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Tensione Siria, arrivano i missili di Trump

Tensione Siria, arrivano i missili di Trump

cms_8916/russia_jet_iran_afp.jpgSale la tensione dopo l’attacco chimico a Douma, attribuito alle forze del regime. Che possa esserci un attacco militare degli Stati Uniti in Siria non sembra più così improbabile, al punto che Eurocontrol ha lanciato un’allerta, invitando a fare attenzione a volare sopra la Siria. E alla la Russia che ha avvertito che risponderà a un eventuale attacco americano, è arrivata pronta la riposta via Twitter di Trump: “Preparati Russia, perché i missili arriveranno, belli nuovi ed ’intelligenti’”.

L’inviato Onu di Mosca, Vasily Nebenzia, avea chiesto agli Stati Uniti di non agire e avvertito Washington che “si assumerà la responsabilità” di qualsiasi “avventura militare illegittima” intrapresa. Mentre l’ambasciatore di Mosca in Libano, Alexander Zasypkin, è andato oltre dichiarando alla televisione di Hezbollah al-Manar che “se ci sarà un raid degli americani, in linea con le dichiarazioni di Putin e Gerasimov (il capo di stato maggiore russo, ndr), i missili e i lanciatori da cui sono partiti saranno abbattuti”.”Dovremmo escludere uno scontro, quindi siamo pronti a negoziati”, ha aggiunto il diplomatico.

Il generale Valery Gerasimov lo scorso marzo aveva detto di avere informazioni secondo cui gli Stati Uniti stavano pianificando un attacco con armi chimiche in Siria da attribuire ad altri e da impiegare come pretesto per un raid. Se tale raid avesse messo in pericolo vite di russi, Mosca avrebbe risposto colpendo i missili e i loro lanciatori, aveva quindi affermato. La Russia nel frattempo ha posto il veto alla risoluzione americana, presentata al consiglio di Sicurezza Onu per un meccanismo che chiarisca la responsabilità degli attacchi chimici in Siria.

Gli Stati Uniti dal canto loro tirano dritto con il presidente Usa che non arretra di un passo: arriverà una risposta “forte” contro il regime di Bashar al Assad, ha garantito il presidente Trump che in un tweet ha voluto avvertire Mosca: “La Russia afferma che abbatterà ogni missile che sarà sparato contro la Siria. Preparati Russia, perché arriveranno, belli nuovi ed ’intelligenti’”. “Non dovreste essere alleati con l’animale che uccide con il gas”, ha poi aggiunto, condannando ancora i russi per la loro vicinanza a Bashar Assad “che uccide il proprio popolo e se ne rallegra”.

Secondo il Wall Street Journal un cacciatorpediniere Usa con missili guidati starebbe già navigando verso la costa della Siria. E l’amministrazione starebbe lavorando per ottenere un sostegno internazionale per un raid.

James Mattis, segretario alla difesa degli Stati Uniti, non ha escluso alcuna azione militare, si legge sul ’Mail online’, mentre l’ambasciatore statunitense all’Onu, Nikki Haley, ha avvertito che Washington sarebbe pronta a “rispondere” all’attacco, indipendentemente dal Consiglio di sicurezza.

In prima linea con gli Usa ci sono anche Francia e Gran Bretagna che continuano a discutere di possibili azioni militari. La Francia annuncerà “nei prossimi giorni”, ha detto Macron, quale sarà la sua riposta al presunto attacco chimico, precisando che le eventuali misure non prenderanno di mira alleati di Damasco, ma colpiranno “le capacità chimiche” del regime di Bashar al Assad.

Il governo siriano, che ha negato di aver condotto l’attacco chimico, ha messo nel frattempo le sue forze in “alta allerta”.

Jet Usa da Sigonella verso la Siria

cms_8916/Boeing_P_8A_Poseidon_Wikipedia_cc_by_sa.jpgDue aerei militari Boeing P-8A Poseidon della Us Navy sono decollati oggi dalla base di Sigonella, in Sicilia, alla volta dei cieli siriani. Questo avviene mentre sale la tensione tra Washington e Mosca, dopo il presunto attacco chimico a Douma attribuito alle forze del regime. Al monito della Russia, che ha avvertito che distruggerà ogni eventuale missile sparato dagli Stati Uniti contro obiettivi in Siria, Donald Trump ha risposto con un tweet inequivocabile: “La Russia afferma che abbatterà ogni missile che sarà sparato contro la Siria. Preparati Russia, perché arriveranno, belli nuovi e ’intelligenti’“.

“Non dovreste essere alleati con l’animale che uccide con il gas”, ha aggiunto il presidente americano condannando ancora i russi per la loro vicinanza a Bashar al-Assad “che uccide il proprio popolo e se ne rallegra”.

