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THREADS, IL SOCIAL DI META CONCORRENTE DI X

C’erano una volta i social network… Non che ora non ci siano più, anzi. Chi a cavallo degli Anni ‘90 e i primissimi anni del XXI secolo si avventurava nel web, non aveva la benché minima idea di quale strada percorrere e si trovava a passare da un link a un altro senza una meta ben precisa. La stagione dell’improvvisazione del web surfer è terminata e oggi siamo immersi in un’epoca in cui siamo costantemente connessi. A far prosperare e crescere l’ambiente digitale all’interno del quale viviamo quotidianamente, un contribuito notevole lo hanno dato in particolar modo i social network. Nonostante alcuni con gli anni soffrano dei segni del tempo (!), i social rimangono immense metropoli virtuali all’interno delle quali miliardi di persone svolgono le attività più varie e dinamiche dal punto di vista comunicativo. Pochi, per esempio, ricorderanno Six Deegres, il primo social network della storia, attivo tra il 1997 e il 2000, e il cui nome si ispirava alla teoria dei sei gradi di separazione di Milgram, tesi secondo cui chiunque sarebbe collegato a qualunque altra persona nel mondo attraverso una catena di conoscenze che conta al massimo cinque intermediari. Era appunto questa l’idea alla base del funzionamento di Six Deegres che permetteva dunque di conoscere nuove persone a partire dai contatti dei propri amici e via via allargando sempre più la propria rete di relazioni.

La vera novità, a cui si sarebbero poi collegati i futuri social di oggi, furono l’introduzione del profilo personale e la lista degli amici. Six Degrees però nonostante un positivo approccio iniziale di pubblico, non riuscì ad arrivare al XXI secolo e chiuse i battenti tempo prima. Cosa dire poi di un altro antenato dei social, My Space. Fu la prima piattaforma a offrire una esperienza di condivisione e creazione di un profilo sul web. Nato nel 2003, comprato due anni dopo dal tycoon delle tv Rupert Murdoch, raggiunse una grande popolarità tra il 2007 e il 2008. L’arrivo sul mercato di concorrenti famelici come Facebook e Twitter, segnò però la condanna e la scomparsa di MySpace. Il mercato dei social è nel nuovo millennio in fermento, e la nostalgia del passato, seppur recente, lascia spazio a considerazioni più materiali e legate alla redditività e al profitto che si può trarre da un bacino di utenti da cui trarre guadagni preziosi in termini di estrazione di dati (data mining). Ecco allora presentarsi nel già affollato panorama social, di un nuovo soggetto – nuovo solo nel nome, per la precisione – ovvero Threads. Sviluppato da Meta, l’azienda che possiede anche Facebook, Instagram e WhatsApp, è da poco disponibile in Italia e nel resto dell’Unione Europea. Accessibile già da luglio negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altri paesi, ora dopo aver risolto alcune grane riguardanti le normative europee sulla privacy, è accessibile o tramite un profilo Instagram oppure anche senza un profilo.

Nato come alternativa all’allora Twitter, Threads, come detto si potrà collegare al proprio profilo Instagram e usare così tutte le sue funzioni, oppure si potranno solo vedere i contenuti presenti sulla piattaforma ma non interagire se non si dispone di un profilo. Del tutto simile a X (500 caratteri per post e 5 minuti per i video), Threads è un social network di tipo microblogging, dedicato cioè soprattutto alla condivisione di brevi porzioni di testo, come per l’appunto X, con in più la possibilità di caricare link, foto e video. Un’interfaccia utente molto lineare e semplice, permette di pubblicare un post facendo tap o clic sull’icona della matita sul quaderno, allegando anche foto, video o link, seguire altri account e menzionarli in post, mentre per inviare messaggi privati si utilizza la messaggistica di Instagram e infine sui post di altri utenti si può esprimere un like, ripubblicare, commentare oppure condividere tramite messaggio diretto. Threads, all’interno dell’affollato panorama social, un prodotto creato per battere la concorrenza, una piattaforma che cerca di attirare a sé, sotto forma di contenuti attraenti, utenti sempre più facili alla noia e alla disattenzione. Una nuova forma di colonialismo dei dati tesa sempre più a minacciare “l’integrità minima del sé”, quel necessario, fisiologico, naturale spazio di autonomia di cui ognuno di noi ha bisogno per definirsi ontologicamente come individuo. Altrimenti c’è solo sorveglianza e perdita di libertà.

Data:

17 Dicembre 2023