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Toninelli: “L’A24 e l’A25 non mi fanno dormire la notte”

Toninelli: “L’A24 e l’A25 non mi fanno dormire la notte”

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Autostrade, a preoccupare il ministro Toninelli è l’A24 e l’A25. “Ho ereditato una serie di dossier, gestiti in maniera scandalosa dalla vecchia politica, quella degli esperti” dice il titolare del dicastero delle Infrastrutture Danilo Toninelli in un video, diffuso su Facebook, che lo ritrae sotto un pilone del viadotto Macchia Maura in Abruzzo, dove ieri ha fatto un sopralluogo. “Mi doveste chiedere quale è l’infrastruttura che più mi preoccupa e che sinceramente non mi fa dormire la notte io vi dico proprio questa: A24 e A25“.

“E’ un’infrastruttura per cui ho dato mandato nel decreto Genova di inserire stanziamenti per 192 milioni di euro, 50 milioni già nel 2018 e 142 milioni nel 2019. Soldi necessari per mettere in sicurezza e per consolidare queste strutture”. “Non sono un tecnico, non sono un ingegnere, ma è chiaro come già da una valutazione visiva ci siano delle evidenti criticità” afferma Toninelli.

Un tecnico del Mit, su input del ministro sta effettuando controlli visivi su 69 dei 339 viadotti che ci sono tra la A 24 e la A25. “Dalle prime risultanze imporremo a Strada dei Parchi Spa di fare verifiche di sicurezza e, in attesa, di intervenire per rendere questa infrastruttura non pericolosa rimodulando, limitando a certi mezzi o addirittura chiudendo il tratto”. Toninelli, preoccupato per la situazione su queste autostrade, spiega che fino ad oggi (ma non lo sarà più con il decreto Genova) “la responsabilità per il Codice della strada è dell’unico ente concessionario. E’ tanto tempo che stiamo intimando ai concessionari, – sostiene – in questo caso a Strada dei Parchi Spa, di fare tutti gli interventi necessari. Io sto ricevendo un sacco di segnalazioni dei cittadini che ci passano tutti giorni su queste autostrade e che hanno paura. Io non posso permettere da ministro della Repubblica che gli italiani abbiano paura”.

Pace col fisco in 10 rate

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Nuova rottamazione delle cartelle e definizione agevolata per le liti pendenti con l’Erario. Ecco alcune delle misure contenute nell’ultima bozza dello schema di decreto fiscale collegato alla manovra di cui Adnkronos ha preso visione. La ’pace fiscale’ targata 5S-Lega prevede, per quanto riguarda la rottamazione-ter, cinque anni per sanare cartelle consegnate alle Entrate nel 2000-2017, possibilità di ricorrere a compensazioni, zero sanzioni e interessi di mora. Un provvedimento che si stima debba avere “un maggior appeal di circa il 70% rispetto a quello registrato per la definizione agevolata” dei governi del Pd, si legge nella relazione tecnica, per la maggiore estensione temporale (5 anni contro 1) e la dilazione dei pagamenti (fino a 6 mesi). Il gettito stimato è di 11 miliardi in cinque anni, circa 2,2 miliardi l’anno.

Si potranno sanare ruoli che riguardano Iva, Irpef, Irap, contributi Inail e Inps non versati e multe stradali assegnate all’Erario dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2017. La platea che potrà regolare i conti con il Fisco comprende sia coloro che hanno dichiarato ma non risultano in regola per difficoltà economiche (come chiedeva M5S), i soggetti che non hanno perfezionato le precedenti edizioni (che avevano tempi di pagamento ben più stretti), sia sospetti evasori che hanno ricevuto un accertamento della Guardia di Finanza o dell’Agenzia delle Entrate.

La nuova definizione agevolata rispetto alle precedenti fruirà di condizioni più “favorevoli”: si potrà effettuare il pagamento delle somme dovute in un arco di tempo particolarmente ampio (cinque anni) con due rate, utilizzando dieci rate semestrali (al 31 luglio e al 30 novembre di ciascun anno) e si potrà utilizzare in compensazione, per tutti i versamenti necessari a perfezionare la definizione, i crediti non prescritti, certi liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e servizi, anche professionali, maturati nei confronti della pa.

