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Storia, superstizioni e significato dell’utilizzo del corallo nell’arte

Alcuni storici dell’arte hanno notato in diversi dipinti rinascimentali degli amuleti di corallo appesi al collo di diverse figure, specialmente in quelli che raffigurano la Sacra Famiglia. La maggior parte di queste opere si trovano nei musei e negli edifici storici del centro Italia, soprattutto nei comuni marchigiani, come Urbino. Tra queste compaiono alcuni dipinti di Piero della Francesca, uno dei maestri della pittura rinascimentale, che ha lasciato non pochi misteri sparsi in tutta la sua carriera di artista. La Madonna di Senigallia, custodita nel Palazzo Ducale di Urbino, e la Pala di Brera, che si trova invece nella pinacoteca di Brera, sono le opere di Piero della Francesca in cui sono state individuate due collane di corallo indossate da Gesù. Proprio nello stesso Palazzo Ducale di Urbino troviamo dipinti di altri artisti che presentano lo stesso particolare. Nella Madonna con Bambino di Jacopo Bellini e la Madonna del Solletico di Masaccio, invece, un amuleto di corallo è spostato sulla spalla del bambino.

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La Madonna di Senigallia, Piero della Francesca

Sono tante le opere rinascimentali che presentano questo curioso dettaglio che, a detta di molti studiosi, sarebbe un simbolo apotropaico per eccellenza, volto ad allontanare il maligno dalla figura divina di Gesù. Secondo gli studiosi, la triplice natura del corallo (animale, vegetale e minerale) sarebbe in questo caso da associare al cristiano dono salvifico del sangue di Cristo, com’è attestato anche dalla somiglianza dei rametti di corallo ai vasi sanguigni all’interno del sistema circolatorio umano. Secondo Jean Mukarovskij, il corallo all’interno delle opere pittoriche rinascimentali, oltre al significato tradizionale proposto dal cristianesimo, offrirebbe allo spettatore interpretazioni sempre differenti a seconda della posizione in cui è collocato. Infatti, se in alcuni dipinti esso rappresenterebbe la missione salvifica del Cristo, in altri sarebbe presente sotto forma di arredo, come segno di superstizione di cui non si può fare a meno. Un esempio lampante è la decorazione corallina con tanto di albero rovesciato nella Madonna della Vittoria di Andrea Mantegna, conservato presso la Galleria degli Uffizi, a Firenze. Lo stesso si può dire nella Circoncisione di Cosmè Tura, in cui il Cristo sembra volersi sottrarre dalla tradizionale pratica ebraica, con il corallo che scende dall’alto sotto forma di festone. L’analogia con il sangue è sempre presente, tanto che l’uso stesso del corallo è stato trattato anche da antichi manuali di medicina.

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Circoncisione, Cosmè Tura

Molti dipinti propongono un’iconografia in cui il corallo è sempre presente e tuttora questo porta gli storici dell’arte a ripercorrere una storia intrisa di magia e superstizioni, che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Il termine “amuleto” deriva dal latino amoniri, che significa allontanare. Quindi, un amuleto è un oggetto dotato di poteri particolari, tra cui proteggere persone e animali, proprietà curative, difesa contro spiriti ed entità maligne e protezione delle donne in gravidanza o neonati. La parola “corallo” deriva invece dal grecokoraillon, che significa “scheletro duro”, o dall’ebraico goral, letteralmente “pietra dai poteri oracolari”, che allude ad un oggetto magico.

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Secondo la mitologia, il corallo era nato dal sangue della testa di Medusa, decapitata da Perseo, così come racconta Ovidio nelle sue Metamorfosi. Esso si sarebbe riversato poi in mare, tramutandosi in un ramoscello rosso, da cui le ninfe avrebbero replicato altri rametti di corallo. Rifacendosi al mito raccontato da Ovidio, anche Plinio aveva scritto della particolare natura del corallo, affermando che esso “nasce negli abissi marini con l’aspetto di radice erborea contorta e ramificata; questa, una volta estratta dall’acqua, passa da una consistenza erbosa e molle allo stato solido come di una fronda pietrificata”. Secondo la tradizione greca, le donne utilizzavano il corallo per favorire la fertilità e la produzione di latte. Ad esso venivano aggiunte perline, pigne, ghiande ed altri elementi per aumentarne le proprietà apotropaiche.

Data:

23 Agosto 2018