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Tensione Usa-Cuba: via i diplomatici

cms_7330/Ambasciata_usa_Havana_Fg.jpgGli Stati Uniti hanno deciso di ritirare gran parte del personale dell’ambasciata dell’Avana, circa il 60 per cento, a seguito degli “attacchi sonori” subiti da alcuni funzionari della missione diplomatica. La decisione, della quale ha riferito per prima l’emittente Cbs, giunge tre giorni dopo l’incontro tra il segretario di Stato Rex Tillerson e il ministro degli Esteri cubano, Bruno Eduardo Rodríguez Parrilla.

Una fonte Usa ha riferito che nel corso dell’incontro Tillerson ha ritenuto di non avere ottenuto rassicurazioni convincenti da parte cubana riguardo alla sicurezza del personale dell’ambasciata.

Il Dipartimento di Stato inviterà anche gli americani a non visitare Cuba, poiché alcuni degli attacchi sonori si sono verificati all’interno degli alberghi.

Nell’ambasciata dell’Avana rimarrà solamente il “personale di emergenza”, mentre tutto il personale non essenziale e le loro famiglie, verranno rimpatriati. Inoltre, gli Stati Uniti hanno sospeso tutte le operazioni di rilascio visti fino a nuovo ordine. “Fino a quando il governo cubano non potrà assicurarci la sicurezza del nostro staff, ridurremo il personale ai casi di emergenza”, ha chiarito il dipartimento di Stato.

Sono 21 i funzionari di ambasciata che hanno riportato danni alla salute a causa dei presunti attacchi sonori. L’Avana ha negato qualsiasi coinvolgimento.

Finora, gli Stati Uniti non hanno accusato direttamente Cuba degli attacchi. “Non abbiamo escluso la possibilità che sia coinvolto un Paese terzo”, ha spiegato ancora il dipartimento di Stato, aggiungendo che l”indagine continua”.

In una nota il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha assicurato che le relazioni tra Washington e l’Avana proseguiranno. “La decisione di ridurre la nostra presenza diplomatica è stata presa per garantire la sicurezza del nostro personale – ha detto il capo della diplomazia americana – La salute e il benessere del nostro staff all’ambasciata sono la nostra più grande preoccupazione. Continueremo ad indagare in modo aggressivo su questi attacchi fino a quando il problema non sarà risolto”.

Il governo cubano ha definito “affrettata” e destinata ad avere conseguenze sulle relazioni bilaterali la decisione degli Stati Uniti di richiamare oltre la metà dei diplomatici dell’ambasciata all’Avana.

Catalogna, elettori occupano i seggi

cms_7330/catalogna.jpgGruppi di genitori catalani, studenti e attivisti indipendentisti hanno iniziato oggi ad occupare le scuole dove verranno allestiti domenica i seggi per il referendum secessionista che Madrid ha dichiarato illegale. L’associazione Escoles Obertes, sostenuta dai genitori degli studenti, ha organizzato insieme ad altri comitati attività, feste e anche pigiama party da svolgere da questa sera in poi all’interno delle scuole per garantire che rimarranno aperte domenica per il voto.

In questo modo si intende sfidare l’ordine dei giudici di chiudere le scuole per impedire che vengano usate come seggi elettorali.

Intanto, il capo dei Mossos, la polizia catalana, Josep Llus Trapero, ha dovuto, suo malgrado, rispettare le indicazioni arrivate dalla magistratura ordinando che domenica mattina alla sei si chiudano i centri di votazione – quindi anche le scuole occupate – e si sequestrino le urne, ma senza ricorrere alla forza.

Nell’ordine più volte si ribadisce il divieto di usare la forza, soprattutto di fronte a manifestazioni di ’disobbedienza passiva’, e si esortano gli agenti a cercare di favorire “la mediazione per contribuire al mantenimento della pace sociale e della convivenza”. La polizia catalana potrà chiedere l’appoggio alla Guardia Civil – che è quella che ha condotto nei giorni scorsi gli arresti dei funzionari catalani e le perquisizioni – e alla Policia Nacional.

I partiti e le organizzazioni indipendentiste catalane chiudono oggi la campagna per il referendum di domenica con una grande manifestazione e successivo concerto a Barcellona. Sul palco, di fronte a decine di migliaia di persone, i rappresentanti della Generalitat, il governo catalano, il presidente Carles Puigdemont, e il vice presidente Oriol Junqueras, insieme agli esponenti di tutte le altre formazioni che appoggiano il referendum.

