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STRETTA SUI SOCIAL PER DIFENDERE LE NUOVE GENERAZIONI

Non c’è pace per i social network. Sembra che i governi di tutto il mondo si stiano muovendo all’unisono per frenarne uso e abuso, in particolar modo se ne avvisa la pericolosità per privacy, trattamento dati e giovani utenti. Sono proprio quest’ultimi a voler essere tutelati da parte del governo italiano che ha messo i social network nel mirino, ed è intenzionato a regolamentarne l’accesso per tutelare appunto gli utenti più giovani, cosa che avviene per esempio nello stato americano dello Utah. C’era già stato un primo tentativo, senza molta fortuna qualche tempo fa, ed è notizia recente di un nuovo tentativo governativo con un disegno di legge bipartisan presentato in Senato denominato “Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale”. Il dispositivo prevede l’obbligo dell’introduzione da parte dei social, della verifica dell’età dell’utente e il divieto di utilizzo per gli under 16 senza il consenso o la supervisione di un genitore.

La norma prevedrebbe che i contratti con i fornitori di servizi delle piattaforme conclusi da minori di 16 anni, sono nulli e il fornitore deve provare che i contratti devono essere firmati per la loro validità, da persone con oltre 16 anni o da minori di 16 ma assistiti dai loro genitori. La norma si concentra poi anche sui cosiddetti baby influencer, un fenomeno in rapida crescita e sempre più frequente. I minori che a partire dall’età di tre, quattro e cinque anni sono utilizzati per promuovere prodotti e servizi attraverso le grandi piattaforme come i social, devono ottenere non solo l’autorizzazione da parte del genitore ma anche quella della direzione provinciale del lavoro se le “entrate dirette o indirette” risultano superiori a 12 mila euro all’anno; superata la soglia dei 12mila euro annui, la cifra in eccesso dovrà essere versata su un conto corrente intestato al minore. Il rapporto minori/smartphone è diventato un caso studio da parte di genitori, scienziati, psicologi e ricercatori, tutti impegnati a cercare di comprendere non solo le dinamiche che stanno dietro l’utilizzo, o meglio, l’eccesso di utilizzo dello stesso device, ma anche le ripercussioni a livello psicologico e identitario.

Dare uno smartphone al proprio figlio oggi, corrisponde all’idea che il suo spazio d’azione si allargherà a dismisura senza che nessun genitore, neanche il più attento e scrupoloso, possa far nulla per impedirglielo. Come già sosteneva Marshall McLuhan negli Anni ’60, il contenuto di un medium, nel lungo periodo, ha meno importanza rispetto al medium stesso nel modo di influenzare come pensiamo e come agiamo (Medium is the Message). Lo strumento fisico dello smartphone dunque ha un impatto rilevante perché la sua dinamicità intrinseca e la sua maneggevolezza estrinseca, sono fattori in grado di influenzarne l’utilizzo da parte dell’utente. La forte carica di personalizzazione del manufatto elettronico/digitale è poi il punto forte di una tecnologia che condiziona il nostro modo in cui la utilizziamo. Insegnare ai giovanissimi piuttosto l’autocontrollo nella gestione dello smartphone può aiutarli sensibilmente a far crescere in loro una fondamentale capacità a difendere il proprio benessere psico-fisico. Lo scarso autocontrollo, come controllare maniacalmente alcune app, non fa altro che accrescere invece tensione per paura di perdersi qualcosa e rimanere isolati.

Data:

27 Maggio 2024

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