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Tav, Toninelli a Tajani: “La mangiatoia è finita”

Tav, Toninelli a Tajani: “La mangiatoia è finita”

cms_9933/Toninelli_33_Fg.jpgIl ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli punta il dito contro il presidente del Parlamento europeo e numero due di Forza Italia, Antonio Tajani sulla questione Tav. “Mi sporco le mani da quando sono nato – ha scritto Toninelli su Twitter -. Uso con i soldi pubblici del ministero con la stessa attenzione che usavano i miei genitori per gestire le poche risorse familiari. Antonio Tajani e tutti gli altri che blaterano su #Tav, si mettano l’anima in pace. La mangiatoia è finita!“.

Tajani, che ieri ha visitato il cantiere Tav di Saint-Martin-La-Porte, ha sottolineato che si tratta di un progetto sul quale non si può e non si deve tornare indietro. “Infrastrutture e grandi opere sono indispensabili per lo sviluppo del Paese” ha scritto ieri il vicepresidente di Fi su Twitter, ribadendo che “mettere in discussione il Tav significa non avere rispetto delle centinaia di operai che sono qui a faticare per lo sviluppo dell’Italia”.

“Da Presidente del Parlamento europeo – ha spiegato – mi batterò affinché il progetto Tav prosegua. Crea occupazione, riduce le emissioni di Co2 e riduce i rischi sulle strade. Abbiamo bisogno di infrastrutture moderne. I vantaggi della realizzazione del Tav Torino-Lione sono inequivocabili”.

Oggi, parlando a Frosinone in occasione di un’iniziativa del partito azzurro sul Centro Sud, Tajani non ha risparmiato critiche all’esecutivo gialloblu. “Questo è un governo contronatura – ha osservato – dove c’è una forza di sinistra che è il Movimento cinque stelle e una di centrodestra, la Lega. Noi vorremmo che la Lega tornasse ad essere protagonista con noi di un’alleanza di centrodestra che si candidi al governo del Paese. Ecco perché noi dobbiamo raccogliere più consensi” ha detto Tajani. Quindi ha parlato di un altro dei dossier caldi sul tema Infrastrutture, l’Ilva. “L’Ilva rischia di essere chiusa per manifesta incapacità del governo di trovare una soluzione” ha sottolineato il vicepresidente di Fi.

Vaccini, Grillo: “Legge per obbligo flessibile”

cms_9933/Giulia_Grillo_FTG.jpgUna legge per l’obbligo flessibile. La ministra della Salute, Giulia Grillo, ospite della trasmissione ’Omnibus’ su La7, rispondendo a una domanda sull’intenzione delle regioni di voler impugnare davanti alla Consulta l’emendamento sui vaccini inserito nel milleproroghe, una volta approvato definitivamente, spiega che è stata depositata ieri “la proposta di legge della maggioranza in cui spingeremo per il metodo della raccomandazione che è quello che noi prediligiamo da un punto di vista politico, nel quale prevederemo delle misure flessibili di obbligo sui territori e, quindi, anche nelle regioni e nei comuni dove ci sono tassi più bassi di copertura vaccinale o emergenze epidemiche”.

A tal proposito, Grillo precisa di “non aver ancora parlato con l’assessore Saitta (assessore alla Sanità della Regione Piemonte e Coordinatore della Commissione Salute della conferenza delle Regioni ndr) ma mi sembra chiaro innanzitutto che il decreto deve essere ancora convertito, dopodiché loro hanno tutto il diritto di fare riscorsi ma noi abbiamo già depositato il nostro disegno di legge della maggioranza”. Quanto alla presa di posizione dei presidi italiani, “è una polemica assolutamente surreale e tardiva”, dice la ministra Grillo, perché “l’autocertificazione è un atto deciso dal precedente governo, e utilizzato per tutto il 2017, che è stato solo proseguito anche per il 2018“. “Mi sembra dunque surreale ricevere questo ennesimo attacco politico – aggiunge – ma ormai ho le spalle larghe e mi sono abituata”.

