Traduci

Terrore a Strasburgo, spari nel mercatino di Natale

Terrore a Strasburgo, spari nel mercatino di Natale

cms_11123/strasburgo_assedio_afp.jpg

Spari a Strasburgo, nel mercatino di Natale che si trova nel centro della città. Il bilancio è di 4 morti e 11 feriti, di cui 7 gravi. A riferirlo è la radio francese ’France Info’. Gli agenti hanno isolato la zona prossima al mercatino e le autorità cittadine hanno invitato i cittadini a non uscire di casa. Il tiratore, identificato dalla polizia, è fuggito per poi barricarsi in rue d’Epinal nel quartiere del Neudorf. Il 29enne, Cherif C., nato a Strasburgo, è un ’fiche S’, cioè una persona potenzialmente pericolosa per la ’sicurezza dello Stato’. In un primo momento sembrava avesse agito da solo ma secondo il sindaco della città francese “c’è il sospetto fondato che ci sia un complice”. La procura di Parigi ha aperto nel frattempo un’indagine per terrorismo, hanno riferito fonti giudiziarie, secondo cui i magistrati indagano per omicidio e tentato omicidio e cospirazione terroristica.
Il presunto autore dell’attacco, identificato grazie alle videocamere di sicurezza secondo Le Parisien, ha colpito in più punti del centro cittadino. Secondo la ricostruzione della polizia, l’uomo ha prima aperto il fuoco intorno alle 20 nell’area dove si trova il mercatino di Natale. Poi si è spostato di qualche metro e ha riaperto il fuoco, secondo quanto riferito da alcuni testimoni. Questa mattina il 29enne era sfuggito a una perquisizione nel suo domicilio nel quartiere di Neudorf per reati di criminalità comune. Tra i feriti c’è anche un militare dell’Opération Sentinelle. Si tratta dell’operazione anti terrorismo lanciata dopo gli attentati del gennaio 2015 a Parigi, che vede impegnati 10mila militari e circa 5mila poliziotti a guardia dei “punti sensibili” del territorio francese.

“Tutti coloro che sono all’interno del Parlamento sono sicuri. La nostra sicurezza quella armata e non si è già mobilitata quindi per quanto riguarda il Parlamento è tutto a posto”, ha fatto sapere il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani aggiungendo: “Ho dato ordine di chiudere il Parlamento, nessuno può entrare e nessuno può uscire. L’attentato è stato a 3 km da qui, in centro”. “L’Unità di Crisi raccomanda ai connazionali di evitare la zona del centro storico e consiglia di seguire le indicazioni delle autorità locali”. E’ quanto si legge in un tweet dall’account del ministero degli Esteri.

I sostenitori dello Stato Islamico stanno celebrando su internet l’attacco, riferisce Rita Katz, direttore del Site Intelligence Group. Al momento, l’Is non ha rivendicato l’attacco, anche se recentemente l’organizzazione terroristica aveva avviato una campagna che incitava i cosiddetti ’lupi solitari’ a colpire l’Occidente durante le festività natalizie.

La resa di Macron

cms_11123/macron_ipa.jpg

Tredici minuti per rispondere ai gilet gialli, tra un parziale mea culpa e l’annuncio di una serie di misure per costruire una nuova Francia. Emmanuel Macron, dopo le violenze che hanno scosso il Paese, si rivolge alla nazione per cercare di voltare pagina.

Mi assumo una parte della responsabilità. C’è rabbia, c’è indignazione condivisa da molti francesi. Servono misure profonde”, dice Macron, che invita “a lavorare tutti insieme alla costruzione di una nuova Francia. Da un anno non siamo stati in gradi di rispondere alle richieste, mi assumo una parte della responsabilità”. “Forse -dice- ho ferito qualcuno di voi con le mie idee, ora voglio essere chiarissimo. Il malessere esiste anche in altri paesi, insieme troveremo il cammino per farcela. Dobbiamo creare nuove strade, per noi francesi”, dice il presidente, consapevole di doversi confrontare con “uno stato d’urgenza economico e sociale”.

