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Sydney siege: Heroism of dead hostages Tori Johnson and Katrina Dawson revealed as Australia wakes to pay tribute

As Australia began to digest the events of Monday’s deadly attack on a Sydney cafe, the two hostages who died have been hailed as heroes for the roles they played in ending the siege.

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The 17-hour ordeal marked the country’s first terrorist attack on home soil resulting in the loss of three lives, including that of gunman and self-styled cleric Man Haron Monis. Katrina Dawson, a 38-year-old barrister and mother-of-two who worked in Sydney’s central business district was named locally as one of the victims, alongside Tori Johnson, a 34-year-old café manager.

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Social media users celebrated Mr Johnson as a hero after he was reportedly shot when trying to wrestle a gun from hostage-taker Monis as he appeared to fall asleep. Ms Dawson was killed after trying to defend her pregnant colleague, Julie Taylor, according to Australia’s News.com. Deputy Police Commissioner Catherine Burn told The Age newspaper on Tuesday that he would not comment on claims Mr Johnson’s bravery had allowed the other hostages to escape. Ms Burn said police were themselves yet to piece together what had transpired in the cafe, and that any investigation could take many months.

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In a statement released via the journalist Ben Fordham, Mr Johnson’s parents said: “We are so proud of our beautiful boy Tori, gone from this earth but forever in our memories as the most amazing life partner, son and brother we could ever wish for. “We feel heartfelt sorrow for the family of Katrina Dawson. “We’d like to thank not only our friends and loved ones for their support, but the people of Sydney; Australia and those around the world for reaching out with their thoughts and prayers.

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Both the hostages died of their wounds after armed officers stormed the Lindt Café in the heart of Sydney’s business district, fearful that the prospect of doing nothing could have resulted in more loss of life. “They made the call because they believed that at that time, if they didn’t enter, there would have been many more lives lost,” Andrew Scipione, commissioner of New South Wales police, said. He confirmed that the decision to act, which caught many off-guard, was triggered after the apparent escape of five hostages was followed by gunshots. Monis, the 50-year-old Iranian refugee and “lone gunman” driving the hostage crisis, was also pronounced dead in hospital.

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Even before his death it emerged Monis was anything but a so-called “cleanskin”. His history with authorities dated back years, having once been prosecuted for sending offensive letters to families of Australian troops killed in Afghanistan. He was also banned in 2010 from sending “letters of condolence” to the families of British soldiers killed in Afghanistan. Prime Minister Tony Abbott said Monis had “a long history of violent crime, infatuation with extremism and mental instability.” The Australian National Imams Council condemned “this criminal act unequivocally” in a joint statement with the Grand Mufti of Australia.

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Meanwhile leaders from around the world had expressed their concern over the siege, including Stephen Harper, the prime minister of Canada, which suffered an attack on its parliament by a suspected jihadist sympathizer in October. For its part, executives at Lindt, the decadent Swiss chocolate brand which saw its café transform from a scene of morning coffees into the battleground of one of the most terrifying episodes of Australian history, issued a statement saying it was “profoundly saddened and deeply affected about the death of innocent people.” “Our thoughts and feelings are with the victims and their families who have been through an incredible ordeal, and we want to pay tribute to their courage and bravery,” a statement from the Swiss company Lindt & Sprugli said.

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Time will tell how Australia responds to a tragedy of this magnitude. But yesterday fear and grief were already hardening into a sense of stoicism. “In the past 24 hours, this city has been shaken by a tragedy that none of us could have ever imagined,” Australia’s Premier Mike Baird said. “The values we held dear yesterday we hold dear today. “They are the values of freedom, democracy, and harmony. These defined us yesterday, they will define us today, they will define us tomorrow.”

cms_1573/images.jpgL’assedio di Sidney: l’eroismo degli ostaggi morti Tori Johnson e Katrina Dawson rivela come l’Australia si sveglia per rendergli omaggio.