“L’autocertificazione – ribadisce – è stata usata per tutto il 2017, e la presa di posizione dei presidi arriva tardi rispetto a una circolare che è di più di un mese fa. Non esiste tra l’altro – precisa – alcuna circolare Grillo, ma una circolare Grillo-Bussetti che riprendeva l’autocertificazione utilizzata appunto per tutto il 2017”. Misura adottata perché “in mancanza di un’anagrafe vaccinale nazionale, che la Lorenzin non ha fatto, non volevamo caricare di oneri ulteriori i cittadini. Ribadisco però che autocertificare non significa certificare il falso, perché sennò – fa notare la ministra – ti becchi sei mesi di carcere”. Infine un messaggio ai presidi: “Mi spiace che non sono il loro ministro ma sono sempre disponibile a un confronto e le strutture sanitarie sono a loro disposizione qualora ne avessero bisogno per qualunque necessità”.

LE REAZIONI – Le reazioni non si fanno attendere. “Qualcuno spieghi al ministro @GiuliaGrilloM5S che l’autocertificazione prevista dalla legge è norma transitoria in attesa della data perentoria in cui presentare le certificazioni” scrive su Twitter l’ex ministra della Salute, Beatrice Lorenzin. “La sua proroga – continua il tweet – serve solo ad attendere la norma @PaolaTavernaM5S per eliminare obbligo”.

La senatrice del Pd Teresa Bellanova osserva che “grazie alla legge Lorenzin, i livelli di copertura vaccinale stavano risalendo anche nelle regioni più carenti. Ora arriva l’obbligo flessibile, una figura retorica folle comprensibile solo alla Grillo. I presidi italiani stanno solo esprimendo considerazioni di buonsenso, altro che polemiche. Il governo rispetti le leggi a tutela della salute della popolazione, bambini e adulti”.

“Leggiamo con sorpresa le dichiarazioni della ministra Grillo che vorrebbe attuare una sorta di flessibilità tra le regioni sull’obbligatorietà vaccinale” dichiara Maria Rizzotti, vice presidente dei senatori Fi. “Si fa riferimento – aggiunge – a un disegno di legge presentato al Senato dai 5 Stelle e dalla Lega, ma ancora non disponile, in cui si prevederebbe che ogni regione potrebbe decidere sull’obbligatorietà vaccinale autonomamente in base a parametri ancora non chiari. Insomma ancora confusione, ancora tutto lasciato alla burocrazia”.

“La modalità di raccomandazione attiva” per le vaccinazioni “stile paesi nordici è nel programma 5 Stelle e mi trova pienamente d’accordo – dice all’Adnkronos la senatrice M5S Elena Fattori – La variabilità degli obblighi a livello regionale era stata esclusa nella scorsa legislatura perché potrebbe mettere in difficoltà le famiglie che si spostano sul territorio italiano. Una modalità del genere richiede un investimento economico importante”.

“Quando ci sarà il testo dettagliato potrò esprimere un giudizio più puntuale. Mi auguro una costruttiva discussione parlamentare con una larga condivisione e la possibilità eventualmente di contribuire al testo in maniera del tutto trasversale in modo da sottrarre un tema di salute pubblica dalle diatribe politiche. Mi auguro altresì che la discussione parlamentare sarà basata su evidenze scientifiche”, sottolinea Fattori, biologa, che nei giorni scorsi al Senato ha votato in dissenso dal suo gruppo sull’emendamento che fa slittare di un anno l’obbligo vaccinale per l’iscrizione alla scuola dell’infanzia e ai nidi.

GLI ESPERTI – L’autocertificazione non è utilizzabile in sanità e per quanto riguarda i vaccini, oltre a mettere in crisi l’obbligo vaccinale, contrasta anche con la normativa vigente sulla sburocratizzazione che testualmente recita: “I certificati medici, sanitari (…) non possono essere sostituiti da altro documento”. E’ quanto sostiene, in sintesi, il Collegio dei professori ordinari di Pediatria che “manifesta profondo dissenso e preoccupazione per il depotenziamento dell’obbligo vaccinale legato alla possibilità di autocertificare, in base alla circolare del ministero del 5 luglio, le vaccinazioni del bambino all’ingresso nelle istituzioni scolastiche da 0 a 16 anni”. L’autocertificazione, secondo i docenti, “allenta le maglie del controllo e aumenta il rischio che un numero crescente di bambini accedano alla comunità scolastica senza le necessarie protezioni nei confronti di malattie che possono sconvolgere la loro vita e quella delle loro famiglie”. “I sostenitori ’no-vax’ – proseguono gli esperti – non hanno mai visto giungere al pronto soccorso pediatrico un bambino non vaccinato in coma per encefalite da morbillo, o un lattante in apnea per pertosse, o un neonato con compromissione neurologica, cieco e sordo a causa della rosolia contratta dalla madre in gravidanza”.

