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Strage Alcamo, 22 anni in carcere da innocente (Altre News)

Strage Alcamo, 22 anni in carcere da innocente: “Mai ricevuto scuse”

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“Io non ho ricevute le scuse da nessuna parte, ma le scuse dovrebbero esserci nei confronti dei familiari dei due carabinieri morti ai quali, per 36 anni, hanno dato dei falsi colpevoli”. Lo ha detto in audizione in Commissione parlamentare Antimafia Giuseppe Gulotta che fu condannato all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso due carabinieri nella caserma di Alcamo e che poi è stato assolto dopo 9 processi e 22 anni di carcere da innocente.

Ai commissari che gli chiedevano se si fosse fatto un’idea dei motivi della strage e sui presunti collegamenti con la mafia, Gulotta ha risposto: “Non mi sono fatto nessuna idea su collegamenti con la famiglia mafiosa di Alcamo. La mia vita era quella di un semplice ragazzo di 18 anni”.

“Penso che non si troveranno più i colpevoli”, ha detto ancora Gulotta, fiducioso però si possa arrivare almeno alla verità sui motivi della morte dei due carabinieri: “Almeno si saprà perché sono stati uccisi”.

“Quella notte dormivo perché facevo il muratore e la mattina dopo alle 7 mi sarei dovuto alzare”, ha raccontato riguardo alla notte della strage. Ai membri della Commissione Gulotta ha confermato anche che qualcuno gli propose di fargli avere un passaporto per scappare ma alla fine ha rinunciato a quella strada: “Io non volevo scappare dando la sensazione che fossi colpevole”. Ha accettato così il carcere, ma ha dovuto attendere 22 anni di detenzione prima di ottenere giustizia.

Strage Bologna, concluse indagini Procura

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Quattro indagati nella nuova inchiesta sulla strage del 2 agosto 1980 conclusa dalla procura generale di Bologna. Si tratta di Paolo Bellini, ritenuto esecutore materiale dell’attentato, di Quintino Spella e Piergiorgio Segatel, iscritti per depistaggio, e di Domenico Catracchia, accusato di false informazioni al pm al fine di sviare le indagini in corso. In particolare, Bellini, ex di Avanguardia nazionale considerato un informatore dei servizi segreti, nell’avviso di conclusioni indagini, viene indicato come esecutore materiale dell’attentato insieme a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini (già condannati in via definitiva), Gilberto Cavallini (condannato in primo grado per concorso in strage) e “con altre persone da identificare”.

Bellini avrebbe poi agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti. Gelli e Ortolani, nell’avviso del pg, vengono indicati come “mandanti-finanziatori” della strage, mentre D’Amato, già direttore dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale, come “mandante-organizzatore” e Mario Tedeschi (giornalista, politico ed esponente della P2 di Gelli) come “organizzatore per avere coadiuvato il D’Amato nella gestione mediatica dell’evento strage, preparatoria e successiva allo stesso, nonché nell’attività di depistaggio delle indagini”.

Indagato dalla procura generale di Bologna per depistaggio, l’ex 007 Quintino Spella, generale, ora 90enne, all’epoca dell’attentato era dirigente del Centro Sisde di Padova. A quanto scrive il pg nell’avviso di conclusioni indagini, Spella, “sentito in veste di persona in grado di riferire circostanze utili per le indagini (…) negava il vero sostenendo di non avere incontrato nel luglio e nell’agosto 1980 (in particolare, nei giorni 15, 19 e 21/7 e 6/8) il magistrato di sorveglianza in Padova, Giovanni Tamburino, che lo aveva reso edotto di quanto appreso da Vettore Presilio, detenuto nel carcere di Padova, e in particolare: della preparazione di un attentato di notevole gravità, la cui notizia avrebbe riempito le pagine dei giornali di tutto il mondo, nonché del progetto di allentato al Giudice Stiz che lo stesso gruppo terroristico aveva in programma dì compiere”. Fatto, secondo la procura, “commesso in Padova nell’audizione del 25/1/2019; confermato il 14/5/2019 in sede di confronto con il dott. Tamburino”.

