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TRAGEDIE FAMILIARI

Intorno alle 11:30 di ieri, un carabiniere di 53 anni ha ucciso con un colpo di pistola il padre, la sorella e il cognato nella loro abitazione a Sava, poco distante da Taranto. Colto da un improvviso impeto, forse scatenato da una violenta lite, l’uomo – impiegato nel reparto radiomobile di Manduria – ha poi tentato il suicidio puntandosi l’arma alla gola. Attualmente verserebbe in gravi condizioni, ricoverato all’ospedale Giannuzzi di Manduria. I vicini, avendo udito i colpi di pistola, hanno immediatamente allertato le forze dell’ordine che, giunte sul posto, si sono trovate dinanzi a uno scenario apocalittico.

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Il tragico episodio è accaduto in via Giulio Cesare, nelle vicinanze del Municipio della cittadina pugliese. Ad accorrere sul posto anche il sindaco, Dario Iaia, che ha commentato quanto accaduto con queste parole: “Una sciagura inimmaginabile. Conosco bene i protagonisti, persone tranquille e rispettabili: mai avrei immaginato una cosa del genere”. Dichiarazioni che non sono nuove alle cronache, bensì ricorrenti a seguito dei tanti omicidi consumati tra le mura domestiche. Anche il movente, su cui gli inquirenti stanno avanzando le prime ipotesi, sarebbe da ricercare nei classici problemi patrimoniali ed economici che affliggono molte famiglie italiane.

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Da qualche anno a questa parte, le stragi familiari si moltiplicano a ritmo cadenzato, in un macabro “calendario della morte” che riempie le pagine dei quotidiani e scuote le coscienze di ignari conoscenti, vicini di casa, concittadini. Il copione sembra essere sempre lo stesso: prima la follia omicida, poi un moto di violenza verso se stessi, che sfocia il più delle volte in un tentativo di suicidio. Dopo l’accecante ondata d’ira, sono il senso di colpa, la consapevolezza del fallimento e la frustrazione a farla da padroni, portando ad atti autolesionistici che non sempre le forze dell’ordine riescono a sventare. E’ il caso della strage familiare avvenuta lo scorso 20 ottobre a Como, dove un 49enne nordafricano ha appiccato il fuoco nella sua abitazione, togliendosi la vita insieme alle sue figlie e alla moglie, l’unica ad essere scampata alle fiamme. Anche oltreoceano, meno di una settimana fa, un raptus scaturito da ragioni economiche ha distrutto un’apparente famiglia felice, stroncando due bambini di soli 9 mesi e 3 anni. A Scottsdale, in Arizona, il 39enne Jason Fairbanks ha sparato a sua moglie, ai sui figli e infine a se stesso per motivi finanziari che lo avevano ridotto sul lastrico e che stavano mettendo a dura prova il loro equilibrio familiare. “Sapevo che fossero nei guai dal punto di vista economico, avrei solo sperato che chiedessero aiuto. Mio fratello non era una cattiva persona e amava la sua famiglia più di ogni altra cosa” ha dichiarato in un’intervista la sorella dell’assassino-suicida, ancora sotto shock.

cms_7756/4p.jpgTornando all’Italia, la lista dei precedenti che ricordano il drammatico triplice omicidio di ieri è lunga e piena di dettagli che fanno da minimo comune denominatore alle diverse vicende. Una delle più raccapriccianti si è registrata a Sardagna (Trento), dove lo scorso marzo Gabriele Sorrentino, operatore finanziario ed ex carabiniere, ha massacrato a martellate i suoi figli per poi gettarsi in un dirupo. “Si ipotizza che Sorrentino potesse avere difficoltà di carattere economico. D’altra parte, nessun biglietto o altra indicazione scritta è stata trovata in merito alle motivazioni del gesto”, questa la versione fornita dagli inquirenti. “Non avrei mai pensato che Gabriele avrebbe potuto fare una cosa del genere, erano la perfetta ‘famiglia da pubblicità’. – rivelò all’epoca un vicino – Lui sembrava una bellissima persona, un padre di famiglia che amava i suoi bambini”.

cms_7756/5p.jpgSono casi che fanno rabbrividire e riflettere allo stesso tempo, rappresentativi di un’epoca dove lo scenario tipico dei crimini più efferati si sposta dal vicolo buio e solitario alle mura domestiche, le stesse che un tempo erano sinonimo di accoglienza, calore ed empatia familiare. La follia omicida sembra annidarsi tra le pieghe di una quotidianità “normale”, come viene spesso definita da testimoni esterni al nucleo familiare. La favola dell’orco malvagio non ha più senso d’esistere, sostituita dall’ancor più terribile banalità di una cattiveria che si cela, inaspettatamente, dietro volti familiari. Sembrano bastare un conto in banca in rosso e un pizzico di frustrazione per scatenare la ferocia di chi, al contrario, dovrebbe dispensare solo affetto e comprensione; in realtà, ogni tragedia è un insieme di equilibri spezzati, rancori covati per anni dietro sorrisi di circostanza, parole non dette, problemi mai affrontati, conflitti di interessi (personali, ma soprattutto economici). Il raptus che fa scalpore è solo la manifestazione di quella famosa goccia che non solo fa “traboccare il vaso”, ma lo infrange in mille pezzi, facendo trambusto fuori e dentro l’anima dei tanti “killer improvvisati”.

Data:

19 Novembre 2017