Inoltre se si eseguirà il pagamento in forma rateale, sarà assoggettato ad un tasso di interesse molto ridotto, pari allo 0,3%, anziché a quello del 4,5% e che provvedendo al versamento della prima o unica rata delle somme dovute si potrà ottenere l’estinzione delle procedure esecutive avviate prima dell’adesione alla definizione. La modulistica per aderire alla nuova definizione agevolata andrà presentata entro il 30 aprile 2019.

In arrivo anche la definizione agevolata per le liti pendenti con l’Erario in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in cassazione e anche a seguito di rinvio. In base all’ultima bozza dello schema di decreto fiscale da allegare alla Legge di Bilancio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia. Tenuto conto che il valore medio delle controversie definibili risulta piuttosto elevato, in base alla relazione tecnica della quale Adnkronos ha preso visione, “si stima che i pagamenti avverranno in maniera assolutamente prevalente con pagamenti rateali sfruttando il numero massimo delle rate a disposizione; conseguentemente si può stimare che nel 2019 saranno effettuati versamenti in misura pari a 300 milioni di euro (60% del gettito complessivo stimabile); la restante parte (40% del gettito complessivo stimabile), in misura pari a 200 milioni, si può ritenere che sarà versata nel 2020”.

Solo il 5% dei comuni combatte l’evasione

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Tra i 7.978 Comuni presenti l’anno scorso in Italia, solo 435 (pari al 5,4 per cento del totale) si sono attivati per contrastare l’evasione, segnalando all’amministrazione finanziaria o alla Guardia di Finanza situazioni di presunta violazione delle normative fiscali e previdenziali compiute dai propri concittadini che, successivamente, hanno dato luogo a un effettivo recupero di imposta. In termini di gettito, invece, nel 2016 (ultimo dato disponibile) i sindaci hanno potuto incassare poco più di 13 milioni di euro. Praticamente nulla. La denuncia è sollevata dalla Cgia.

“Il 70 per cento dei Comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – per cui è comprensibile che non abbia le risorse economiche e le professionalità sufficienti per attivare queste misure di contrasto all’evasione. Difficile, invece, trovare una giustificazione per i Sindaci delle grandi aree urbane, in particolar modo del Sud, che, ad eccezione del primo cittadino di Reggio Calabria, l’anno scorso hanno recuperato, quando è andata bene, solo poche migliaia di euro. Con tanti abusivi e un livello di lavoro nero allarmante come è possibile, ad esempio, che il Comune di Napoli abbia contribuito a incassare solo 150 euro ?”.

In termini assoluti, i dati per comune capoluogo di provincia riferiti al 2017 ci dicono che Milano è stata l’amministrazione più ’virtuosa’. Sebbene l’importo recuperato sia comunque contenuto, dalle segnalazioni effettuate agli 007 del fisco il capoluogo lombardo ha recuperato 1,3 milioni di euro. Segue Genova con 967.577 euro, Prato con 751.620 euro, Torino con 517.952 euro, Bergamo con 505.448 euro e Reggio Emilia con 447.390 euro. Tra le grandi aree urbane del Sud, invece, Reggio Calabria ha incassato 250.566 euro, mentre tutte le altre hanno riscosso cifre risicatissime: Messina 16.095 euro, Palermo 6.646 euro, Siracusa 3.763 euro, Catania 3.447 euro, Benevento 2.478 euro, Cagliari 350 euro e Napoli 150 euro. Se, invece, si rapporta la quota recuperata sul numero di contribuenti Irpef, Bergamo è l’Amministrazione comunale che si colloca al primo posto con 5,85 euro: seguono Prato con 5,14 e Reggio Emilia con 3,71.

Anche osservando i risultati riferiti al numero di accertamenti raggruppati per regione, emerge la scarsa sensibilità al problema da parte di tutti: anche se al Sud questa evidenza appare più marcata che altrove. Le costruzioni, ricordano dalla Cgia, è il settore dove i Comuni hanno le maggiori opportunità di intervento. “L’anno scorso nelle 6 regioni del Mezzogiorno – commenta il segretario Renato Mason – secondo quanto emerge dall’allegato al Def 2018 che riporta gli indicatori di benessere equo e sostenibile, ogni 100 abitazioni costruite legalmente, 50 erano abusive. Nel Nordest, invece, la media era del 5,5″.

Nel 2017, sottolinea la CGIA, gli accertamenti dei tributi erariali realizzati grazie all’intervento dei sindaci sono stati complessivamente 1.172; in leggero aumento rispetto all’anno precedente, quando si era raggiunta la soglia di 1.156, anche se in deciso calo se la comparazione viene effettuata con il risultato ottenuto nel 2012, quando si era toccata la punta massima di 3.455 segnalazioni.