Nell’avviso di conclusione indagini, a Catracchia – amministratore dello stabile di via Gradoli 96 dove abitarono durante il sequestro Moro i leader delle Brigate Rosse Mario Moretti e Barbara Balzerani – si contesta di aver reso false dichiarazioni quando è stato sentito in qualità di persona informata sui fatti dai magistrati della Procura Generale.

In particolare, “al fine di ostacolare le investigazioni in corso”, secondo il pg Catracchia avrebbe mentito, negando di avere locato un appartamento tra settembre e novembre 1981 e di essere stato “reticente, rifiutandosi di spiegare le modalità e le ragioni per cui il dott. Vincenzo Parisi, alto funzionario di Pubblica Sicurezza e poi vice direttore del Sisde, ’si serviva di tutta l’agenzia’ dello stesso Catracchia e, comunque, di dare contenuto esplicativo a della circostanza (emersa nell’intercettazione ambientale a sua carico del 3/10/19 per cui il Parisi si avvaleva dei servizi del suddetto per l’attività svolta dal medesimo nel campo immobiliare”.

DIFENSORE BELLINI – “Il mio assistito si è sempre professato innocente e non ha mai cambiato versione. Ora attendiamo le carte riguardo la chiusura dell’indagine. Di certo, la procura generale non ha ritenuto, allo stato attuale, di doverla archiviare”. E’ il commento all’AdnKronos dell’avvocato Manfredo Fiormonti, difensore di Paolo Bellini. Nei confronti di Bellini c’è stata la revoca del proscioglimento precedente del 1992, per via di nuovi elementi emersi. Tra questi, in particolare, un fotogramma ricavato da un filmino amatoriale Super 8, realizzato da un turista la mattina del 2 agosto 1980, in cui si vede un volto che, secondo l’accusa, somiglierebbe a quello di Bellini.

ASSOCIAZIONE VITTIME – “La notizia degli avvisi di fine indagine da parte della Procura generale di Bologna è “molto positivo, i giudici hanno fatto un ottimo lavoro e, in due anni, sono arrivati a questi risultati, sono stati perseveranti. Si andrà a giudizio probabilmente entro la fine dell’anno”. Lo sottolinea all’Adnkronos il presidente dell’Associazione fra i parenti delle vittime del 2 agosto 1980, Paolo Bolognesi. “Questa è solo una parte delle indagini, sicuramente verranno fuori altre cose – aggiunge – , è un risultato notevole e un passo in più verso la verità. Fondamentale è stata la digitalizzazione degli atti: è un’ulteriore dimostrazione di quanto sia importante nelle indagini”.

Monza, famiglia intossicata dal monossido: sono tutti gravi

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Un’intera famiglia residente a Sulbiate, in provincia di Monza, è stata portata in ospedale in codice rosso per un’intossicazione da monossido di carbonio. Sono tutti e tre in condizioni gravi, compreso il piccolo di 10 anni, che, scrive l’Areu, è “apparentemente senza danni neurologici”. Il papà, 49 anni, è stato intubato e portato al Niguarda con elisoccorso. La mamma, 35 anni, intubata e portata in terapia iperbarica a Zingonia. La chiamata al 118 è delle 18.27 e l’intossicazione è avvenuta nel complesso di Cascina Cazzulo. Sul posto due ambulanze, i carabinieri e i vigili del fuoco.

Criminalità, 38 arresti: c’è anche ex boss Magliana

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Dalle prime luci dell’alba, nelle province di Roma, Viterbo, Terni, Padova, Lecce, nonché in Spagna ed in Austria, è in corso una vasta operazione dei Carabinieri del comando provinciale di Roma per dare esecuzione a un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione distrettuale antimafia, che dispone l’arresto di 38 persone, ritenute appartenenti, a diverso titolo, di un’associazione per delinquere (416 C.P.), facente capo a Salvatore Nicitra, uno degli ex boss della cosidetta ’Banda della Magliana’.

Nicitra ha, negli anni, monopolizzato l’area a Nord della Capitale, assumendo il controllo, con modalità mafiose, del settore della distribuzione e gestione delle apparecchiature per il gioco d’azzardo (slot machine, videolottery, giochi e scommesse on line), imposte con carattere di esclusività alle attività commerciali di Roma e provincia.

