Traduci

Strage di Dacca. Cos’è accaduto

Sono state liberate la mattina di sabato, le tredici persone tenute in ostaggio nel locale Holey Artisan Bakery di Dacca, in Bangladesh.

Il ristorante, nel quartiere diplomatico della città, frequentato per lo più da stranieri, era stato attaccato venerdì intorno alle 21,20 ora locale da un commando di uomini armati di granate, pistole, fucili e machete.

cms_4185/foto_2.jpg

Il blitz delle forze speciali bengalesi è scattato alle 7,40 locali (3,40 italiane), mettendo fine a un incubo durato dieci ore.

“L’operazione è terminata, la situazione è completamente sotto controllo” ha detto al termine dell’intervento il portavoce dell’esercito bengalese Rashidul Hasan.

Venti le vittime accertate, di cui nove italiani che si trovavano in Bangladesh per lavoro.

cms_4185/foto_3.jpg

La Farnesina ha reso noti i loro nomi: Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Riboli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti.

Deceduti anche sette giapponesi, due bengalese, uno statunitense e un indiano.

La presenza di vittime era stata attestata già stamattina presto dal colonnello Tuhin Mohammad Masud, responsabile delle forze speciali del Battaglione di azione rapida, all’emittente Times Now.

La Procura di Roma ha disposto l’apertura di un fascicolo, al momento contro ignoti, per omicidio e sequestro di persone a fini terroristici.

cms_4185/foto_4.jpg

Il premier Matteo Renzi è rimasto a Palazzo Chigi per seguire gli sviluppi della vicenda e a metà mattinata ha ricevuto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

“Abbiamo seguito tutta la notte gli eventi, sperando in esiti diversi. Ora un velivolo della presidenza è in volo. Davanti alla tragedia dell’estrema smontando radicale, credo sia il momento in cui l’Italia unità dia un messaggio di dolore e compassione. Piangiamo lacrime di solidarietà e cordoglio, ma è anche il momento di lanciare un messaggio di determinazione: l’Italia non arretrano davanti alla follia di chi vuole disintegrare la vita quotidiana. Siamo colpiti, ma non piegati” ha detto Renzi durante un breve intervento tenuto alle ore 12.30.

cms_4185/foto_5.jpg

L’attentato è stato rivendicato dall’Isis: “Volevamo uccidere gli stranieri dei Paesi crociati a Dacca”. Compaiono su Site le foto di cinque terroristi armati di kalashnikov con kefiah in testa. Una versione che differisce però da quella divulgata dalle autorità del Bangladesh, che riferiscono di sei assalitori uccisi durante il blitz e di un settimo arrestato.

Oltre a quella dell’Isis nel pomeriggio di sabato, ci sono state altre rivendicazioni. La prima, venerdì sera dal gruppo “Ansar-al-Islam” vicino all’Isis. La seconda dall’Esercito dei Figli del Califfato.

“Avranno avuto al massimo 28 anni. Erano magri e non avevano la barba” ha raccontato un testimone riuscito a mettersi in salvo sul tetto dell’edificio assieme ad altre persone.

cms_4185/foto_6.jpg

“È stato un atto estremamente efferato. Che tipo di musulmani sono queste persone? Non hanno alcuna religione. La gente deve resistere a questi terroristi. Il mio governo è determinato a sradicare il terrorismo e la militanza in Bangladesh”. Queste le parole della premier Sheikh Hasina.

Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni dei sopravvissuti, le vittime sarebbero state sgozzate con lame affilate.

“Con i cittadini bengalesi non si sono comportati male: ci hanno anche dato anche da mangiare – ha raccontato al Daily Star Rezaul Karim, padre di Hasnat, tenuto in ostaggio nel locale assieme alla sua famiglia – Quelli che sapevano recitare versi del Corano sono stati risparmiati, gli altri sono stati torturati”.

cms_4185/foto_7.jpg

Tra i sopravvissuti, l’imprenditore tessile Gianni Boschetti, l’unico italiano riuscito a mettersi in salvo. In Bangladesh da circa 25 anni era al tavolo con sua moglie, tra le vittime, e un cliente.

