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Stalkerismo, quando le vite degli altri sono più interessanti delle nostre

Chi di noi almeno una volta non è stato spinto dalla curiosità al limite del morboso di spiare i profili di altri ignari utenti social? Nel bene e nel male lo abbiamo fatto un po’ tutti, vuoi perché incuriositi, per esempio, da una improvvisa richiesta di amicizia di uno sconosciuto, vuoi solo per piacere voyeuristico. È comunque un atteggiamento comune che si attua sia nei confronti di un amico, sia di una persona attraente, ma anche di qualcuno appena incrociato, di cui si conosce poco o nulla e si ha dunque voglia di approfondirne la conoscenza, seppur solo virtuale.

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Il punto di partenza è proprio questo: si usano spesso le piattaforme social per osservare la vita digitale degli altri, un’opera di social stalking che fa dell’analisi minuziosa delle esternazioni sui social media, il divertimento di molte persone. Il voyeurismo da social si avvale di fotografie, amici comuni, status, commenti altrui, il tutto effettuato con attenzione e sistematicità, un’opera a colpi di scroll continui e ripetuti degli schermi alla ricerca del pruriginoso e visivamente eccitante. La vittima può essere un semplice amico, oppure il classico ex, finalmente scovato solo per il gusto di carpirne gli attuali gusti in materia sentimentale.

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La ricerca, finalizzata al solo obiettivo di farsi i fatti altrui, può essere estesa anche a semplici conoscenti incrociati casualmente chissà come e chissà dove, sino a parenti con cui non ci si relaziona più per svariati motivi. La caccia al tesoro della vittima da stalking è molto semplice, sia se ci si avvale di strumenti come Facebook, sia con altre piattaforme di condivisione come per esempio Instagram. L’aggancio infatti può avvenire digitando semplicemente il nome e il cognome della vittima predestinata (se la si conosce), oppure partendo dal luogo nel quale è stato scattato un selfie. Per gli smanettoni della rete sarà poi un gioco da ragazzi destreggiarsi anche su più piattaforme alla ricerca della persona destinata a essere pedinata, persona sconosciuta nella vita reale ma ben nota nel virtuale. Una volta stalkerizzata l’inconsapevole vittima diventa suo malgrado un personaggio di un romanzo mai avido di colpi di scena e ricco di novità, ben lontano dalle pratiche routinarie del mostrarsi nei salotti cittadini di un tempo. Le piattaforme di condivisione sono oggi la naturale evoluzione di quello che un tempo era il chiacchiericcio dei piccoli centri legato a una tradizione sociale in cui i momenti relazionali erano concentrati nel tempo in cui la comunità aveva l’occasione di incontrarsi nelle piazze dei borghi e dei villaggi.

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Si guardava e a sua volta si era guardati, alla ricerca di possibili errori di mise o semplicemente per spettegolare su accompagnatrici appese al braccio di ambiti uomini del luogo. Lo stare insieme al tempo dei social è oggi soprattutto essere in moto perpetuo, fare cose, vedere gente, frequentare posti, partecipare, un tourbillon inarrestabile a bordo di una giostra impazzita. Se da una parte i social media propugnano almeno nelle intenzioni coinvolgimento e condivisione sociale, dall’altra però hanno come effetto l’accrescere di comportamenti come individualismo, narcisismo e buon ultimo voyeurismo, condizioni mentali e comportamentali in costante ascesa in una società sempre più liquida.

Data:

8 Aprile 2017