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Tria con Draghi sullo spread

Tria con Draghi sullo spread

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“E’ chiaro che lo spread a questo livello è dannoso“. A dirlo è il ministro dell’Economia Giovanni Tria in occasione della festa del quotidiano ’Il Foglio’ a Firenze. ’’Draghi ha detto la realtà come banchiere centrale. Non ha detto niente di strano. Ma come facciamo a farlo scendere? Basta abbassare il deficit al 2,2%. Può contare nei rapporti con Europa, ma i decimali non credo preoccupano i mercati’’. Ad alimentare lo spread non sono i fondamentali dell’economia o i numeri della manovra ma, sottolinea il titolare del dicastero di Via XX Settembre, “l’incertezza politica su dove va il Paese“. “La domanda che gli investitori si fanno è: vuole rompere con l’Europa o no? Bisogna giudicare i fatti, le cifre. La cifra stanziata per il reddito cittadinanza è di 9 miliardi inferiore ai 10 miliardi degli ottanta euro. La verità è che i mercati avvertono un’incertezza su dove va il Paese’’.

LA MANOVRA – Quanto alla manovra, fa notare che ’’nessuno può giudicare solo con un trimestre”. “La spesa pubblica si tiene sotto controllo sempre. La spesa la conosciamo mese per mese, mentre il gettito ha scadenze diverse. E la crescita non si misura in tempi brevi’’. ’Non vedo pessimismo sui tassi crescita, viene contestata nostra previsione – conclude il ministro Tria -. Tutti dicono che bisogna abbassare toni, ma c’è bisogno di lucidità di giudizio. Il precedente governo stimava nel 2019 l’1,4%, noi abbiamo stimato 1,5%. Se non ci sarà crescita così, ci sarà un deficit del 2,8%. E’ un deficit normale in una manovra espansiva’’.

LE OPERE PUBBLICHE – Gli investimenti pubblici sono importanti, dice il ministro Tria, facendo notare che “la carenza di investimenti pubblici riguarda tanti Paesi in Europa e negli Stati Uniti”. “Nel bilancio dello Stato ci sono soldi per gli investimenti, ma non riusciamo ad attivarli. Stiamo cercando di superare questa difficoltà. Dobbiamo togliere gli intoppi. Si è distrutta la capacità della pubblica amministrazione di fare progetti. Stiamo cercando di fare una struttura centrale di alto livello per farlo. Devono ripartire i cantieri, non si possono tenere bloccate le opere pubbliche’’.

ALITALIA – “Abbiamo tre commissari, ma non ho visto ancora un piano industriale” ha detto il ministro dell’Economia. “C’è -ha detto- un prestito ponte di 900 milioni che deve essere restituito. Perciò bisogna consultarsi con l’Ue per fare in modo che ogni decisione sul prestito sia presa in accordo con l’Unione e nel rispetto degli impegni presi dall’Italia quando è stato autorizzato il prestito”. Tria ha poi comunque sottolineato che “occorre evitare la liquidazione di Alitalia” in quanto per il nostro Paese è “utile avere una compagnia efficiente”. Quanto all’ipotesi dell’intervento di Fs nel capitale di Alitalia Tria ha spiegato che “il consiglio d’amministazione della società del Tesoro farà le sue valutazioni in autonomia”.

L’EUROPA – “Il vero problema dell’Europa è non avere un centro politico discrezionale – sottolinea -. Quello che sta accadendo in Europa non è colpa dell’Italia. Dipende dal fatto che l’Europa non è al passo con il resto del mondo. L’Europa sta perdendo di vista le ragioni dello stare insieme, alcuni Paesi dicono no a qualunque proposta”.

Di Maio: “Giudizio S&P? Andiamo avanti”

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Il governo “non arretra” davanti ai giudizi di Standard & Poor’s. Lo ha detto il vice presidente del Consiglio e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, a Paternò, nel corso della visita ai comuni della Sicilia colpiti dall’ondata di maltempo della scorsa settimana. “Faremo il reddito e la pensione di cittadinanza, faremo quota 100 – ha aggiunto – in questi giorni vedo girare tante leggende metropolitane: nessuno nel governo vuole ridimensionare la legge di bilancio, che va avanti così com’è”.

“Tutti questi moniti che arrivano da istituzioni che in passato hanno avallato il peggio del peggio, ci scivolano addosso. Hanno detto sì senza battere ciglio alle peggiori nefandezze come la legge Fornero, il Jobs act e, guarda caso, i soldi alle banche”.

S&P – Standard&Poor’s “non ci ha declassati. Soltanto che, siccome bisogna leggere il negativo anche dove non c’è, stamattina tutti dicono che ci ha mazzolati. Invece deve essere ben chiara una cosa: questo Governo non arretra, si farà il reddito di cittadinanza, si farà la pensione di cittadinanza, si farà la quota 100 per mandare in pensione le persone”.