Le indagini dei Carabinieri hanno consentito altresì di far luce su 5 cold case, tutti verificatisi nel quartiere romano di Primavalle alla fine degli anni ’80, ad eccezione di uno avvenuto all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, che vedono coinvolto Salvatore Nicitra allo scopo di consolidare il proprio potere criminale nei quartieri romani di Primavalle, Casalotti, Montespaccato, Monte Mario, Cassia ed Aurelio. Si tratta dell’omicidio di Giampiero Caddeo, del duplice omicidio di Paolino Angeli e di Roberto Belardinelli, dell’omicidio di Valentino Belardinelli e del tentato omicidio di Franco Martinelli.

Contestualmente, i Carabinieri del comando provinciale di Roma stanno eseguendo un decreto di sequestro di beni, emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Dda di Roma, riguardante beni, mobili e immobili, utilizzati per la commissione dei reati o comunque acquisiti con proventi illeciti per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro.

“Sono un boss posso mettere le macchinette dove voglio”, diceva Nicitra come si evince dalle intercettazioni. “Non ho più bisogno di spacciare droga e non ho bisogno di azioni violente perché sono rispettato da tutti”, diceva in un’altra intercettazione.

“Questo è uno dei tasselli nella ricostruzione dello scenario criminale romano che mancava. Un gruppo che fa capo a un personaggio come Nicitra, da sempre uomo chiave delle dinamiche criminali romane”, ha commentato il procuratore facente funzioni di Roma Michele Prestipino nel corso dell’incontro stampa sull’operazione. “Siamo ancora una volta in presenza – ha spiegato Prestipino – di un gruppo in grado di svolgere le attività con il metodo mafioso”. Quello utilizzato “è un modulo investigativo efficace e veloce – ha sottolineato il procuratore – e per questo ringrazio i carabinieri che hanno messo in campo un lavoro eccellente”. “Noi – ha detto Prestipino – cerchiamo di intervenire sia con misure cautelari personali sia patrimoniali. Questo contribuisce a dare forza all’azione di contrasto alla presenza della criminalità organizzata a Roma”.

“In due anni di indagini il carisma criminale di Nicitra è emerso in modo palese. Molti soggetti sono arretrati visto lo spessore criminale di Nicitra nel campo delle slot-machine”, ha detto il colonnello dei carabinieri, Lorenzo D’Aloia.

Si appartava in casolare con minori e compiva atti sessuali, arrestato 69enne

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Si appartava con alcuni minorenni, anche sotto i 14 anni, e compiva in loro presenza atti o gesti sessuali. Con il padre di una delle vittime si è giustificato dicendo che si trattava di pure dimostrazioni nei confronti del minore circa le modalità con cui approcciarsi al genere femminile. Un uomo di 69 anni, di Taviano, in provincia di Lecce, è stato arrestato dai carabinieri del reparto operativo del capoluogo salentino per violenza sessuale su minorenni. L’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce che ha chiesto e ottenuto dal gip del tribunale il provvedimento cautelare in carcere.

A far partire l’inchiesta con la sua denuncia nella caserma dell’Arma la denuncia di un genitore. Il figlio gli aveva riferito di aver frequentato l’anziano nel casolare insieme ad alcuni suoi coetanei. Proprio lì il genitore avrebbe visto il presunto pedofilo compiere atti sessualmente espliciti: vistosi scoperto, l’anziano aveva tentato di giustificarsi.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Stefania Mininni, nonostante la reticenza iniziale di alcuni minorenni, ha accertato che gli atti sessuali ai danni di diversi minorenni si erano ripetuti a partire dal mese di gennaio 2018 fino al mese di aprile del 2019 con il coinvolgimento di altri giovanissimi. I carabinieri ritengono di aver documentato anche la cessione di materiale pedopornografico da parte dell’uomo e di aver acquisito diversi elementi di riscontro delle dichiarazioni rilasciate dalle giovani vittime.

Sono in corso ulteriori accertamenti per stabilire se nella rete dell’arrestato in passato siano finite altre vittime minorenni, anche in relazione ad altre tipologie di reato. L’uomo, rinchiuso in carcere, risponde per ora di violenza sessuale continuata e ripetuta ai danni di minorenni e di continuata realizzazione di materiale pedopornografico.

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12 Febbraio 2020