Per far fronte a tale situazione, ecco nel 2019 l’aumento di 100 euro del salario minimo, il lavoro straordinario non tassato e lo stop al prelievo sulle pensioni inferiori ai 2000 euro. Macron è orientato a chiedere alle aziende “che sono in grado di farlo” il versamento “di un bonus di fine anno ai dipendenti. Il bonus sarà esentasse”.

Il presidente, inoltre, ha intenzione di sedersi a un tavolo con le grandi imprese che “saranno chiamate a contribuire allo sforzo”. “Le riunirò e prenderò le decisioni la prossima settimana”, annuncia. Alla popolazione “è stato chiesto troppo”, dice Macron, accogliendo di fatto alcune delle richieste dei gilet gialli, che la scorsa settimana avevano già ottenuto l’annullamento, per il prossimo anno, della tassa sull’aumento dei carburanti.

L’avvio di una nuova era, dice il presidente, passa anche attraverso “una riforma profonda dello Stato“. Macron si prepara a stimolare “un dibattito senza precedenti nelle nostre istituzioni, ad ogni livello: governo, assemblea nazionale, parti sociali e associazioni saranno chiamati a fare la propria parte”.

Il presidente, che rivendica gli sforzi per cambiare la Francia e trasformarla in un paese ’’basato sul merito e sul lavoro”, si propone come regista di una nuova operazione di cambiamento. Annuncia, quindi, che incontrerà “i sindaci del paese, regione per regione per costruire le basi della nostra nuova nazione. Non ripartiremo facendo finta che nulla sia cambiato”.

Apertura al dialogo, ma anche tolleranza zero: “Saremo intransigenti contro la violenza. Gli eventi delle ultime settimane in Francia e all’estero hanno profondamente turbato la nazione. Si sono mischiate richieste legittime e una inaccettabile violenza. Voglio dirvi subito che non ci sarà clemenza verso tale violenza”, dice, puntando il dito contro coloro che sfruttato la protesta legittima per trasformarla in aggressione.

“Abbiamo visto tutti il gioco di quegli opportunisti che hanno approfittato della sincera rabbia” di chi ha manifestato. Ma “nessuna rabbia giustifica le aggressioni ai poliziotti, gli assalti ai negozi e i danni agli edifici pubblici. Quando si scatena la violenza, non c’è più libertà”, prosegue Macron. “D’ora in poi la pace e l’ordine repubblicano devono regnare”.

“Siamo in un momento storico per il nostro paese. La mia unica preoccupazione siete voi -conclude rivolgendosi ai concittadini-. La mia unica battaglia è per voi. La nostra unica battaglia è per la Francia. Lunga vita alla Repubblica, viva la Francia”.

E all’indomani del discorso di Macron, Jacline Mouraud – figura chiave del movimento di protesta dei gilet gialli – ha invitato ad una “tregua”, affermando che “ci sono progressi, una porta aperta”. “Ora dobbiamo uscire da questa crisi”, ha dichiarato la bretone che con il suo ’j’accuse’ a Macron via video ha dato il via alla protesta, da cui poi ha preso parzialmente le distanze aderendo al gruppo più moderato dei ’gilet jaunes libres’. “Non possiamo passare il resto della nostra vita per strada sulle rotatorie”, ha aggiunto. Intanto per oggi pomeriggio è previsto l’intervento del premier, Edouard Philippe, all’Assemblee Nationale per illustrare le misure annunciate ieri dal presidente. Dal canto suo Emmanuel Macron riceverà rappresentanti del settore bancario. Per domani è fissato l’incontro di Macron con i rappresentanti delle grandi imprese, per chiedere una partecipazione “allo sforzo collettivo”.