Al momento dell’assalto si trovava nel giardino del ristorante. È stato lui, dopo essersi nascosto dietro un arbusto, ad allertare l’ambasciatore italiano che a sua volta ha dato l’allarme alle forze di polizia locali. La via di fuga è stato un viottolo adiacente al giardino.
Anche il capo cuoco argentino di origine italiana, Diego Rossini, è riuscito a salvarsi: “E’ stato tremendo, ma posso dire che oggi sono nato per la seconda volta. Devo ringraziare l’Italia per come mi ha aiutato in una vicenda così dura”, ha dichiarato all’Ansa.

cms_4185/foto_8.jpg

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita in America Latina, farà al più presto rientro in Italia, limitando strettamente gli incontri istituzionali.

“È veramente una sensazione di orrore senza confini. Una barbarie che riguarda tutto il mondo senza confini – ha detto ai giornalisti a Città del Messico – occorre una risposta comune”.

cms_4185/foto_9.jpg
Papa Francesco affida le sue parole di cordoglio a un messaggio inviato alla Diocesi di Dacca dal Segretario di Stato Piero Parolin: “Profondamente rattristato dalla violenza insensata perpetrata contro vittime innocenti a Dacca, esprime di cuore le proprie condoglianze e condanna questi atti barbari come offese contro Dio e contro l’umanità”.

Ecco chi sono i nostri connazionali deceduti nell’attentato

cms_4185/foto_10.jpg

Cristian Rossi, di Feletto Umberto (Udine), sposato e padre di due gemelline di 3 anni, Rossi ex manager alla Bernardi, messosi in proprio. Era in Bangladesh per motivi di lavoro.

cms_4185/foto_11.jpg

Marco Tondat, nato a Spilimbergo (Pordenone), abitante a Cordovado. “Lo aspettavo lunedì – ha riferito il fratello – era un bravo ragazzo, intraprendente e con tanta voglia di vivere. Partito un anno fa perché in Italia ci sono molte difficoltà di lavoro e ha provato ad emigrare. A Dacca era supervisore di un’azienda tessile, sembrava felice di questa opportunità. A tutti voglio dire che quanto accaduto deve far riflettere: non è mancato per un incidente stradale. Non si può morire così a 39 anni”.

cms_4185/foto_12.jpg

Claudia Maria D’Antona. “Mia sorella Claudia e suo marito Giovanni erano una coppia fantastica, due persone d’oro, con un grande impegno nel volontariato – racconta Patrizia D’Antona, all’ANSA – Finanziavano un’associazione che porta esperti di chirurgia plastica in Bangladesh per curare le donne sfregiate con l’acido. Aiutare il prossimo era sempre in cima ai pensieri di Claudia e di suo marito. Si erano sposati due anni fa, con una bellissima cerimonia a Dacca, dove avevano convissuto per oltre 20 anni”.

cms_4185/foto_13.jpg

Nadia Benedetti, viterbese, figlia di imprenditori. Una persona gioiosa, da sempre dedita al lavoro che l’ha portata a girare mezzo mondo, fino ad arrivare in Bangladesh.

cms_4185/foto_14.jpg

Simona Monti, di Magliano Sabina (Rieti). Sarebbe rientrata a casa la prossima settimana per un lungo periodo d’aspettativa. Era incinta. Aveva 33 anni. Lavorava in un’azienda tessile.

cms_4185/foto_15.jpgMaria Riboli mamma di una bimba di 3 anni. Avrebbe compiuto 34 anni il prossimo 3 settembre. Bergamasca, era spesso in giro per il mondo. Lavorava nel settore dell’abbigliamento e si trovava in viaggio per lavoro per conto di un’impresa tessile. Da diversi mesi era in Bangladesh.

cms_4185/foto_16.jpg

Adele Puglisi, 54 anni. Era “buona, solare. Amava viaggiare e il mare”. Così la descrivono gli amici. L’indomani avrebbe fatto rientro a Catania, anche se nella sua città d’origine “stava al massimo 20 giorni l’anno – raccontano i vicini – era sempre in giro per il mondo per il suo lavoro”.

cms_4185/foto_17.jpg

Vincenzo D’Allestro, imprenditore tessile, originario di Acerra (Napoli) dove abitava con la moglie. Aveva 46 anni ed era quasi sempre fuori per lavoro.

cms_4185/foto_18.jpg

Claudio Cappelli, veneto. Produceva abbigliamento, prevalentemente t-shirt. Era in Bangladesh da più di 5 anni.

Data:

3 Luglio 2016