In risposta a Trump la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha scritto che “missili intelligenti devono colpire i terroristi e non un governo legittimo che per anni è stato impegnato a combattere il terrorismo internazionale sul proprio territorio”.

CORSA AGLI ARMAMENTI – In un altro tweet Trump ha sottolineato che il rapporto degli Usa con la Russia “non è mai stato così negativo, questo comprende anche la Guerra Fredda. E non c’è motivo per cui questo accada. La Russia ha bisogno di noi per la sua economia, qualcosa che sarebbe facile da ottenere, e noi abbiamo bisogno che tutte le nazioni collaborino. Stop alla corsa agli armamenti?“.

Quest’ultima frase ha suscitato la reazione ironica di Mosca. “Grande idea! C’è la proposta di cominciare con la distruzione di armi chimiche. Quelle americane!”, ha scritto su Facebook la portavoce Zakharova.

La Russia si è schierata ancora una volta contro l’uso disinvolto di Twitter da parte del presidente americano come strumento diplomatico. “Noi non partecipiamo alla diplomazia su Twitter – ha scandito il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, in un riferimento ai ’cinguettii’ di Trump nei quali avverte Mosca di prepararsi al lancio di missili in Siria – Noi abbiamo un approccio serio”. “Noi crediamo anzitutto – ha aggiunto, citato dalla Tass – che sia importante non fare passi che potrebbero danneggiare questa situazione fragile”.

ATTACCO DOUMA – L’intelligence americana, in raccordo con quelle di altri Paesi, sta ancora valutando le informazioni sull’attacco chimico di Douma attribuito al regime di Damasco, ma il Pentagono è “pronto” a fornire al presidente Trump le opzioni per un eventuale raid in Siria. Lo ha detto il segretario alla Difesa americano Jim Mattis, parlando con i giornalisti. “Stiamo ancora valutando le informazioni di intelligence, noi e i nostri alleati, stiamo ancora lavorando su questo”, ha precisato, salvo poi sottolineare che “siamo pronti a fornire le opzioni militari, se appropriate, come deciso dal presidente”.

Secondo il generale russo Viktor Poznikhir, numero due del dipartimento operativo dello Stato maggiore di Mosca, ci sarebbero i caschi bianchi, organizzazione di volontari vicini ai ribelli, dietro l’attacco a Douma. “I caschi bianchi – ha denunciato – hanno ancora una volta messo in scena davanti alle telecamere un attacco chimico contro i civili nella città di Douma”.

Da domani la Russia dispiegherà nella città la polizia militare, “per assicurare la sicurezza, mantenere il rispetto della legge e l’ordine, organizzare assistenza alla popolazione locale” ha reso noto il generale Viktor Poznikhir, citato dalla Tass.

JET USA PARTITI DA SIGONELLA – Intanto si registra un’intensa attività di pattugliamento in prossimità dei cieli siriani da parte delle forze Usa e della Nato. A riferire che due aerei militari Boeing P-8A Poseidon della Us Navy sono decollati oggi dalla base di Sigonella, in Sicilia, è stato l’account Twitter ItaMilRadar.

Il primo, per pattugliare l’area al largo del porto siriano di Latakia, nei cui pressi si trova una base militare russa, il secondo per svolgere attività di pattugliamento verso est. Un Boeing E-3 della Nato ha invece svolto attività di pattugliamento nei pressi del confine tra Turchia e Siria.

Eurocontrol ha rilanciato l’allerta della European Aviation Safety Agency. Il monito è a fare attenzione al traffico aereo nel Mediterraneo orientale e nell’area di Nicosia “a causa del possibile avvio di raid in Siria con missili aria terra e con missili cruise nelle prossime 72 ore”.

Le forze del regime di Bashar al-Assad e quelle alleate stanno lasciando i principali aeroporti e basi militari della Siria temendo un possibile attacco da parte degli Stati Uniti, fanno sapere gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani.

GENTILONI: SCOMMETTERE SULLA PACE – “La tragedia della Siria, da 7 anni, sembra non finire mai. Dobbiamo dire molto chiaramente che l’uso di armi di chimiche da parte di Assad non può essere tollerato, le immagini di bambini intossicati non possono lasciarci indifferenti”. Lo ha detto Paolo Gentiloni parlando all’incontro Cuamm ’Emergenza Sud Sudan’.

“E dobbiamo dire che se dobbiamo immaginare una soluzione stabile e duratura della crisi siriana, oltre a rispondere a dei crimini, dobbiamo innanzitutto lavorare per la pace, dare spazio alle Nazioni Unite e ai tavoli negoziali. Dobbiamo scommette sulla pace”, ha aggiunto il premier.

SALVINI: ITALIA DICA NO A INTERVENTO MILITARE – Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto “al presidente Gentiloni una presa di posizione netta dell’Italia contro ogni ulteriore e disastroso intervento militare in Siria. Non vorrei che motivi economici, esigenze di potere o il presunto utilizzo mai provato di armi chimiche mai trovate in passato, scatenassero un conflitto che può diventare pericolosissimo”.