Va ricordato che dal 2005 si sono susseguiti diversi provvedimenti di legge rivolti a migliorare la collaborazione dei Comuni negli accertamenti dei tributi erariali (Irpef, Irap, Iva, contributi previdenziali, etc.). Attraverso il coinvolgimento degli uffici preposti, queste amministrazioni possono dar luogo ad un’azione di contrasto all’evasione fiscale trasmettendo all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia Finanza delle “segnalazioni qualificate” nei confronti di soggetti per i quali sono stati riscontrati comportamenti evasivi e/o elusivi. Il conseguente recupero di imposta accertato dagli uomini del fisco viene poi trasferito ai Comuni che hanno dato inizio all’operazione. Dal 2012 la quota riconosciuta ai Sindaci sulle maggiori entrate tributarie recuperate dall’attività di accertamento è pari al 100 per cento.

Scossa 4.6 nel catanese

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Momenti di paura, la notte scorsa, nel catanese, dove si è registrata una scossa di terremoto con magnitudo 4.6 . L’epicentro a circa un chilometro da Biancavilla, dove c’era stata poco prima una scossa da 2.5, a 5 km da Adrano, 6 km da Paternò e 23 km da Catania. Nel paese di Santa Maria di Licodia ha provocato il lieve ferimento di alcune persone. La scossa si è registrata alle 2.34 e ha provocato il crollo di parti di cornicioni in una chiesa. Prima di quella altre due scosse si sono registrate a Bronte. Paura soprattutto ad Adrano e Biancavilla ma il terremoto è stato avvertito anche nel capoluogo etneo. I social sono stati invasi per tutta la notte di post sul terremoto con persone in preda al panico che chiedevano notizie.

L’Ingv sulle scosse di stanotte con un ipocentro a 6 chilometri di profondità ha detto: “Il terremoto è avvenuto in una zona ad alta pericolosità sismica, interessata sia dalla sismicità, legata all’attività del vulcano Etna sia da eventi di origine tettonica che possono raggiungere magnitudo elevata, come nel caso del 1818 quando si ebbe un evento di magnitudo pari a 6.3″.

La terra dalla prima scossa non ha mai smesso di tremare. Ce ne sono state altre 8 scosse, di cui solo due hanno superato magnitudo 2.0. Una di magnitudo 2.5 alle 2:29, rende noto l’Ingv, e un’altra di magnitudo 2.3 alle 12:21.

“La scossa di terremoto ha toccato tutti noi – scrive su Facebook Antonio Bonanno, sindaco di Biancavilla -. Non facciamoci prendere dal panico: a chi si trova fuori di casa, diciamo di evitare di restare in prossimità di balconi e, dunque, di abitazioni. Evitate soprattutto di girare per strada con le automobili”. “Assieme a carabinieri, Vigili del fuoco, Polizia, Protezione civile, Polizia municipale e volontari, siamo per le strade di Biancavilla a monitorare la situazione”, riferisce il sindaco che, in un post successivo, indica il numero da chiamare per eventuali segnalazioni di danni: “095.7711322“.

“Ci sono alcuni feriti lievi – conferma poi -. Stiamo facendo dei sopralluoghi agli edifici e abbiamo constatato parecchi danni su alcune scuole, sulle chiese ed arrivano anche decine e decine di segnalazioni per quanto riguarda gli edifici privati”. “E’ un momento di forte preoccupazione – aggiunge -, ci riteniamo comunque fortunati. Abbiamo in loco i vertici della protezione civile regionale e stiamo seguendo passo passo tutte le problematiche cercando di dare soluzioni nel più breve tempo possibile”.

Il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci ha riferito: “Sto seguendo costantemente, attraverso la Protezione civile regionale che si è subito attivata, il lavoro di ricognizione che si svolge nell’area etnea a seguito della scossa di terremoto della scorsa notte. Dai primi accertamenti non risultano danni alle persone, tranne pochi contusi, ma soltanto ad alcuni fabbricati nella zona fra Biancavilla e Santa Maria di Licodia”. “E’ stata disposta la momentanea chiusura di due edifici sacri, in attesa di ulteriori e approfondite verifiche – ha aggiunto il governatore -. In mattinata, il capo della Protezione civile regionale Calogero Foti sarà a Biancavilla per un incontro operativo con i sindaci della zona”.

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7 Ottobre 2018