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Tria: “Patrimoniale sarebbe suicidio”

Tria: “Patrimoniale sarebbe suicidio”

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Nessuna patrimoniale in vista. Lo assicura il ministro dell’Economia Giovanni Tria parlando della manovra in audizione davanti alla commissione Bilancio alla Camera. “E’ ovvio – sottolinea il responsabile del Tesoro – che non faremo una patrimoniale“. “Significherebbe secondo me – aggiunge – una specie di suicidio”.

Tria ribadisce poi che “la manovra resta confermata nei suoi pilastri” principali. “L’Italia continua dialogare in modo costruttivo con Ue’’, assicura il ministro Tria, ed ’’entro martedì’’ sottoporrà il nuovo documento programmatico di bilancio alla Commissione europea. Sulla possibilità di un intervento di correzione dei conti, il ministro dell’Economia dice che “non ha senso discuterne” dal momento che “le manovre correttive si fanno se accade qualcosa”. “Non parliamo di situazioni greche” con deficit a due cifre. In caso servisse “gli aggiustamenti di spesa e altro possono essere tanti e” si possono fare “in modo puntuale – spiega – senza elementi di emergenza così eccessivi“.

Tria difende le scelte del governo nella legge di Bilancio di rialzare il deficit al 2,4% del Pil per spingere la crescita alla luce del rallentamento dell’economia: “Ci rendiamo conto – afferma – che i problemi richiederebbero una manovra ancor più incisiva” ma serviva “un corretto bilanciamento tra la stabilità finanziaria e quella sociale”. “Con questa manovra – fa notare – stiamo tentando di uscire dalla trappola della bassa crescita stimolando i consumi e gli investimenti e al tempo stesso tutelando le fasce più vulnerabili”.

C’è un “clima di incertezza e di percezione di pericolo e questo è un problema molto grave”, sottolinea. “Continuiamo a pensare che la definizione della manovra nelle sue parti non ancora definite possa chiarire la situazione”, spiega Tria, sottolineando che l’andamento dello spread “non dipende” dal rialzo del disavanzo al 2,4 per il 2019 indicato nella manovra. “Lospread è un livello che preoccupa se mantenuto a lungo”, ammette però il ministro dell’Economia, aggiungendo: “E’ chiaro che l’osservazione è costante”.

Tria ha incontrato oggi a Roma il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno. Nella conferenza stampa al termine del colloquio, il ministro dell’Economia ha detto: “Per evitare la procedura sul debito dovremmo fare una manovra di restrizione violentissima, che per un’economia in rallentamento sarebbe un suicidio”. ’’In passato l’Italia era adempiente solo perché programmava per il futuro l’aggiustamento strutturale’’, ha spiegato. Centeno ha detto di non aver dubbi sull’impegno dell’Italia per l’euro. “È’ essenziale che la legge di bilancio – ha concluso – dimostri questi impegni’’.

Bankitalia: “Lo spread ci è già costato 1,5 miliardi”

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L’aumento dello spread ’’è già costato al contribuente quasi 1,5 miliardi di interessi negli ultimi sei mesi’’. A fare i conti è il vice direttore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, riunite per l’esame del disegno di legge di bilancio. ’’Occorre abbattere lo spread’’, sottolinea, trovando una soluzione che ’’concili il rispetto sostanziale delle regole’’ con ’’accorte misure di sostegno all’economia’’. L’aumento dello spread sovrano, nota palazzo Koch, ’’si ripercuote sull’intera economia: famiglie, imprese, istituzioni finanziarie’’.

La crescita dei tassi di interesse sul debito pubblico, spiega Bankitalia, ’’ha un effetto in qualche modo comparabile a una stretta monetaria; una stretta però assai più marcata e rapida di qualsiasi ipotizzabile (futuro, graduale) processo di normalizzazione della politica dell’Eurosistema’’. Il rischio che si corre, secondo Signorini, è quello di ’’vanificare tutto l’impulso espansivo atteso dalla politica di bilancio. Davanti a un’eventuale nuova recessione l’Italia si troverebbe con un disavanzo relativamente elevato, come prima della crisi, e un’incidenza del debito sul prodotto perfino superiore. I margini di manovra sarebbero, di nuovo, ristretti’’.

Gli effetti della politica di bilancio ’’non possono essere valutati come se essa fosse isolata; risentono delle condizioni finanziarie di contorno, particolarmente importanti quando il debito è ingente e queste, a loro volta, sono influenzate dagli annunci e dalle politiche’’, sottolinea Bankitalia. A determinare un ’’considerevole innalzamento dei tassi di interesse’’, spiega Signorini, è stato un mix di fattori tra cui: ’’La protratta incertezza degli investitori sugli orientamenti relativi all’equilibrio di bilancio, e sulla credibilità dell’impegno del Paese a riprendere con decisione la strada della diminuzione del debito, e da ultimo, ma certo non ultimo per importanza, il conflitto con gli organi dell’Unione europea sul rispetto delle regole comuni’’. Rispetto a quanto si sarebbe pagato con i tassi di interesse ad aprile l’aumento, registrato negli ultimi mesi, ’’costerebbe oltre 5 miliardi nel 2019 e circa 9 nel 2020, se i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati’’.

Una politica di bilancio espansiva ’’non garantisce la crescita nel medio termine e può metterla in pericolo a lungo andare’’, afferma il vice direttore generale di Bankitalia. Il prossimo anno, continua, il governo programma di attuare interventi espansivi valutabili in 34 miliardi di euro, coperti da aumenti delle entrate e riduzione della spesa per poco più di un terzo. Il disavanzo aumenterebbe di quasi a 22 miliardi.

