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TERESA MATTEI

In seno all’Assemblea Costituente era la più giovane e per questo la chiamavano “la ragazza di Montecitorio”. Teresita Mattei, nata a Genova (Quarto) il 1° febbraio 1921, terza dei sette figli di Ugo Mattei, un avvocato liberale, e Clara Friedman, figlia di un glottologo. Nel 1938, a 17 anni, la espulsero dal liceo classico Michelangelo di Firenze e fu radiata da tutti gli istituti del Regno perché, dopo aver ascoltato in classe l’intervento del professor Santarelli, inviato nelle scuole a far propaganda razzista, si era alzata in piedi dichiarando: «Io esco perché non posso assistere a queste vergogne».

Prese comunque il diploma di maturità quell’anno come privatista, su consiglio del professor Piero Calamandrei. Militò come partigiana con il nome di battaglia “Chicchi”, durante la resistenza. Il fratello Gianfranco, partigiano come lei, fu catturato nel 1944 dai nazisti e portato nel carcere di via Tasso a Roma dove, per timore di non resistere alle torture e tradire i compagni, si impiccò con la cintura dei pantaloni. Teresa, catturata dalle SS durante il viaggio verso Firenze, fu anche lei barbaramente seviziata e violentata, ma riuscì a fuggire.

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Si laureò in filosofia a Firenze il 3 giugno del 1944.

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Fece parte dell’Assemblea Costituente .

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A lei si deve l’ impegno per la parità tra uomini e donne che ebbe massima espressione nella scelta della mimosa come il simbolo della festa delle donne: “Scegliamo un fiore povero, facile da trovare nelle campagne” , nelle lotte per l’accesso delle donne alla magistratura e a ogni carriera e nella stesura dell’articolo 3 della Costituzione, ai sensi del quale tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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Riporto le sue parole in aula: […] “Noi salutiamo quindi con speranza e con fiducia la figura di donna che nasce dalla solenne carta costituzionale nazionale. Nasce e viene finalmente riconosciuta nella sua nuova dignità, nella conquista pienezza dei suoi diritti, questa figura di donna italiana finalmente cittadina della nostra Repubblica. Ancora poche Costituzioni nel mondo riconoscono così esplicitamente alla donna la raggiunta affermazione dei suoi pieni diritti. Le donne italiane lo sanno e sono fiere di questo passo sulla via dell’emancipazione e insieme dell’intero progresso civile e sociale. E’, questa conquista, il risultato di una lunga e faticosa lotta di interi decenni. […] In una società che da lungo tempo ormai ha imposto alla donna la parità dei doveri, che non le ha risparmiato nessuna durezza nella lotta per il pane, nella lotta per la vita e per il lavoro, in una società che ha fatto conoscere alla donna tutti quei pesi di responsabili e di sofferenza prima riservati normalmente solo agli uomini, che non ha risparmiato alla donna nemmeno l’atroce prova della guerra guerreggiata nella sua casa, contro i suoi stessi piccoli e l’ha spinta a partecipare non più inerme alla lotta, salutiamo finalmente con un riconoscimento meritato e giusto l’affermazione della completa parità dei nostri diritti. […] La nostra esigenza di entrare nella vita nazionale, di entrare in ogni campo di attività che sia fattivo di bene per il nostro paese, non è l’esigenza di affermare la nostra personalità e qui contrapponendola alla personalità maschile. […] Noi non vogliamo che le nostre donne si mascolinizzino, non vogliamo che le donne italiane aspirino ad una assurda identità con l’uomo; vogliamo semplicemente che esse abbiano la possibilità di espandere le proprie forze, tutte le loro energie, tutta la loro volontà di bene nella ricostruzione democratica del nostro Paese. Perciò riteniamo che il concetto informatore della lotta che abbiamo condotta debba stare alla base della nostra nuova Costituzione, rafforzarla, darle un orientamento sempre più sicuro. E’ nostro convincimento che nessun sviluppo democratico, nessun progresso sostanziale si produce nella vita di un popolo se esso non sia accompagnato da una piene emancipazione femminile.

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Negli anni successivi il suo impegno in Parlamento fu dedicato alla tutela del lavoro minorile e al il riconoscimento dei diritti delle donne lavoratrici. Sostenne il diritto delle donne ad entrare in magistratura e si batté affinché le condizioni di lavoro assicurassero alla madre e al figlio una adeguata protezione, rivendicò per le donne “non solo il diritto ma il dovere di lavorare”.

Nel 1947 fondò con, Maria Federici, l’Ente per la tutela morale del fanciullo. Il dissenso verso Togliatti le procurò, nel 1955, la radiazione dal PCI. Era diventata scomoda: nell’inverno del 1947 era rimasta incinta dalla relazione con un uomo sposato e si oppose a Togliatti che le aveva imposto di abortire. Teresa reagì: «le ragazze madri in Parlamento non sono rappresentate, dunque le rappresento io». La “maledetta anarchica” (come la chiamava Togliatti) ubbidì, ma non accettò passivamente l’imposizione del voto a favore dell’inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione (art. 7); per questo rifiutò di candidarsi alle elezioni del 18 aprile 1948. Per Teresa era diventato impossibile mantenere la fiducia nel comunismo sovietico soltanto perché i compagni italiani erano fedeli alla democrazia.

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Nonostante l’amarezza per quella decisione continuò negli anni il suo impegno sociale. E’ stata dirigente nazionale dell’Udi (Unione Donne Italiane). Sensibile all’impatto dei linguaggi audiovisivi sulle giovani generazioni, si impegnò in progetti che mettevano insieme cinema e scuola, attività visuali (anche con Bruno Munari) e una idea ampia di comunicazione culturale, dando vita al progetto “Radio Bambina”. Nel 1966 divenne presidente della Cooperativa Monte Olimpino a Como, che con Munari, Piccardo e altri realizzava e produceva film nelle scuole, fatti dai bambini.

Con la Lega per i diritti dei bambini promosse in tutto il mondo grandi campagne per la pace e la non violenza. In un video ai giovani di un circolo Arci disse: “Voi dovete essere meglio di noi, voi siete il futuro. Difendete la nostra costituzione, battetevi per un’Italia fondata sulla giustizia e sulla libertà”.

cms_29743/7.jpgIl suo spirito antifascista e la sua sete di libertà e verità non fa venire mai meno l’impegno sulle grandi battaglie.

Dal movimento del ‘68 fino alla partecipazione alle manifestazioni contro il G8 di Genova nel 2001.

La sua convinzione profonda sul ruolo delle donne è il lascito più prezioso di una vita intera spesa per la libertà e per i diritti.

Ultima tra le ventuno donne avevano partecipato alla stesura della Costituzione si spense all’età di 92 anni, il 12 marzo 2013, a Usigliano di Lari (Pisa).

VIDEO

https://www.raiplay.it/video/2022/12/Il-segno-delle-donne—Teresa-Mattei—03012023-f22462d2-8c29-437c-b61f-4e9ebc46db67.html

Data:

15 Marzo 2023