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SPECIALE UNIVERSITA’ – parte prima

La fine della scuola superiore segna per ogni adolescente un passaggio importante: si apre un nuovo capitolo della sua vita, fatto di pagine da scrivere di proprio pugno. Fino ad allora si dispone di un “copione”, con quelle giornate già scandite, e della protezione di insegnanti e compagni di classe. Ma, dopo la maturità, giunge il momento di cambiare. Evolversi, reinventarsi, crescere senza nessuna guida, affidandosi solo al proprio cuore e alla propria mente. Assumersi ingenti responsabilità, consapevoli che segneranno in maniera indelebile il resto dell’esistenza.

Il neodiplomato si ritrova subito dinanzi a un bivio: proseguire gli studi, iscrivendosi all’università, oppure cercare lavoro? La scelta deve essere del tutto individuale, basata sulle proprie capacità e aspirazioni. Tuttavia, in generale, il percorso universitario è in grado di garantire maggiori vantaggi nel breve e lungo termine: consente di accrescere la propria cultura, acquisire altre prospettive di approccio alla realtà, vivere esperienze indimenticabili con i propri coetanei e sviluppare migliori competenze comunicative. Alcune ricerche hanno riscontrato nei laureati una maggiore fiducia in loro stessi, correlata alla capacità di prendersi cura di sé e della propria famiglia. L’università, se portata avanti con il dovuto impegno, permette di migliorarsi e, allo stesso tempo, di investire sul proprio futuro. Secondo l’indagine Istat circa la condizione lavorativa dei giovani nel 2015, solo il 43,5% dei diplomati, dal 2011 in poi, ha trovato un impiego, che si rivela precario nel 63,2% dei casi. Tra i laureati, invece, il tasso di occupazione sale al 72,8%, con punte dell’84,5% per le lauree specialistiche di II livello. Inoltre, i dati della Banca d’Italia rivelano che i laureati percepiscono un reddito annuale netto del 20% superiore rispetto a quello dei diplomati. Ciò contribuisce a garantire agli universitari migliori prospettive di vita, specialmente in un periodo di crisi economica come quello che stiamo attraversando.

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Quale università scegliere per proseguire gli studi? Le università italiane si dividono in due categorie: quelle pubbliche, gestite dallo Stato e sottoposte alla legge ordinaria, e quelle private, a conduzione di altri enti e soggette a diversa disciplina. Queste ultime possono rilasciare titoli di studio accademici con valore legale nel nostro Paese, purché siano riconosciute dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur). Stesso discorso vale per le università telematiche, istituti privati di istruzione universitaria che erogano corsi “a distanza” facendo uso delle tecnologie di comunicazione on-line. Istituite con il decreto del 17 aprile 2003 dal ministro Letizia Moratti, sono attualmente 11. Quelle riconosciute ovviamente.

La principale differenza tra istituti statali e privati si gioca sul piano economico: i primi richiedono il pagamento di tasse universitarie dedotte in base al reddito dello studente, mentre i secondi impongono rette di frequenza annuali spesso elevate, in relazione a una maggiore qualità dei servizi erogati.

I corsi di laurea disponibili in Italia si distinguono in lauree di I livello, della durata di tre anni, e lauree di II livello (dette anche “magistrali”), in genere quinquennali. Se si è in possesso di un titolo triennale, si può comunque accedere a una laurea di II livello, completando il ciclo con altri due anni di specialistica. Il percorso varia a seconda della facoltà scelta.

Altra discriminante è la modalità di accesso all’istituto, a numero aperto o programmato. Nel primo caso, i posti disponibili non sono limitati, mentre nel secondo esiste un tetto massimo di studenti da non superare. In tale frangente, si distinguono le facoltà a programmazione nazionale (Medicina e chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura, Scienze della Formazione Primaria e Professioni sanitarie), che prevedono un test d’ingresso a graduatoria nazionale organizzato direttamente dal Miur, e quelle a programmazione locale, che stabiliscono i criteri di valutazione e stilano le graduatorie dell’eventuale test di ammissione autonomamente. Le facoltà a numero programmato locale possono anche decidere di ammettere studenti fino all’esaurimento dei posti, rendendo determinante la data di iscrizione ed evitando quindi la prova d’ingresso.

Anche le università private dispongono liberamente in merito all’ammissione. Fanno eccezione soltanto alcuni atenei, che gestiscono date e criteri di valutazione, ma i cui posti disponibili rientrano nella graduatoria nazionale. Tra questi, la facoltà di Medicina presso la Cattolica (Milano), il Campus Biomedico (Roma) e il San Raffaele (Milano).

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Veniamo ora alla scelta forse più determinante per il futuro laureando: la materia da approfondire nel corso degli studi universitari. Le numerose facoltà disponibili negli atenei della Penisola si raggruppano, a grandi linee, in cinque macro-categorie: settore sanitario (Medicina, Odontoiatria, Farmacia, Scienze infermieristiche…), scientifico (Biologia, Fisica, Ingegneria, Architettura…), sociale (Scienze politiche, Psicologia, Scienze pedagogiche…), umanistico (Lettere e filosofia, Lingue moderne, Scienze dei beni culturali…), difesa e sicurezza (Scienze della difesa e della sicurezza, spesso da accostare ad addestramenti militari). Stando alle statistiche Istat, percentuali di occupazione maggiori del 93% si riscontrerebbero tra i laureati di II livello in Difesa e sicurezza, Medicina e Ingegneria, mentre le facoltà con il più alto numero di disoccupati sarebbero quelle del gruppo letterario, geo-biologico, psicologico e giuridico, con dati che oscillano intorno al 60% di impiegati. Numeri da non interpretare alla lettera, in quanto, per ottenere un quadro completo e veritiero della situazione, sarebbero necessarie ulteriori indagini (distanza di tempo dalla laurea, eventuale occupazione che prescinde dal proprio percorso di studi, mancata ricerca di un posto di lavoro…). In ogni caso, il consiglio è quello di lasciarsi trasportare dai propri interessi e ambizioni. Gli ingredienti per una buona carriera universitaria sono infatti tanta determinazione, costanza e passione, prerogative contro cui abbattere l’unico ”effetto collaterale” dell’università: le tante ore da dedicare allo studio, che si fanno estenuanti specialmente in prossimità delle sessioni d’esame.

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Quali le aspettative degli universitari? Lo abbiamo chiesto ad alcuni di loro. Anna, immatricolata al primo anno di Medicina presso la facoltà di Bari, risponde: “Mi aspetto molto da questo percorso di studi. Sono consapevole delle difficoltà che incontrerò lungo il mio cammino, ma non sono disposta a mollare. Farò di tutto per coronare il sogno che mi accompagna fin dall’infanzia, quello di diventare un ottimo medico. Mi auguro che possa andare tutto per il meglio..”. Andrea, al secondo anno di Ingegneria, afferma: “La vita da universitario non è facile. La gestione del tempo e l’autodisciplina sono fondamentali, perché il più delle volte si avrebbe voglia di restare sotto le coperte e oziare per tutto il giorno. Ma ogni esame è un passo in più verso la meta, e questo mi dà forza. So che la mia fatica verrà ripagata da un futuro migliore”.

Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita!”: che questa frase, tratta dal film “L’attimo fuggente”, possa diventare un mantra per tutti coloro che si accingono ad affrontare il nuovo anno accademico. Ad maiora, semper!

Data:

18 Ottobre 2016