Mentre l’Australia inizia a digerire gli eventi dell’attacco mortale di lunedì in un bar di Sidney, i due ostaggi morti sono stati salutati come eroi per il ruolo che hanno intrapreso nel porre fine all’assedio. Il calvario durato diciassette ore che ha segnato il primo attacco terroristico del paese con la conseguente perdita di tre vite, tra cui quella del killer e chierico sedicente Man Haron Monis. Katrina Dawson, avvocato trentottenne e madre di due figli che lavorava nel quartiere centrale degli affari di Sidney è la prima delle vittime, insieme a Tori Johnson, il trentaquattrenne manager della caffetteria. Gli utenti dei social media hanno celebrato Johnson come un eroe dopo che è stato riferito il tentativo di combattere contro il sequestratore armato Monis fingendosi addormentato. Secondo le fonti dell’Australia News.com la signora Dawson è stata uccisa mentre tentava di difendere la sua collega incinta Julie Taylor. Il vice commissario di polizia Catherine Burn ha riferito al quotidiano The Age di non voler commentare le domande dell’atto di coraggio della signora Dawson nel permettere agli altri ostaggi di fuggire. La Burn ha dichiarato che gli stessi agenti stanno ricostruendo quello che è accaduto nel bar e che la stessa indagine potrebbe richiedere molti mesi. In un comunicato diffuso tramite il giornalista Ben Fordham, i genitori di Jonhson hanno dichiarato: “Siamo orgogliosi del nostro bellissimo figlio Tori, che ha lasciato questa terra ma che per sempre rimarrà nella nostra memoria come il più sorprendente compagno di vita, figlio e fratello come lo si potrebbe desiderare”. “Sentiamo il più sincero dolore per la famiglia di Katrina Dawson”. “Vorremmo ringraziare non solo i nostri amici e persone care per il loro sostegno, ma la gente di Sidney, in Australia e quella di tutto il mondo per averci inviato i loro pensieri e le loro preghiere. Entrambi gli ostaggi sono morti a causa delle ferite provocate dall’assalto degli agenti armati presso il bar Lindt nel cuore commerciale di Sydney, intimoriti dal sospetto che il non intervenire avrebbe potuto causare più perdite di vite umane. “Hanno fatto irruzione perché credevano che in quel momento, se non fossero entrati, ci sarebbero stati molti più morti” ha confermato Andrew Scipione, commissario di polizia del New South Wales. Egli ha confermato come la decisione di agire abbia colto molti di sorpresa, causata dall’improvvisa fuga di cinque ostaggi seguita da colpi di pistola. Monis, il cinquantenne rifugiato iraniano e “attentatore solitario” che ha condotto l’assalto è stato dichiarato morto in ospedale. Anche prima del suo decesso è emerso che Monis fosse tutt’altro che incensurato. La sua storia con le autorità inizia qualche anno fa, avendo perseguitato con lettere minacciose famiglie di soldati australiani uccisi in Afghanistan. Nel 2010 gli era stato anche proibito di inviare lettere di condoglianze alle famiglie di soldati britannici uccisi in Afghanistan. Il primo ministro Tony Abbott ha detto come Monis avesse “una lunga storia di crimini violenti, infatuazione per l’estremismo e instabilità mentale”. Il Consiglio Nazionale Australiano degli Imam ha condannato “inequivocabilmente questo atto criminale” in una dichiarazione congiunta con il Gran Mufti d’Australia. Intanto i leader di tutto il mondo hanno espresso la loro preoccupazione per l’assedio, tra i quali Stephen Harper, primo ministro canadese, che lo scorso ottobre ha visto subire un attacco al parlamento canadese da parte di un sospetto simpatizzante jihadista. Da parte loro, i dirigenti della Lindt, marchio storico del cioccolato svizzero, che hanno visto il loro bar trasformato in un campo di battaglia, e di uno degli episodi più terribili della storia australiana, hanno affermato di essere profondamente addolorati e colpiti per la morte di persone innocenti. Gli stessi manager della compagnia svizzera Lindt & Sprugli hanno dichiarato: “I nostri pensieri e sentimenti vanno alle famiglie delle vittime che stanno vivendo questo terribile calvario, vogliamo rendere omaggio al loro coraggio e alla loro audacia”. Il tempo ci dirà come l’Australia risponderà alla tragedia di questa portata. Ma ieri la paura e il dolore sono già stati assorbiti in un senso di stoicismo. “Nelle ultime ventiquattrore questa città è stata scossa da una tragedia che nessuno mai avrebbe immaginato” ha detto il premier australiano Mike Baird. Ha inoltre dichiarato come “i valori che abbiamo conservato nei tempi passati sono gli stessi che ci stanno a cuore oggi”, “sono i valori della libertà, della democrazia e dell’armonia”. “Gli stessi che ci hanno definito ieri, ci definiscono oggi e ci definiranno domani”.

(Tradotto dall’articolo Sydney siege: Heroism of dead hostages Tori Johnson and Katrina Dawson revealed as Australia wakes to pay tribute, scritto da Kanal Dutta e Adam Withnall, pubblicato martedì 16 dicembre 2014 sul sito www.independent.co.uk.)

Data:

17 Dicembre 2014