“Non è normale secondo me, e lo dico da uno che è stato contento per la sua elezione, che il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, twitti come se nulla fosse ’arrivano i missili’” dice Salvini in diretta Facebook. “I missili – aggiunge – raramente sono intelligenti e raramente hanno risolto i problemi”. E quindi, “caro Trump, cara Unione europea, caro governo italiano pur sfiduciato: fermatevi. Non siamo complici di altro sangue. Si ragiona col dialogo, non con le sanzioni”.

“Questi missili partono perché? Perché pare, si dice, si narra che siano state usate armi chimiche. Ma ve le ricordate le armi chimiche di Saddam? Sicuramente ci sono depositi di armi chimiche. Risultato: zero. Palle, menzogne, fake news. Non sentite puzza di guerra nascosta sotto le fake news?” chiede il leader del Carroccio.

DI MAIO: TROVARE SOLUZIONE ALTERNATIVA A BOMBARDAMENTI – “Proprio perché siamo alleati degli Usa si deve consigliare i nostri alleati in un’ottica di pace” e in tal senso “avviare le nostre diplomazie”, perché “bisogna trovare una soluzione che non preveda bombardamenti”. Così Luigi Di Maio, parlando della questione Siria a Porta a Porta. E a chi smentisce l’uso di gas da parte di Assad, il leader M5S risponde: “Chi dice che sono fake news o è già stato in Siria o sta speculando”.

I 7 anni dell’orrore in Siria

cms_8916/siria_guerra_ftg.jpgOltre 350mila persone uccise, intere città devastate o rase al suolo e milioni di profughi. Da 7 anni la guerra in Siria, iniziata come protesta contro il regime di Bashar al-Assad, si è trasformata in una guerra civile. Uno scontro presto degenerato in un bagno di sangue che non ha mai trovato soluzione, nonostante accordi, tregue mai rispettate e trattative di pace andate in fumo. Ma come è iniziato il conflitto e quali sono i principali protagonisti di quello che l’Onu ha ribattezzato “il peggior disastro umanitario dalla guerra fredda”?

UN CONFLITTO LUNGO 7 ANNI – Più di sette anni fa, nel marzo 2011, nella provincia meridionale di Daraa scoppiano inedite proteste contro Bashar al-Assad, che poi dilagano nel resto del Paese. Assad revoca lo stato d’emergenza in vigore dal 1963, ma la risposta alla rivolta è comunque una violenta repressione e le proteste si trasformano presto in conflitto armato.

L’anno seguente la Siria accetta un piano di pace che prevede il cessate il fuoco proposto dall’allora inviato speciale dell’Onu Kofi Annan e il 14 aprile il Consiglio di Sicurezza decide l’invio di 300 osservatori militari incaricati di monitorare l’attuazione del cessate il fuoco. Ma a luglio l’opposizione accusa le forze fedeli ad Assad di aver ucciso 250 persone nel villaggio di al-Turaymisah (Tremseh), nella provincia di Hama. E cinque giorni dopo in un attacco suicida rivendicato dai ribelli muoiono stretti collaboratori di Assad: tra le vittime ci sono il ministro della Difesa, Dawoud Rajiha, e il cognato del leader siriano, Assef Shawkat.

LA ’LINEA ROSSA’ DI OBAMA – Intanto i ribelli dell’Esercito libero siriano prendono il controllo di Aleppo. Ad agosto Kofi Annan parla di una “missione impossibile” e si dimette dall’incarico di inviato speciale dell’Onu per la Siria. Barack Obama lancia un ultimatum ad Assad: la “linea rossa” degli Stati Uniti in Siria è l’uso di armi chimiche. Ma nell’agosto del 2013 si verifica la strage della Ghouta. Il regime è accusato di aver ucciso più di 1.400 persone in un attacco chimico nella notte alla periferia di Damasco.

Dal canto suo, Damasco annuncia che consentirà a ispettori dell’Onu di indagare sull’uso di armi chimiche e ad ottobre l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (Opac) e l’Onu annunciano l’avvio delle operazioni del programma di disarmo. L’anno successivo l’Opac conferma il trasferimento fuori dalla Siria delle ultime tonnellate di materiale.

ARMI CHIMICHE – Tra il gennaio e il febbraio del 2014 i colloqui di pace sotto l’egida dell’Onu avviati a Ginevra il 22 gennaio si rivelano un fallimento. La delegazione di Damasco si rifiuta di discutere della formazione di un governo di transizione. A settembre l’Opac afferma di avere “conferme convincenti” sull’uso di agenti chimici in Siria e qualche settimana più tardi le forze Usa e cinque alleati arabi (Bahrain, Arabia Saudita, Qatar, Giordania ed Emirati Arabi Uniti) lanciano i primi raid contro obiettivi dell’Isis in Siria.

