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“STOP ALLA GUERRA CONTRO I BAMBINI”

Il 15 marzo 2011 è il giorno in cui la storia della Siria, e quella di altri stati limitrofi, è cambiata per sempre. Dopo quasi un decennio di lotta praticamente ininterrotta, è stata individuata questa data come punto a partire dal quale la situazione è precipitata. Non c’è stato un attimo di tregua, nessuno spiraglio in fondo a un lungo tunnel di sofferenza. Si è partiti con delle proteste contro il governo centrale di al-Assad, per poi assistere ad una sempre più aspra radicalizzazione degli scontri e il subentrare di motivazioni radicaliste, a maggior ragione con l’entrata in gioco di gruppi armati terroristici. L’accezione di “guerra civile” per descrivere questo conflitto è entrata nell’uso comune un anno dopo lo scoppio degli scontri, quando il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha definito la crisi siriana un “conflitto armato non internazionale”.

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Breve riepilogo di questo conflitto, che ha sconfinato in Libano, Turchia e Giordania. I tre principali schieramenti sono la Repubblica Araba di Siria con la Forza Nazionale di Difesa, l’Esercito siriano libero e le Forze Democratiche Siriane con il Consiglio Democratico Siriano. A capo delle tre grandi forze si sono succeduti vari comandanti, alcuni dei quali deceduti nel mentre. Nonostante questa guerra non coinvolga direttamente altri Paesi, l’eco internazionale ha avuto una risonanza di portata inaudita: alleati ciascuno con una delle principali parti in causa, hanno dichiarato e inviato il loro appoggio Cina, Corea del Nord, Qatar, Stati Uniti e – fino al 2018 – Iraq, Francia, Israele, Stati Uniti, Arabia Saudita, Regno Unito, Stati Uniti, Russia, Francia e Turchia.

Le perdite, ovviamente, non si contano più: basti pensare che il numero di morti, in costante aggiornamento, supera le 500 mila unità. Dal lato economico i danni ammontano a circa 400 miliardi di dollari, l’equivalente di una recessione lunga più o meno trent’anni. Tra le vittime, ed è ciò che desta più preoccupazione, ci sono anche tanti bambini: “La guerra contro i bambini in Siria è una delle più brutali della storia recente – dichiara Francesco Samengo, presidente dell’Unicef Italia – da quando è iniziata la crisi sono nati quasi 6 milioni di bambini siriani, che non conosco che la guerra e lo sfollamento: in media, in Siria, è stato ucciso un bambino ogni 10 ore a causa della violenza, è più di 2 milioni e mezzo di bambini sono stati sradicati e costretti a fuggire nelle nazioni vicine in cerca di sicurezza”.

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È possibile inferire su questo? Un piccolo riferimento ad una serie di tristi episodi che hanno luogo in Grecia: precisamente nell’hotspot di Samos: molti minori, alcuni dei quali rifugiati, subiscono abusi fisici, psicologici, emotivi e vivono in container con adulti che non sono assolutamente i loro genitori. Quando, in realtà, dovrebbero essere accolti in case famiglia. A ciò si aggiunge la mancanza di istruzione, lenita in minima parte dal sostegno promosso e portato avanti dai volontari dell’Unicef. Tutte queste insostenibili situazioni hanno mobilitato le ONG (organizzazioni non governative), che hanno lanciato una serie di petizioni per fermare l’importazione di armi dall’estero verso la Siria e per garantire le cure necessarie a questi bambini per sopravvivere. Per assicurare loro, come recita il sito di Save the Children, il futuro che meritano.

Data:

1 Luglio 2020