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Statali, la linea di Dadone

Statali, la linea di Dadone

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“Da ministro della Pa il primo obiettivo sarà aprire il palazzo al confronto con gli stakeholder: solo così si potranno individuare i veri problemi, i nodi da sciogliere”. Lo afferma il ministro della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone in un post su Facebook annunciando, in sostanza, la sua linea. “Non servono riforme draconiane, progetti palingenetici come quelli concepiti in passato – sostiene -. Né atteggiamenti inutilmente punitivi che finiscono per frustrare anche chi lavora bene. È meglio promuovere buone pratiche e ragionare su interventi mirati”.

“Il merito conta, ma per dare benefici visibili esso ha bisogno di innestarsi in un progetto di sostenibilità e semplificazione e in una continua spinta verso l’innovazione e la digitalizzazione” afferma ancora il ministro per la Pa.

“Lavoreremo a valutazioni sempre più oggettive e fedeli circa le performance di dirigenti e dipendenti – prosegue -. Servire lo Stato, e quindi i cittadini, deve essere vissuto come un privilegio, una missione che va oltre il mestiere, oltre la mansione. Ed è per questo che saremo inflessibili con chi abusa, con chi sbaglia. I cosiddetti furbetti del cartellino non fanno un danno solo a tutti noi, ma in primis ai loro colleghi e al loro ufficio”.

“Agiremo con l’obiettivo di raggiungere l’effettiva parità di genere dentro la Pa: donne e uomini devono avere le stesse possibilità di accesso alla dirigenza, alle posizioni apicali. E stroncheremo ogni abuso ai danni del lavoro dipendente, somministrato o comunque precario” sostiene Dadone nel post su Facebook sui temi programmatici.

“Ai diritti di chi lavora nei pubblici uffici – prosegue – fanno poi da contraltare i diritti di chi punta a entrarvi. Faremo le dovute valutazioni in ordine alle proroghe dei termini delle graduatorie in essere. Questo Governo avrà la massima attenzione per le aspettative degli idonei, nella consapevolezza di quanto sia necessario uscire dall’emergenza del pregresso per tornare via via ad un ritmo fisiologico di bandi e concorsi”.

“Favoriremo i concorsi unici organizzati dalla Funzione pubblica, anche per Regioni ed enti locali, – annuncia – così da garantire più trasparenza, agilità e snellezza all’accesso alla Pa” che, sottolinea, “non deve essere percepita come nemica o un peso per chi produce. Anzi, uno Stato leggero e ben organizzato può offrire alle nostre aziende una infrastruttura imprescindibile per crescere bene. Obiettivo rispetto al quale è vitale anche proseguire nella lotta alla corruzione, una piaga contro cui il M5S al Governo ha già fatto tanto. Mai mollare la presa però! E da ministro della Pubblica amministrazione, – rimarca – agirò con fortissima determinazione su questo fronte”.

“Così come darò impulso alla sostenibilità ambientale per andare sempre più verso una ’Pa green’ – annuncia – sul fronte degli approvvigionamenti e delle abitudini di lavoro”.

Bonetti ’archivia’ ddl Pillon

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“Come ampiamente prevedibile, il Pd vuole imporre l’agenda al Movimento 5 Stelle tentando di bloccare la riforma dell’affido condiviso, senza neppure leggere il lavoro fatto in questi mesi sul testo unificato. Evidentemente secondo il ministro Bonetti i figli delle famiglie separate sono bambini di serie B, condannati a perdere uno dei genitori, specialmente il padre. Pur di vendicarsi della Lega, dalle parti del Pd son disposti a calpestare i diritti dei più piccoli”. Così il senatore leghista Simone Pillon, interpellato dall’AdnKronos, replica alla ministra delle Pari opportunità e per la famiglia Elena Bonetti che, attraverso un tweet, ha annunciato l’intenzione di archiviare il provvedimento sull’affido condiviso (“il ddl Pillon? Resterà nel cassetto”).

“Mi auguro che i parlamentari 5 Stelle, specialmente quelli che hanno condiviso il senso della riforma e hanno lavorato sodo con noi per migliorarne il testo, non accettino ordini da chi li ha insultati fino a ieri” continua Pillon. “In ogni caso – conclude – noi non molleremo mai, finché non sarà riconosciuto il diritto di tutti i bambini a stare con mamma e papà”.

Salvini: “Insulti a Lerner? Se uno sputa veleno per 20 anni…”

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“A casa mia non si tratta mai male nessuno”, però “questi spesso non sono giornalisti, sono calunniatori”. Lo ha detto il leader leghista Matteo Salvini a ’7Gold Tv’, a proposito degli insulti a Gad Lerner a Pontida. Salvini ha aggiunto che “Lerner mi ha augurato anche la morte”, e “se uno sputa veleno per 20 anni”.