Di Maio: “Iva non aumenterà”

cms_9933/di_maio_dubbioso_1_ipa-fg.jpgL’Iva non aumenterà”. A ribadirlo a ’In Onda’ su La7 è il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio sottolineando che “si parla di ritoccare l’Iva per non farla aumentare. Questo è il nostro obiettivo nel contratto di Governo. E’ chiaro che in questo momento si gioca con noi, molto con il governo”, sottolinea. Nel contratto, rileva, “c’è scritto che ai commercianti e ai consumatori non dobbiamo aumentare l’Iva e che non si mettono le mani nelle tasche dei cittadini italiani”. “Con il ministro dell’Economia Giovanni Tria c’è una perfetta sintonia – ha voluto poi sottolineare – Poi si può raccontare che questo governo si fa le guerre, facciano pure”.

Gli 80 euro, rileva, “sono sgravi Irpef per dare più soldi in busta paga. E’ un bene ma non è abbastanza. Bisognerebbe dare molto di più in busta paga. Gli 80 euro si chiamava bonus perché facevano parte della campagna elettorale permanente di Renzi che aumentava l’Imu agli agricoltori per finanziare gli 80 euro. Il nostro obiettivo è non tirare la coperta e scoprire dall’altra. Servono risorse fresche per intervenire sui problemi degli italiani: lavoro, tassazione e pensione”.

Tav – “E’ 30 anni che il progetto è stato lanciato. In oltre 10 anni si prova ad avanzare. E’ un’opera in cui nessuno crede più. Quando è stato progettato si doveva fare il corridoio Lisbona – Kiev, poi Lisbona si è ritirato e ora non esiste più”, ha detto ancora Di Maio aggiungendo: “Il fatto che si debbano pagare penali è una balla. Non si devono pagare le penali”.

Pareggio bilancio – “Siamo l’unico paese che ha all’interno della propria Costituzione ha il pareggio di bilancio. Credo che questa sia una norma che in futuro vada superata“, ha affermato il vicepremier. Adesso, ha aggiunto, “non ci siamo messi al lavoro su questo perché dal punto di vista costituzionale preferisco mettermi al lavoro da settembre sul taglio dei parlamentari”.

Salvini e Di Maio: “80 euro restano”

cms_9933/dimaio_salvini5_fg.jpgGoverno al lavoro sulla manovra mentre si infiamma il dibattito sugli 80 euro. Prima fonti di Palazzo Chigi poi gli stessi vicepremier assicurano che non ci sarà l’abolizione del bonus introdotto dal governo Renzi.

“Si smentiscono alcuni titoli di giornali che parlano di ’abolizione 80 euro per finanziare flat tax’ o ’via gli 80 euro per gli sgravi fiscali’” hanno fatto sapere fonti del governo. A seguire sono arrivate le dichiarazioni di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. “Il governo non pensa di togliere gli 80 euro e non vuole aumentare l’Iva – ha detto il ministro dell’Interno – Lavoriamo per attuare il programma. Spiace dover rincorrere alcune indiscrezioni dei giornali, palesemente false e che servono solo per riempire le pagine dei quotidiani in agosto”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico. “Non so chi abbia inventato questa cosa degli 80 euro e quella dell’aumento dell’Iva. Il governo è compatto sulla volontà di non mettere le mani in tasca ai cittadini, come è stato fatto in passato. Non vogliamo fare il gioco delle tre carte, non tireremo la coperta, vogliamo essere autentici con una manovra rigorosa e coraggiosa” ha sottolineato Di Maio, incontrando i giornalisti davanti a Palazzo Chigi.

Questa mattina ai microfoni di Giorgio Zanchini a Radio anch’io, Massimo Garavaglia, viceministro dell’Economia, ha detto che “è molto meglio avere una riduzione strutturale delle tasse piuttosto che un bonus che resta sempre appeso. Non si tolgono gli 80 euro, vengono messi come riduzione fiscale anziché come esborso” ha spiegato Garavaglia.

Ieri era stato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in un’intervista a ’Il Sole 24 ore’ a osservare che “per com’è stato costruito, il bonus da 80 euro crea complicazioni infinite, a partire dai molti contribuenti che l’anno dopo scoprono di aver perso o acquisito il diritto per cambi anche modesti di reddito. Ma proprio per la delicatezza del tema, è importante ribadire che tutto il sistema va rivisto con la garanzia che nessuno perda nel passaggio dal vecchio al nuovo”.

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10 Agosto 2018