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Strage a Cisterna di Latina

Una vera e propria strage familiare quella consumatasi nella mattinata di ieri, che ha tenuto col fiato sospeso Cisterna di Latina e l’Italia intera.

Intorno alle ore 5:00, l’appuntato scelto dei carabinieri Luigi Capasso incontra per strada sua moglie, la 39enne Antonia Gargiulo. Scoppia una forte lite, che lo porterà a ferirla gravemente con tre colpi sparati dalla pistola di ordinanza nel garage di casa. La donna verrà immediatamente trasportata in elicottero all’ospedale San Camillo, e versa tutt’ora in condizioni gravissime.

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Poi Capasso, barricatosi nell’abitazione in cui viveva con la moglie e due bimbe, prosegue con il suo efferato piano. Sono le 6,30 circa del mattino. Il carabiniere uccide nel sonno le due figlie di 8 e 13 anni e, dopo una trattativa con le forze dell’ordine, durata circa otto ore, si toglie la vita intorno alle 13,40. Lo sparo, avvertito all’esterno dell’abitazione, diventa il segnale della fine di una giornata di sangue che lascia sgomenti e con molti interrogativi.

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I motivi alla base del gesto di insana follia, che hanno poi portato alla strage, sono da ricercare nel tentativo della Gargiulo di separarsi dal marito. Un marito violento, che la picchiava e faceva vivere in uno stato di paura e terrore le due figlie, come riferisce l’avvocato della vittima. Tutti i colpi vengono sparati dalla stessa pistola, quella di ordinanza in dotazione dell’appuntato che, sebbene all’esterno palesasse un comportamento normale, tra le mura domestiche si trasformava invece in un padre-padrone, ossessionato da continue manie di controllo.

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Per comprendere il profilo psicologico del “mostro” di questa vicenda, sono stati riportati i suoi post Facebook che, col senno di poi, si presentano come importanti avvisaglie di quello che sarebbe poi accaduto. Luigi Capasso postava lo scorso 10 febbraio: “Non dire mai ‘a me non accadrà, io non lo farei mai’, perché la vita sa essere imprevedibile e nessuno è immune da certe cose. Tutto capita, anche quello che mai avresti immaginato”. Il 7 gennaio, un altro post: “A volte ti prende la voglia di diventare cattivo, purtroppo lo dici ma poi non lo fai, per il semplice motivo che cattivi si nasce”. Erano tutti chiari segnali di un malessere alla base del folle gesto, forse evitabile.

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Ora, a “sangue caldo”, è difficile mettere in ordine le idee per fare chiarezza. Ciò che è certo, è che l’indifferenza nei confronti di chi vive dei drammi familiari tra le mura domestiche porta le vittime ad una solitudine dalla quale è difficile uscire. C’è da augurarsi che questa storia di sangue e follia possa stimolare il legislatore e la politica a mettere in campo strategie di controllo e politiche sociali più efficienti, rafforzando la tutela dei più deboli in ambito familiare. Ci riferiamo specialmente ai bambini, spesso maltrattati e limitati nella propria libertà da mostruosi padri-padroni, vigliacchi senza scrupoli che, come in questa vicenda, diventano carnefici “senza Dio” e senza perdono.

Data:

1 Marzo 2018