Ma la posizione di Mouraud non è condivisa dall’insieme dei gilet gialli: alcuni contestano le promesse fatte dal presidente, altri sulle reti sociali chiamano a partecipare all’ “atto V” della protesta, sabato 15 dicembre. Uno di loro, Maxime Nicolle, conosciuto su Facebook con il nome di Fly Rider e i cui video sono sempre condivisi da molti partecipanti alle proteste, ha parlato di “briciole” in riferimento agli annunci di Macron. “Troppo poco, troppo tardi, dopo troppa violenza e disprezzo“, ha dichiarato un’altra figura del movimento, Eric Drouet.

Juncker: “Non riapriremo accordo su Brexit”

cms_11123/Juncker_24_FG.jpg

“Tutti devono sapere che non riapriremo l’accordo di ritiro” del Regno Unito dall’Ue, “questo non accadrà“. Così il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker torna a ribadire, nella sessione plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo, la posizione dell’Ue di fronte agli sviluppi della politica britannica, poche ore prima di incontrare Theresa May a Bruxelles, impegnata in un giro di incontri in Europa dopo il rinvio del voto ai Comuni sull’accordo di ritiro.

“Sono stupito – continua – perché ci eravamo messi d’accordo con il governo britannico il 25 novembre. Sembra che ci siano dei problemi di fine corsa: vedrò il primo ministro Theresa May stasera e devo dire davanti a questo Parlamento, come ho già fatto, questo accordo è il miglior accordo possibile, l’unico possibile: non c’è alcun margine per una rinegoziazione. Ma naturalmente, questo lasso di tempo, se usato in modo intelligente, può essere usato per chiarimenti e delucidazioni”.
“Abbiamo una comune determinazione a non utilizzare il backstop”, la soluzione per evitare il risorgere di un confine fisico tra Irlanda e Irlanda del Nord che molti britannici, a partire dagli unionisti nordirlandesi, vedono come il fumo negli occhi, “ma dobbiamo prepararlo” comunque, perché “è necessario per l’Irlanda. L’Irlanda – promette infine Juncker – non sarà mai lasciata sola”.

May in tour diplomatico per Brexit

cms_11123/brexit_scritta_afp.jpg

Theresa May inizia oggi un ’tour diplomatico’ nel tentativo di salvare l’intesa sulla Brexit. May – riferisce la stampa britannica – sarà a Berlino per parlare con la cancelliera Angela Merkel, quindi all’Aja per vedere il premier olandese Mark Rutte, infine a Bruxelles, per colloqui con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e quello della Commissione, Jean-Claude Juncker. Ieri intervenendo nell’aula dei Comuni, la premier britannica aveva annunciato il rinvio del voto, previsto per oggi, della Camera dei Comuni sull’accordo per la Brexit. “Se procedessimo e votassimo domani – aveva detto May – l’accordo verrebbe respinto con un margine significativo”. La premier aveva quindi annunciato la riapertura della discussione con la Ue sull’accordo con particolare riferimento al meccanismo da individuare per mantenere aperto il confine irlandese, dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Il tour europeo, spiega il sottosegretario nel dipartimento per la Brexit Martin Callanan, serve soprattutto ad ottenere rassicurazioni sul fatto che la Gran Bretagna non rimarrà “permanentemente intrappolata” nel backstop, la clausola di garanzia per assicurare che il confine fra Irlanda e Irlanda del nord rimanga aperto. La premier May “cercherà di ottenere queste assicurazioni aggiuntive che i deputati hanno chiesto per non rimanere intrappolati nel backstop… penso sia molto importante ottenere assicurazioni legalmente vincolanti”, ha detto Callanan a Bruxelles, sottolineando che non si tratta di riaprire il negoziato sull’accordo raggiunto con l’Ue.

L’accordo sulla Brexit verrà sottoposto al voto del parlamento prima del 21 gennaio. Lo ha ribadito oggi un portavoce di Downing street, mostrando così che il governo intende rispettare le scadenze previste. Secondo il Guardian, vengono così smentite speculazioni su un possibile tentativo della premier May di ritardare il voto fino alla vigilia della Brexit, prevista per fine marzo.

Autore:

Data:

12 Dicembre 2018