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Troppo Internet nelle scuole non fa bene

Le nuove tecnologie sono ormai entrate nel nostro vivere comune: cellulari di ultima generazione, come gli I-Phone, tablet, i-pad, tutti strumenti per essere sempre connessi dovunque ci troviamo. Sono appendici che ci portiamo dietro e delle quali non possiamo fare assolutamente a meno.

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Anche i luoghi che un tempo erano deputati allo studio, all’ascolto e alla massima attenzione, sono diventati territori di conquista da parte degli ultimi ritrovati in fatto di nuove tecnologie. Sto parlando delle scuole, luoghi un tempo sacri per l’apprendimento orale del maestro, del professore, di quella figura autoriale che possedeva il sapere e che lo impartiva durante le sue ore di lezione ai discenti, seduti e attenti ad ascoltare nei loro banchi. Questo era il tempo che fu.

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Ora l’entrata di internet nelle scuole e nel sistema educativo in generale, diminuisce le responsabilità degli stessi insegnanti e delle istituzioni in genere su quella che è la formazione intellettuale degli studenti. Schermi e Rete si utilizzano sin troppo a corredo delle lezioni svolte all’interno di una classe scolastica di ogni ordine e grado.

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Sono di supporto e di aiuto sia per gli insegnanti, che in questo modo hanno la possibilità di corredare le loro lezioni aiutandosi con video e immagini esemplificative, sia per gli stessi alunni/studenti che tendono a imbarcare informazioni principalmente di carattere visivo più che uditivo. Una lezione iniziata all’interno di una classe, non termina lì, ma viene richiesto da parte dei docenti di continuarla attraverso ricerche, effettuate su internet, a casa, lasciando gli studenti liberi e allo sbaraglio su cosa cercare e di quali fonti avvalersi.

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Molto spesso gli studenti non hanno, perché non le sono state fornite, le giuste capacità di ricerca per affrontare il mare magnum delle informazioni della Rete, portando molto spesso i ragazzi a perdersi in notizie poco attinenti al tema da cercare o, peggio, senza una base di dati certi e verificati come possono essere le fonti autorevoli. Le promesse che fornisce la Rete sono tante e a volte illusorie: numero infinito di articoli, libri, documenti, tutte opportunità che mai si potrebbero trovare in un’unica biblioteca.

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La Rete promette sapere e conoscenza ma non tutti sono in grado di discernere e di attingere con metodo sicuro da questo sapere, in quanto mancano le chiavi di lettura di questo lavoro di ricerca. Sarà compito del docente fornire e trasmettere questo accesso sicuro al web, le skills giuste per affrontare un luogo in cui ci sono tantissime informazioni disponibili, ma dalle quali è difficile scegliere quella giusta e pertinente a ciò che a noi interessa in questo momento.

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Un altro rischio è poi quello di deresponsabilizzare la propria memoria, demandando alla Rete il ricordo e la memorizzazione di informazioni utili. Creare questa facilità di accesso ai saperi, in cui basterà un clic per colmare un vuoto potrebbe diventare un’abitudine sbagliata e controproducente. Gli studenti corrono così il rischio di avere un’informazione effimera, poveri di un solido bagaglio culturale, delegittimazione dei testi scritti come inutili e causa di perdita di tempo. La cultura di ognuno di noi si forma attraverso un sapere condiviso dato dalla propria personale rete di conoscenze.

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Ed è attraverso il coltivare la memoria che si fa in modo che la singolarità intellettuale di ognuno si formi differenziandoci dagli altri e allo stesso tempo dandoci un’appartenenza alla comunità culturale. Il trasmettere il sapere da parte di un insegnante significa trasmettergli cultura, saperi già sperimentati attraverso la realtà attraverso confronti con situazioni diverse. Lasciar fare agli studenti il compito della ricerca, significa spodestare il ruolo dell’insegnante dal suo compito educativo e pedagogico. Internet deve aiutare il ruolo del docente in simbiosi con lui e non in un gioco di predominio di competenze e capacità.

Data:

1 Novembre 2014