REDDITO –
“Tenete presente – ha aggiunto Di Maio – che queste tre misure sono collegate perché se mandiamo l’anno prossimo in pensione 500mila persone, si liberano 500mila posti di lavoro, che reinseriremo, con tanti giovani e meno giovani, attraverso la formazione dei centri per l’impiego nel programma del reddito di cittadinanza. Quindi le due cose non si toccano e il reddito di cittadinanza non si ridimensiona: questo fa solo parte di leggende metropolitane che sento girare in questi giorni”.

EURO
– E ancora: “Non usciamo dall’euro. Perché tutti qui si sono convinti, a causa di una narrazione sbagliata che qualcuno, non noi del governo, ha voluto fare, che l’Italia voglia uscire dall’euro ed uscire dall’Europa. Noi non solo ci stiamo bene, ma tre sei mesi si vota per le europee e quindi l’Europa diventa di nuovo quella dei cittadini” ha proseguito Di Maio. “Sono sicuro che a livello europeo tutti i cittadini provocheranno una scossa forte, politica, per mandare a casa questa classe dirigente che in questi anni ha tagliato la nostra sanità, le nostre pensioni, il welfare e i servizi ai comuni, con il debito pubblico che è perfino aumentato’’.

DRAGHI – Parlando poi del presidente della Bce, Di Maio ha precisato: “Io non ho litigato con Draghi. Ho solo espresso un parere come lui esprime i suoi e credo che questo sia un Paese libero in cui tutti possiamo esprimere la nostra opinione”.

SOVRANITA’ – Infine, parlando di ’sovranità’, il vicepremier ha precisato: “E’ una parola che è all’interno della nostra Costituzione. Non è una brutta parola. Tutti sono preoccupati del fatto che all’interno di questo Governo qualcuno voglia riaffermare la sovranità di un Paese come l’Italia. Ma è proprio perché avevano e hanno dimenticato la Costituzione in tutti questi anni che oggi siamo ridotti così”.

Quota 100, statali in allarme

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La quota 100 nel pubblico impiego desta preoccupazione non solo nei sindacati ma anche nel ministro per la Pa Giulia Bongiorno che ha annunciato di voler emanare una norma ad hoc temendo esodi negli uffici. “Si deve garantire la continuità dell’azione amministrativa – ha detto Bongiorno ad ’Agorà’ su Raitre – si valuterà che tipo di convenienza avrà il dipendente a usufruirne o meno. Perché non è detto che poi tutti ne usufruiranno” e andrà stabilito se dovranno dare “un preavviso“.

A stretto giro i sindacati parlano di possibili “penalizzazioni” e “disparità” per gli statali. Per Antonio Foccillo, segretario confederale Uil, la quota 100 potrebbe essere “l’ennesima norma che crea differenze tra pubblico e privato in quanto costringerà molti impiegati pubblici a rimanere più a lungo rispetto ai privati e sembra addirittura contraddire l’idea del turn over al 100% contenuta nel ddl concretezza” sostiene Foccillo all’Adnkronos nel commentare l’approvazione del provvedimento al Cdm di giovedì.

Per Serena Sorrentino, segretaria generale Fp Cgil invece, “le modifiche che si annunciano sulle pensioni, ancorché non essere la cancellazione della legge Fornero, rischiano di non affrontare la penalizzazione che si determina nel pubblico impiego data dalla minore entità dell’assegno previdenziale, in virtù dell’anticipo di uscita rispetto al requisito ad oggi in essere per l’anzianità contributiva e l’erogazione del trattamento di fine rapporto dopo 27 mesi dal pensionamento”.

Comunque, aggiunge Sorrentino “se una quota di dipendenti deciderà di accedere a quota 100, l’effetto di esodo previsto nei prossimi tre anni si aggraverà. Per questo servono misure urgenti e straordinarie per lo scorrimento rapido delle graduatorie in essere, procedure concorsuali tempestive e stabilizzazione dei precari” sottolinea la sindacalista apprezzando la volontà di Bongiorno che annuncia una norma ad hoc anche per formulare concorsi rapidi ed omogenei, e laddove nel ddl concretezza per le assunzioni a tempo indeterminato si fa riferimento ai vincitori di concorso e allo scorrimento delle graduatorie nel limite massimo dell’80% delle facoltà di assunzione maturate per ogni anno.

La questione delle pensioni rappresenta “un aspetto delicato e dovrà essere oggetto di un confronto con i sindacati” sostiene all’AdnKronos il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga. Va definito come la “quota 100 si può calare nel comparto pubblico – aggiunge – quindi invitiamo il ministro ad aprire un confronto rispetto alla materia previdenziale e a non fare l’errore di penalizzare i lavoratori pubblici”. Anche perché rimarca Ganga “deve essere incentivato un sistema di relazioni sindacali partecipativo, le cui caratteristiche sono state definite nei nuovi contratti, per renderle più snelle ed efficaci”.

