo il progetto ha favorito la socializzazione degli attori?

Ad un certo punto del lavoro ho deciso di coinvolgere attori famosi riuscendo a realizzare una perfetta sintonia tra attori professionisti e gli attori diversamente abili. Le prime opere filmiche sono state utilizzate solo a scopo didattico, fino ad arrivare al 2012, quando il film “La seconda vita” ha potuto contare sulla partecipazione di Giancarlo Giannini, nel ruolo dello psicologo. Il film, che narrava di uno sfortunato ragazzo di successo colpito da una malattia degenerativa, fu premiato al Giffoni Film Festival. Anche in occasione della premiazione, Giancarlo Giannini ci onorò della sua presenza. Seguirono altre opere filmiche fino a quando mi venne la curiosità di verificare la rispondenza attoriale degli attori con il genere commedia. Il film “Un viaggio serio ma non troppo” segnò la nostra data di inizio dell’esperienza cinematografica. La seconda commedia brillante di due anni fa, “Tutto può accadere nel mondo dei miracoli”, con un cast d’eccezione, tra cui Flavio Bucci, Maurizio Mattioli, Barbara De Rossi e i Ditelo voi, è stata premiata al Taormina Film Fest. Il film, i cui diritti sono stati acquistati da Rai Cinema, è stato presentato a Roma, in anteprima nazionale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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Quali resistenze incontra al suo lavoro?

Purtroppo persistono una certa diffidenza e tanti pregiudizi nei confronti della disabilità, questo anche a causa di alcuni registi che negli anni hanno relegato ai diversamente abili ruoli stereotipati, con il risultato di rendere i film lenti e pesanti. Se la gente oggi viene a vedere un film di questo tipo lo fa per un dovere morale di solidarietà. Noi abbiamo cercato, invece, di stravolgere questa idea di cinema. Cinema Italiano (portale di cinema, N.d.R.) lo scorso anno è uscito con il titolo: “’Tutto può accadere nel villaggio dei miracoli’ è la novità del cinema italiano”. Eric Robert, fratello della più famosa Julia, incontrato nelle Marche, dove era impegnato su un set con John Savage, mi ha riferito di come negli Stati Uniti l’argomento disabilità sia ancora fonte di grandi pregiudizi: “se portassi questo film negli States sarebbe una grande novità”, mi ha confessato.

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A proposito di divi americani, il cast di “Sotto il segno della Vittoria”, oltre a prestigiose presenze di attori italiani del calibro di Flavio Bucci, vanta la partecipazione dell’attore John Savage. Come ci è riuscito?

E’ stato possibile grazie a Mario Squillante, che fa parte del nostro gruppo. Mario ogni anno porta da noi artisti famosi che prestano la loro collaborazione artistica gratuitamente. Ma non solo artisti italiani, in quanto Mario è molto conosciuto in America per aver legato il nome della sua agenzia ad attori del calibro di De Niro e Joe Pesci. Quando gli ho chiesto se avesse un divo hollywoodiano in zona, mi ha fatto immediatamente il nome di Savage, che stava girando, per una produzione anglo francese, nelle Marche. Savage si è messo subito a disposizione ed è stato affabile con tutti. Nel film, l’attore interpreta il ruolo del nonno che racconta al nipote la storia dell’atleta diversamente abile, Romolo Abis.

Chi ha collaborato a questo successo a livello di produzione?

Ho avuto la fortuna di incontrare, lungo questo difficile percorso, l’ingegnere Emanuele Di Dio, che ha creduto nell’ambizioso progetto fin dall’inizio. Ne è nata una coproduzione che sta ottenendo notevoli successi. Grazie all’aiuto di Emanuele e della presidente De Mita, riusciamo ad autofinanziarci. Non chiediamo alcun contributo esterno, anche perché non sono previsti aiuti se non si è impresa cinematografica. Occupandoci di sociale, non abbiamo alcuna velleità di natura economica, il nostro unico obiettivo è la diffusione del messaggio sociale. Una grande soddisfazione è arrivata dalla casa di distribuzione, la Event Horizon, che ha distribuito il film su tutto il territorio nazionale. Lo scorso anno, pur essendo usciti in molte sale, non eravamo riusciti a superare il centro sud. Inoltre, devo ricordare il fondamentale contributo dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale, che peraltro sta effettuando studi di ricerca sulla nostra metodica, oltre che dei Comuni di Formia, Cassino e di Picinisco.

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Il film ha ricevuto il patrocinio morale per l’alta valenza socio culturale da parte del presidente del Coni Giovanni Malagò e della presidente nazionale dell’Agis scuola, professoressa Luciana della Fornace. Un grande risultato, che consentirà di candidare il film all’ambito riconoscimento cinematografico David di Donatello.

Data:

13 Maggio 2018