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Strage di donne e bambini ad Afrin

Strage di donne e bambini ad Afrin

cms_8701/afrin_fumo_afp.jpgSarebbero almeno 20 i civili, donne e bambini compresi, rimasti uccisi nei bombardamenti turchi contro la città di Afrin, nella Siria nordoccidentale. Lo riferisce l’agenzia di stampa Dpa che cita fonti curde. In un comunicato Redur Khalil delle Forze democratiche della Siria (Fds), l’alleanza curdo-araba sostenuta dagli Usa in funzione anti-Is, afferma che i bombardamenti contro l’area di Ashrafiyeh hanno provocato anche il ferimento di 30 persone.

In precedenza gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani hanno denunciato l’uccisione di 18 civili, compresi cinque bambini, in attacchi dell’artiglieria turca contro Afrin. La Dpa riferisce di foto diffuse dagli attivisti curdi che immortalano bambini in lacrime che, con i corpicini coperti di sangue, vengono trasportati nell’ospedale di Afrin.

Un video diffuso tramite WhatsApp da un gruppo di attivisti curdi ritrae un’infermiera che – in inglese – chiede l’aiuto della comunità internazionale per i civili di Afrin. “Siamo sotto organico, senza forniture di medicinali e – dice – abbiamo molti feriti che hanno bisogno urgente di cure”.

“Veleno su ordine di Putin”

cms_8701/BorisJohnson_afp2.jpgAltissima tensione tra Londra e Mosca sul caso Skripal. E’ “assolutamente probabile” che l’ordine di usare l’agente nervino contro l’ex spia russa e la figlia Yulia in territorio britannico sia partito direttamente da Vladimir Putin. L’accusa arriva da Boris Johnson, precisando che “la nostra contesa è con il Cremlino di Putin e le sue decisioni”.

Noi crediamo che sia probabile in modo schiacciante che sia stata sua la decisione di usare un agente nervino nelle strade della Gran Bretagna, dell’Europa per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale”, ha aggiunto il ministro degli Esteri britannico.

La replica di Mosca non si è fatta attendere. E’ “imperdonabile” chiamare in causa il presidente Putin, come ha fatto il capo della diplomazia di Londra, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “Abbiamo detto a differenti livelli e in diverse occasioni che la Russia non ha nulla a che fare con questa storia – ha scandito Peskov – Ogni riferimento al nostro presidente non è altro che una malcondotta diplomatica imperdonabile e sconvolgente”.

Peskov ha anche anticipato che le contromisure della Russia in risposta alle azioni annunciate da Theresa May, fra cui l’espulsione di 23 diplomatici, “sono attese in ogni momento, non ci metteranno molto ad arrivare”, precisando che “tutte le misure saranno pensate con attenzione e rispetteranno gli interessi di Mosca”.

L’INCHIESTA DI MOSCA – La portavoce della Commissione investigativa russa, cui sono assegnati i casi di alto profilo politico, ha reso nota l’apertura di due inchieste, “sul tentato omicidio della cittadina russa Yulia Skripal” a Salisbury e “sull’omicidio a Londra di Nikolai Glushkov”. La portavoce Svetlana Petrenko ha denunciato, senza fare alcun riferimento al padre Sergei, che l’attacco contro Yulia è stato un atto premeditato e pericoloso contro un cittadino russo. La Russia ha accusato Londra di non aver voluto condividere informazioni sul caso e un campione della sostanza che ha avvelenato Skripal.

“GAS NERVINO NELLA VALIGIA DI YULIA” – Intanto il Daily Telegraph, citando fonti dell’intelligence britannica, ha reso noto che l’agente nervino di tipo Novichok che ha avvelenato Sergei Skripal e la figlia era stato messo nella valigia di Yulia prima della sua partenza da Mosca per andare a trovare il padre a Salisbury, come di consueto in coincidenza con l’anniversario della morte della madre. Della sostanza tossica sarebbe stato impregnato un indumento o un flacone, oppure sarebbe stata contenuta in un regalo per il padre aperto all’arrivo nella sua casa di Salisbury.

MORTE GLUSHKOV – La polizia britannica ha aperto un’indagine per omicidio per la morte dell’uomo d’affari russo Nikolai Glushkov. Lo riferisce la Bbc. Il corpo senza vita di Glushkov è stato trovato nella sua abitazione londinese di New Malden martedì 13 marzo. La polizia ha stabilito che la morte è avvenuta per “compressione del collo”. Le autorità hanno affermato che al momento non risulta alcun legame tra questa vicenda e quella di Salisbury. Glushkov era l’ex direttore della compagnia aerea russa Aeroflot. Nel 1999 venne condannato a 5 anni di carcere per riciclaggio e frode.

Un bimbo nella valigia di papà: il simbolo di un esodo

cms_8701/Bambino_valigia_simbolo_unicef_us.jpgUn esodo gigantesco. Impossibile dire in quanti si siano messi in cammino per uscire dalla Ghouta, il sobborgo a est di Damasco in Siria assediato dal regime di Bashar al-Assad e controllato dai ribelli dal 2012. L’Unicef ha messo a punto piani per rispondere alle loro esigenze. ’’Abbiamo lavorato e stiamo progettando di dare una risposta alle persone che vengono evacuate e soprattutto di fornire un riparo e un’assistenza di emergenza’’, ha spiegato la portavoce Marixie Mercado nel corso di un briefing delle Nazioni Unite a Ginevra. ’’I nostri piani di risposta copriranno fino a 50mila persone’’, ha aggiunto. Tra loro anche il piccolo, fotografato mentre dorme nella valigia del padre in fuga dalla città.

Le famiglie continuano a uscire dal Ghouta orientale, in migliaia sono arrivati nel rifugio di Harjeleh, già intorno alle 5 di questa mattina. Al momento, si stanno redistribuendo gli sfollati in quattro rifugi collettivi. L’Unicef sta già fornendo supporto dall’inizio dell’evacuazione, l’11 marzo, in tre rifugi e raggiungerà il quarto domani, con aiuti d’emergenza, fra cui acqua, pannolini e un kit per lavarsi.

Soltanto oggi sono 80 i civili, uccisi nel corso dei raid, sferrati da caccia governativi e dagli alleati russi sull’enclave sotto assedio della Goutha orientale, alle porte di Damasco. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo il quale l’attacco che ha fatto più vittime, a opera dei caccia russi, è stato condotto sulla città di Kafr Batna, dove almeno 46 civili sono rimasti uccisi. “Si tratta di un altro massacro e il mondo resta in silenzio”, ha dichiarato Rami Abdel Rahman, a capo dell’Osservatorio con sede a Londra, alla Dpa.

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17 Marzo 2018