Tap, Di Maio: “Penali da 20 mld”

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“Da ministro dello Sviluppo economico ho studiato le carte del Tap per tre mesi. E sono voluto andare allo Sviluppo economico anche per questo. Vi posso assicurare che non è semplice dover dire che ci sono delle penali per quasi 20 miliardi di euro. Ma così è, altrimenti avremmo agito diversamente”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, in visita in Sicilia. “Le carte un ministro le legge solo quando diventa ministro – ha infine aggiunto cercando di calmare le acque- e a noi del M5s non hanno mai fatto leggere alcunché”.

Non esistono penali perché non c’è un contratto con lo Stato“, replica su Twitter l’ex ministro dello Sviluppo Carlo Calenda che aggiunge: “C’è un’autorizzazione giudicata dallo stesso governo pienamente valida. Se l’annulli affronti una richiesta di risarcimento del danno. Come sanno anche i bambini senza bisogno di diventare ministri”. “Un ministro della Repubblica -aggiunge riferendosi al vicepremier Luigi Di Maio – ha dichiarato che in alcune carte segrete che ha potuto consultare solo ora ci sono penali per 20 miliardi. È una menzogna“. E a chi, sempre via Twitter, obietta che in pratica ci non sarebbe alcuna differenza, Calenda replica: “Un cavolo. In un caso lo Stato avrebbe firmato una carta segreta, nella quale si impegnava a pagare 20 miliardi, nell’altro lo Stato ha solo autorizzato un’opera privata alla luce del sole (e in piena legittimità). Se revoca l’autorizzazione paga i danni a seguito di un arbitrato”.

“Quello che sta succedendo in queste ore sul fronte #Tap ci costringe a prendere una posizione chiara. Essendo evidente la mancata ottemperanza di varie prescrizioni ed essendo ormai palese l’inesistenza di un serio contratto tra lo Stato e Tap nonché delle presunte penali ’insostenibili’, tacere significherebbe tradire il nostro mandato elettorale, disattendere totalmente al nostro dovere di parlamentari della Repubblica Italiana e, non ultimo, non riuscire più a guardarci allo specchio”, ha scritto su Facebook Sara Curial, parlamentare 5 Stelle, attaccando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ieri aveva confermato la prosecuzione dell’opera che porterà gas naturale in Italia e in Europa dal Mar Caspio, in particolare dall’Azerbaijan, attraverso Grecia Albania e Turchia.

“Sdegno non solo per la decisione in sé e per sé di autorizzare politicamente il gasdotto Tap, ma soprattutto per le argomentazioni insostenibili che vengono portate per giustificare tale decisione”, aveva commentato il Movimento No Tap, contrario all’infrastruttura il cui approdo è previsto sulla costa di San Foca di Melendugno, in provincia di Lecce.

Il Movimento No Tap nel frattempo ha convocato un sit-in di protesta per domani mattina a Melendugno davanti alla torre sul lungomare ’Matteotti’, davanti alla sede della delegazione della Guardia Costiera.

Tre giorni di burrasca, è allerta rossa

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Rovesci di forte intensità, fulmini e locali grandinate con forti raffiche di vento a carattere temporalesco. E’ allarme maltempo in Italia.
Il meteo, infatti, non promette nulla di buono: tre giorni di forti piogge incessanti e localizzate, a partire dal centro nord, e rischio di nubifragi che in alcuni casi potrebbero essere pericolosi per l’accumulo di pioggia che potrà raggiungere 300 litri al metro quadrato. L’origine di questa instabilità è una perturbazione di origine atlantica, posizionata sulla penisola iberica, che farà confluire sulla nostra Penisola correnti meridionali instabili che determineranno piogge diffuse e persistenti e un deciso aumento della ventilazione da sud. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le Regioni coinvolte ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse: i fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche.

BURRASCA – Nel dettaglio, l’avviso prevede venti da forti a burrasca dai quadranti meridionali su Lombardia, Emilia-Romagna e Marche, in estensione a Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Abruzzo, Molise, Lazio e Sicilia. Si segnalano possibili mareggiate lungo le coste esposte.

FULMINI – Si prevedono inoltre precipitazioni diffuse, anche a carattere temporalesco, su Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Toscana, in estensione a Piemonte, Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano e Friuli Venezia Giulia. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, locali grandinate e forti raffiche di vento.

ALLERTA – Sulla base dei fenomeni previsti è stata così valutata per queste ore allerta rossa sui bacini del Piave in Veneto e allerta arancione su Lombardia settentrionale, su settori appenninici occidentali dell’Emilia-Romagna, su Trentino Alto Adige e su parte del Veneto. Si segnala, inoltre, allerta gialla su Lazio, Umbria, su alcuni settori di Toscana e Abruzzo e, risalendo la Penisola, su Liguria, parte di Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e sui restanti bacini del Veneto.

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28 Ottobre 2018