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STOP ALLE ATTIVITÀ DEI GRUPPI DI NAVALNY

Un terremoto che non accenna ad arrestarsi, bensì a propagarsi per tutta la Russia con scosse sempre più forti. La questione di Alexei Navalny, oltre all’eco mediatica che ha riscontrato in tutto il mondo, continua a tenere banco e a far discutere. Prima di procedere col nuovo capitolo, però, è bene riassumere le puntate precedenti. Mattina del 20 agosto 2020: l’oppositore russo, a bordo di un S7 Airlines in volo da Tomsk a Mosca, comincia a manifestare sintomi di malessere, perdendo conoscenza. Nei giorni e nei mesi successivi viene prima avanzata, e poi confermata, l’ipotesi dell’avvelenamento da Novichok, senza che tuttavia venga mai smascherato il colpevole. 17 gennaio 2021: di rientro dalla Germania, presso cui si era recato per le cure, Navalny viene sottoposto ad arresto cautelare per il caso Yves Rocher. L’accusa era di appropriazione indebita di circa 30 milioni di rubli ai danni dell’azienda, ma a nulla sono valse le difese dell’avvocato Olga Mikhailova, che sosteneva che l’oppositore ancora non avesse varcato il confine con il suo Paese. Dopo le violente proteste di massa scoppiate in tutta la Russia, lo stesso Navalny inizia uno sciopero della fame causa rifiuto dei medici di visitarlo. Vari deputati russi, una settimana fa, hanno firmato una lettera congiunta al presidente Putin affinché acconsentisse delle cure mediche per il politico.

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Veniamo al dunque. Il tribunale di Mosca ha ordinato uno stop alle attività del Fondo Anticorruzione di Navalny. Questo fino alla sentenza del processo che vede il Fondo accusato di estremismo. A riportare la notizia è l’emittente televisiva Dozhd, forte della testimonianza di Ivan Zhdanov, direttore del Fondo Anticorruzione. Meduza, giornale telematico, riporta la medesima notizia riportando però il leader dell’unione di giuristi Komanda 29 Ivan Pavlov. Steffen Seiber, portavoce di Angela Merkel, risponde così ad una domanda riguardo questa decisione della Corte moscovita: “Trattare con gli strumenti dell’antiterrorismo il dissenso politico non è compatibile con lo stato di diritto”. Il politico accenna a consultazioni con i partner europei riguardo possibili conseguenze da attuare. “Alexei Navalny ha bisogno di adeguata assistenza sanitaria e deve essere curato da medici di sua fiducia, è in prigione nonostante la Corte di Giustizia europea ne richieda la scarcerazione”.

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La situazione che si sta delineando nell’ex-URSS, sul piano della democrazia politico-istituzionale, ha raggiunto livelli di allerta mai visti prima: con tutto il potere nelle mani di Vladimir Putin, certezza che ci sarà fino al 2036, non è azzardato avvicinare ora la figura del presidente russo a quella di un dittatore. Sperando che l’evolversi della questione e il tempo smentiscano tutto.

Data:

27 Aprile 2021