Quanto alle accuse di fascismo dopo la kermesse di Pontida ha detto: “Ma che fascismo? Il prato di Pontida l’abbiamo lasciato più pulito di come l’abbiam trovato, alle nostre manifestazioni carabinieri e poliziotti lavorano sorridenti accanto a noi a differenza di quanto avviene ad altre manifestazioni”. Quindi il leader del Carroccio ha rinnovato l’invito ai sostenitori della Lega ad essere il 19 ottobre a Roma, “in piazza San Giovanni, contro questo governo truffa, un governo presa in giro, un governo che è un furto di democrazia”.

Lotta al contante a colpi di bonus e sanzioni

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La lotta all’uso del contante torna tra le priorità del nuovo governo, con un pacchetto di misure per contrastare l’evasione fiscale e, di conseguenza, aumentare le entrate tributarie. Un ventaglio di interventi, che potrebbe comprendere bonus, sconti fiscali e sanzioni, da inserire nella prossima legge di bilancio. Nel programma dell’esecutivo Pd-M5s c’è già lo scheletro da cui partire: occorre ’’agevolare, estendere e e potenziare i pagamenti elettronici obbligatori e ridurre drasticamente i costi di transazione’’.

Ovviamente sarà necessario, prima di tutto, trovare un accordo con il sistema del credito sulle commissioni che gli esercizi devono pagare ogni volta che viene effettuato un pagamento elettronico. Poi bisognerà sentire il mondo del commercio e dei consumatori, per capire quali incentivi potrebbero spingere nella direzione giusta, aiutati anche da un efficace sistema di disincentivazione. La richiesta di mettere tutti intorno a un tavolo, per trovare insieme una soluzione che porti a dei risultati concreti, è già stata presentata da più parti.

Intanto, arrivano le prime proposte su possibili strumenti con cui intervenire, come quella della Confesercenti che suggerisce l’introduzione di un credito d’imposta del 2% sugli acquisti per chi usa carte di credito e bancomat. Costo dell’operazione, secondo la stessa associazione, circa 9 miliardi di euro, che comunque sarebbe coperto dalle maggiori entrate Iva e imposte sui redditi, nonché dall’emersione della base imponibile.

I commercianti dovrebbero invece ottenere l’esenzione dal pagamento delle commissioni per i micro-pagamenti, con un tetto che potrebbe essere fissato intorno ai 30 euro. In questo modo sarebbero comprese una quota consistente delle transazioni, considerando che l’importo medio dei pagamenti in contanti è di 13,57 euro.

Sicuramente l’ipotesi di ’’tassare il contante’’, secondo la chiave di lettura di Confcommercio, ’’non è la strada da seguire’’. “Una tassa fondata sul nesso presuntivo tra contante ed evasione -secondo l’associazione- colpirebbe, infatti, i tantissimi che certo evasori non sono e che semplicemente fanno ricorso a moneta legale sotto forma di carta moneta o moneta metallica”.

Oltre all’idea di riconoscere un credito d’imposta al consumatore che effettua gli acquisti con la moneta elettronica, Confcommercio suggerisce di legare il sistema di detrazioni e deduzioni, già in vigore, al pagamento con carte. Un ulteriore incentivo potrebbe essere la diffusione del bancomat senza costi di emissione per i cittadini di età superiore ai 65 anni, pari a circa un quarto della popolazione italiana.

Nel passato sono già stati fatti dei passi per diffondere l’utilizzo del bancomat. Ultimo tra tutti l’obbligo, introdotto nel 2016, per gli esercizi di dotarsi del pos che però, a causa della mancanza di sanzioni per chi non lo utilizza, non ha consentito di ottenere i risultati sperati. Proprio in questa direzione potrebbero andare alcune misure, per definire la cifra che dovranno pagare i commercianti che si rifiutano di accettare la monta elettronica.

La lotta al contante ha comunque portato dei primi risultati, anche se l’Italia resta molto indietro rispetto ai colleghi europei. Tra il 2017 ed il 2018 i pagamenti con carta di debito sono aumentati del 15%, quelli con carte di credito del 22%. Tra il 2012 e il 2018 il numero di Pos è cresciuto del 112%, arrivando ad oltre 3,1 milioni. Tuttavia gli acquisti in contante restano sopra la media europea di ben 7 punti percentuali.

Alitalia, sesta proroga

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Arriva la sesta proroga per Alitalia. E questa volta dovrebbe essere anche l’ultima. Come era nelle attese, è arrivata l’ufficializzazione del nuovo ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, del nuovo termine – il 15 ottobre prossimo – per la presentazione da parte di Ferrovie dello Stato dell’offerta vincolante e definitiva per la compagnia. Un mese, ancora, dunque, come sottolinea la nota diffusa nel pomeriggio dal Mise, per permettere al consorzio acquirente di definire i dettagli del piano di rilancio.