LA MINACCIA ISIS – L’Isis prende il controllo di Palmira nel maggio 2015, rendendosi responsabile di un’infinità di atrocità e distruzioni nel sito archeologico. Pochi giorni dopo il gruppo Jaish al-Fatah (Esercito della conquista) rivendica di avere il quasi totale controllo della provincia di Idlib, ad eccezioni di alcuni piccoli villaggi. A settembre dello stesso anno, la Russia effettua i primi raid aerei in Siria e il 24 novembre un jet russo viene abbattuto dalle forze turche sul confine con la Siria.

Ma è solo nel marzo del 2016 che le forze siriane con l’appoggio dei russi “liberano” Palmira dall’Is, che tornerà poi a dicembre a prendere il controllo della città, per essere nuovamente respinto a marzo. Intanto ad agosto, la Turchia avvia l’operazione ’Scudo dell’Eufrate’ nel Nord della Siria. Nella campagna militare vengono colpiti obiettivi dell’Isis ma anche dei curdi. Il 22 dicembre 2017 le forze siriane con l’appoggio dei russi e di Hezbollah, riconquistano Aleppo e il 29 entra in vigore il cessate il fuoco concordato da Russia, Iran e Turchia che esclude l’Is e Jabhat Fatah al-Sham.

I COLLOQUI FALLITI – Nel gennaio del 2017 ad Astana si tiene il primo round di consultazioni tra Damasco e rappresentanti dell’opposizione armata siriana su iniziativa di Russia, Turchia e Iran. Nuovi colloqui vengono poi organizzati a febbraio, a Ginevra, con dei colloqui di pace che si concludono a inizio marzo, di fatto senza risultati significativi. A marzo Ginevra ospita un quinto round di colloqui sotto l’egida dell’Onu tra rappresentanti di Damasco e delle opposizioni siriane.

LA STRAGE DI KHAN SHEIKHOUN – Il 4 aprile 2017 arrivano le prime notizie di decine di persone rimaste uccise in un presunto attacco chimico. E’ la strage di Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib. Come risposta, gli Usa colpiscono la base aerea siriana di Shayrat, nella provincia di Homs, da dove sarebbero decollati i velivoli responsabili dell’attacco contro Khan Sheikhoun. La base viene colpita da 59 missili lanciati dai cacciatorpedinieri USS Porter e USS Ross nel Mediterraneo orientale.

L’ATTACCO CHIMICO A DOUMA – Tre giorni fa, almeno 100 persone sono morte in un sospetto attacco chimico a Douma, roccaforte dei ribelli nella Ghuta orientale. Secondo quanto reso noto dall’associazione di beneficenza ’Medical Care and Relief Organizations’ (USOSSM) “molte delle vittime erano donne e bambini e presentavano sintomi consistenti con l’inalazione di gas tossico”. Il presidente americano Donald Trump ha promesso una risposta “forte” all’attacco chimico sferrato a Douma, attribuito alle forze del regime. Francesi e statunitensi sarebbero pronti a un intervento contro Damasco, la Russia è contraria.

LE VITTIME – L’Osservatorio siriano per i diritti umani, un gruppo di monitoraggio con sede nel Regno Unito, ha documentato la morte di 353.900 persone dal 2011 al marzo 2018, inclusi 106mila civili. A questo bilancio vanno aggiunte 56.900 persone disperse o presumibilmente morte. Il gruppo ha anche stimato 100mila morti non ancora documentate.

CHI SOSTIENE CHI – I principali sostenitori del regime di Assad sono Russia e Iran, mentre Turchia e Arabia Saudita supportano gruppi diversi di ribelli, che vogliono rovesciare Assad. La Russia dispone diverse basi militari in Siria e Mosca ha aiutato l’esercito siriano a riconquistare alcune città controllate dai ribelli, tra cui Aleppo. Usa, Regno Unito, Francia e altri Paesi occidentali hanno invece sostenuto in vario modo i ribelli ’moderati’. Gli Stati Uniti, però, hanno via via diminuito l’appoggio alle milizie.

UN PAESE DIVISO – Il governo ha riconquistato il controllo delle più grandi città della Siria, ma gran parte del Paese è ancora in mano a gruppi ribelli e dall’alleanza delle Forze Democratiche Siriane (SDF) a guida curda. La più grande roccaforte dell’opposizione si trova nella provincia nord-occidentale di Idlib, che ospita oltre 2,6 milioni di persone. L’SDF controlla la maggior parte del territorio a Est dell’Eufrate, compresa Raqqa, fino al 2017 capitale de facto del Califfato che ora controlla solo poche zone in tutto il territorio siriano.

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Data:

12 Aprile 2018