’’Le riforme attuate negli ultimi anni, o meglio nei decenni, passati hanno cominciato a dare frutti’’, dice Luigi Federico Signorini. La ripresa, osserva palazzo Koch, ’’ha generato più lavoro di quanto ci si sarebbe potuti aspettare: anche se il pil rimane inferiore di circa il 4% rispetto al 2007, il numero degli occupati ha raggiunto un massimo storico’’. Nel complesso, conclude, gli andamenti dell’economia ’’rendono ambizioso il conseguimento degli obiettivi di crescita prefigurati dal governo per il prossimo anno”.

Parlando di pensioni, il vice direttore generale di Bankitalia sottolinea come ’’è certamente possibile introdurre altri elementi di flessibilità rispetto alle regole vigenti, per esempio per quanto riguarda i requisiti minimi di pensionamento’’. Tuttavia ’’è necessario che interventi di questo tipo tengano conto del fatto che la sostenibilità finanziaria e l’equità intergenerazionale del nostro sistema si fondano sul nesso tra contributi versati e prestazioni erogate’’. In altre parole, ’’l’importo di una pensione eventualmente anticipata dovrebbe essere aggiustato, per tener conto del minore montante acquisito e del più lungo periodo atteso di erogazione della pensione’’, spiega palazzo Koch. ’’Non rispettando questo criterio, si rischierebbe di compromettere l’equilibrio di lungo periodo del sistema, aggravando l’onere a carico delle generazioni future’’.

Infine Luigi Federico Signorini avverte che le misure come il condono fiscale ’’potrebbero determinare disincentivi all’adempimento regolare degli obblighi tributari; andrebbero quindi considerate con molta attenzione’’. Palazzo Koch ricorda quindi il parere della Commissione europea, secondo cui alcune delle misure previste, in particolare quelle relative ’’al condono fiscale e alla modifica dei requisiti di accesso al pensionamento, possano costituire un passo indietro rispetto a riforme adottate in passato’’.

Raggi, è il D-day

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Sabato è il giorno del verdetto. Nel pomeriggio si saprà se ci sarà una condanna in primo grado o meno per la sindaca di Roma Virginia Raggi che è imputata per falso documentale in merito alla nomina di Renato Marra (fratello di Raffaele) alla direzione del dipartimento Turismo del Comune di Roma. Il capo pentastellato Luigi Di Maio è stato chiaro. In caso di condanna della sindaca di Roma, ha detto che sarà applicato il codice etico, che prevede le dimissioni. Il documento prevede, infatti, una serie di obblighi validi sia per i candidati che per gli eletti. Nel testo, messo a punto nel gennaio 2017 dall’attuale ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e passato alle cronache all’epoca come il ’salva Raggi’ proprio perché evitava sanzioni in caso di rinvio a giudizio, è prevista l’incompatibilità tra una carica e una condanna anche solo in primo grado “per qualsiasi reato commesso con dolo”.

Per la sindaca Raggi il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha chiesto una condanna a 10 mesi con la concessione delle attenuanti generiche. Il movente del reato, ipotizzato dai pm, durante l’udienza del processo, è che avrebbe mentito sulla nomina di Renato Marra perché con l’allora codice etico vigente del M5S, nel 2016, si sarebbe dovuta dimettere. Secondo Ielo, “Marra ci ha messo la manina ma la sindaca sapeva”. Per il procuratore aggiunto la sindaca avrebbe detto il falso nella risposta alla responsabile Anticorruzione del Campidoglio in merito alla nomina di Renato Marra perché il fratello Raffaele, capo del personale era “l’uomo-macchina, senza di lui non si andava avanti”, era fondamentale per il funzionamento dell’amministrazione capitolina e quindi “andava protetto”. Per i pm, inoltre, la sindaca ha dovuto mentire e dire il falso per non rischiare di ritrovarsi indagata e doversi quindi dimettere secondo le regole del codice etico M5S in vigore nel 2016. “Questo spiega il movente di quel falso”, hanno concluso il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto procuratore Francesco Dall’Olio.

Se il verdetto Raggi dovesse essere la condanna in primo grado, la strada sembra tracciata. I vertici del M5S non si sbilanciano ufficialmente su quanto accadrà alla sindaca e su un eventuale piano B, ma i dubbi sarebbero pochi. “Per il M5S sarebbe inevitabile il ritorno alle urne“, spiega all’Adnkronos una fonte governativa 5stelle. “Le regole saranno applicate senza indugio” chiariscono dai vertici all’Adnkronos. A quel punto la sindaca e la sua maggioranza potrebbe decidere di andare avanti ma senza la bandiera del Movimento e ’passando’ al gruppo misto. Ci sarebbe, però, in quest’ultimo caso l’incognita dei numeri per la giunta. Di certo si sa, infine, che non ci sarà una consultazione online per decidere il destino della Raggi. L’ipotesi, circolata nei giorni scorsi, è stata infatti smentita.

Di Maio: “Raggi condannata? Codice M5S parla chiaro”

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“Il nostro codice comportamento lo conoscete e parla chiaro. Lo applicheremo” in caso di condanna della sindaca di Roma Virginia Raggi. Lo mette in chiaro il vicepremier Luigi Di Maio, incontrando la stampa estera a Roma e lasciando intendere come, in caso di condanna, la prima cittadina debba dimettersi. Il riferimento è alla sentenza prevista per domani del processo in cui è imputata la sindaca di Roma, accusata di falso in merito alla nomina di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele, alla Direzione turismo del Campidoglio.

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10 Novembre 2018