In questi trenta giorni gli attori in campo, Fs, Atlantia e Delta in primis, dovranno sciogliere i nodi ancora aperti che non hanno consentito di tagliare il traguardo il 15 settembre. E, inevitabilmente, i riflettori si puntano proprio su Atlantia, alla vigilia di un cruciale e delicato appuntamento, dopo che si sono svolti i cda di Edizione, la holding dei Benetton, e di Aspi, la controllata di Atlantia: il consiglio di amministrazione del gruppo convocato per martedì pomeriggio dal presidente Fabio Cerchiai che all’ordine del giorno vede le comunicazioni dell’ad Giovanni Castellucci. Un cda che lo stesso top manager avrebbe richiesto e dal quale si attendono decisioni sul suo futuro.

Quello di Atlantia è un fondamentale tassello nella compagine azionaria della newco con la quale dovrà decollare la nuova Alitalia, che, se tutto procede senza intoppi, dovrebbe prendere il volo nei primi mesi del prossimo anno. Un azionista di peso, Atlantia, insieme alle Fs, scese in campo il 31 ottobre dello scorso anno, che dovrebbero arrivare a detenere una quota del 35%. A loro si affiancano Delta Airlines e il Mef, il cui titolare Roberto Gualtieri ha confermato, nei giorni scorsi, l’impegno nella compagnia.

Uno dei punti in discussione è proprio la partecipazione dell’aviolinea statunitense: l’obiettivo è quello di far salire la quota al 15% rispetto all’iniziale 10% oltre a ottenere l’impegno, in prospettiva, di un ulteriore intervento per un’eventuale futura ricapitalizzazione. Ma il tema più caldo è quello della partecipazione di Alitalia all’alleanza transatlantica Blue Skies. Delta ha sottoscritto un accordo con Air France e ritagliare un ruolo primario per Alitalia in Blue Skies significa ridiscutere l’intesa con la compagnia francese.

Ma, d’altro canto, limitare la compagnia italiana ad un ruolo secondario nell’alleanza, così come ora si prospetta, oltre che oneroso per le ’fee’ da versare a Delta, significherebbe pregiudicare la possibilità di uno sviluppo della compagnia su uno dei più importanti mercati di lungo raggio. Un caposaldo strategico che Fs e Atlantia hanno posto tra i presupposti del nuovo piano. La scorsa settimana fonti vicine al dossier avevano parlato di stallo con il potenziale socio americano mentre nei giorni successivi si è poi parlato di un’accelerazione.

Altra questione è quella della governance con la caccia da parte di Egon Zehnder sempre aperta ai futuri vertici della nuova Alitalia. Il prossimo appuntamento in agenda per Alitalia è quello di mercoledì al Mise. Il ministro Patuanelli riaprirà il tavolo con i sindacati e le associazioni professionali di categoria: oltre alle prospettive industriali, ci sono quelle occupazionali dove l’allerta dei sindacati è sempre massima dal momento che la nuova operazione potrebbe portare nuovi tagli e si parla di 2000 nuovi esuberi da gestire.

Trasfusione sbagliata, muore una donna

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Muore in ospedale per una trasfusione sbagliata, dopo che le era stata infusa una sacca di sangue destinata a un’altra paziente con lo stesso nome. Un caso di omonimia che è costato la vita a una donna di 84 anni residente in provincia di Monza e Brianza, sottoposta a un intervento di chirurgia ortopedica presso l’Asst di Vimercate.
Il decesso, avvenuto venerdì 13 settembre, viene confermato oggi dalla stessa azienda socio sanitaria territoriale che ha comunicato la vicenda all’autorità giudiziaria e ha avviato un’indagine interna.

A quanto apprende l’Adnkronos Salute, il ministero della Salute invierà gli ispettori all’ospedale di Vimercate. Alla paziente, ha fatto sapere la Asst Vimercate, è stata trasfusa un sacca di sangue destinata a un’altra ricoverata, “per un errore di identificazione dovuto all’omonimia delle due pazienti”.

L’anziana – ricostruisce l’Asst di Vimercate – aveva subito “con un buon esito” un intervento di chirurgia ortopedica mercoledì 11 settembre. Successivamente, “per necessità post-chirurgica”, era stata sottoposta a una trasfusione di sangue. In seguito ha però avuto “una seria crisi emolitica” che ha imposto un ricovero in Rianimazione. E qui, “dopo una serie di procedure e l’osservazione puntuale del decorso”, la paziente è morta alle 4.00 di venerdì. Oltre a informare del caso l’autorità giudiziaria, l’ospedale ha anche avviato “un’indagine interna per verificare quanto avvenuto e accertare eventuali responsabilità. Il fatto è – comunica quindi l’azienda – che si è verificato un errore nell’atto trasfusionale: è stata trasfusa sulla paziente deceduta una sacca di sangue destinata a un’altra paziente, per un errore di identificazione dovuto all’omonimia delle due pazienti.

Vale la pena ricordare che perlomeno negli ultimi 10 anni non si è mai verificato un episodio analogo”, sottolineano dall’Asst, sottolineando che “in media all’anno sono circa 6mila le trasfusioni fatte dal Servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale dell’ospedale di Vimercate”. “L’Asst e la sua direzione generale, profondamente addolorate per quanto accaduto – si legge in una nota – esprimono la loro vicinanza ai familiari della paziente”.

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17 Settembre 2019