BARCELLONA: REFERENDUM SI FARA’ – Il referendum sulla secessione della Catalogna si farà, sono pronti 2.315 seggi per il voto di domenica, ha dichiarato oggi il governo autonomo catalano in una conferenza stampa a Barcellona, in aperta sfida al governo centrale di Madrid.

L’esecutivo catalano – rappresentato dal portavoce Jordi Turull, il ministro degli Esteri Raul Romeva e il vice presidente della Generalitat Oriol Junqueras – ha garantito che il referendum si terrà domenica dalle nove alle venti malgrado i “tentativi di chiudere i seggi”. Alle urne, hanno detto, sono chiamati 5,3 milioni di catalani.

IL NO DI MADRID – “Non ci sarà nessun referendum” in Catalogna, la dura risposta di Madrid alla Catalogna. Al termine del Consiglio dei ministri, il portavoce del governo spagnolo, Inigo Mendez de Vigo, ha avvertito che “i responsabili di questa situazione risponderanno davanti ai Tribunali in forma personale e patrimoniale”, riferisce il quotidiano catalano La Vanguardia.

Mendez de Vigo ha avvertito il presidente della Generalitat Carles Puigdemont e il suo vice Oriol Junqueras che il loro comportamento manifesta “reiterata disobbedienza e grave slealtà”.

Il primo ottobre, ha affermato il portavoce, “non vi sarà alcun referendum” in Catalogna. “Questo è un processo illegale fin dal suo inizio e il governo impedirà che possa realizzarsi”, ha detto Mendez de Vigo, sottolineando come la consultazione si svolga fuori dalla legalità e sia priva di garanzie.

Il governo spagnolo ha escluso che i vertici della Generalitat catalana possano essere degli interlocutori per il primo ministro Mariano Rajoy all’indomani del referendum. E’ quanto sottolinea El Pais. Fonti governative, scrive il quotidiano, sono state ancora più esplicite nello spiegare che nessun membro del governo catalano né il partito separatista antisistema Cup che lo sostiene potranno aprire alcun tipo di dialogo con il governo di Madrid dopo lo svolgimento del referendum.

PUIGDEMONT: SERVE SOLUZIONE POLITICA– “Il popolo della Catalogna vuole decidere il suo futuro democratico e l’unico metodo possibile è il referendum” ha detto, intervistato dal Tg5, Carles Puigdemont. “A Rajoy dico che la questione non si risolve con giudici, guerra sociale, ma che la soluzione deve essere politica, serve un dialogo che sono disposto a portare avanti dalla notte dell’1 ottobre, dopo il referendum”. “L’Europa – ha concluso – deve intervenire sul rispetto di diritti civili che sono calpestati in Catalogna”.

SPAZIO AEREO – Intanto le autorità spagnole hanno chiuso lo spazio aereo a elicotteri e ultraleggeri per impedire che siano prese foto dall’alto di eventuali manifestazioni che dovessero tenersi nelle prossime ore a Barcellona, in coincidenza con il referendum. L’aviazione civile spagnola, secondo quanto riferito da El Mundo, ha disposto questa restrizione fino a lunedì 2 ottobre.

Pedopornografia, dal Canada mandato d’arresto per diplomatico vaticano

cms_7330/Vaticano_notte_Adn.jpgMonsignor Carlo Capella, il diplomatico del Vaticano che ad agosto era stato richiamato dalla nunziatura a Washington a causa di un’inchiesta per pedopornografia, ora è ricercato in Canada per le stesse accuse. Il dipartimento di polizia di Windsor, in Ontario, ha annunciato oggi che ha spiccato un mandato d’arresto per Capella, che ha 50 anni, accusato di aver caricato materiale pedopornografico su un social network mentre si trovava in visita in un’istituzione religiosa di Windsor tra il 24 e il 27 dicembre, cioè durante le festività natalizie, del 2016.

Le autorità canadesi hanno quindi incriminato il prelato, che ora si trova in Vaticano, per essere entrato in possesso e aver distribuito materiale pedopornografico. La polizia canadese ha detto di aver avviato le indagini a febbraio scorso, mesi prima che il dipartimento di Stato Usa contattasse, ad agosto, la segreteria di Stato vaticana per comunicare le indagini in corso.

Secondo fonti del dipartimento di Stato, gli Stati Uniti chiesero al Vaticano di rinunciare all’immunità diplomatica per Capella ma la Santa Sede si è rifiutata facendo rientrare Capella in Vaticano dove è stata avviata un’indagine a suo carico.

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29 Settembre 2017