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Trump al muro del Pianto, storica visita del presidente Usa

cms_6321/trump_muro_pianto_afp.jpgDonald Trump ha iniziato la sua storica visita privata al Muro del Pianto, il luogo più sacro dell’ebraismo, assieme alla moglie Melania. Trump, che porta sul capo una kippah – il copricapo religioso ebraico – è il primo presidente americano in carica a recarsi al muro del Pianto, a Gerusalemme est.

Accolto da un rabbino, Trump si è poi diretto verso il muro del Pianto e vi ha poggiato la mano: è rimasto in silenzio, raccolto in preghiera, e ha infilato un foglietto fra le antiche pietre secondo la tradizione.

Alla visita hanno partecipato anche la figlia Ivanka, con il marito. Ivanka si è convertita all’ebraismo per sposare Jared Kushner, ebreo ortodosso. “E’ stato profondamente significativo visitare il luogo più santo della mia fede e lasciarvi un messaggio di preghiera” ha scritto Ivanka su Twitter, aggiungendo una foto che la mostra in raccoglimento con le mani appoggiate sulla pietra del muro.

cms_6321/ivanka_muro_pianto_afp.jpgCome tradizione, la figlia del presidente americano ha inserito fra le vecchie pietre un biglietto con una preghiera. Durante la visita privata della first family al muro del Pianto, Ivanka e la moglie di Trump, Melania, si sono raccolte in preghiera nella sezione femminile del Muro.

Finora nessun presidente americano in carica – Barack Obama era andato quando era ancora senatore – si era mai recato al muro del Pianto: passata sotto il controllo israeliano dopo la Guerra dei Sei Giorni, la Città Vecchia non viene considerata territorio israeliano dalla comunità internazionale. Per questo Trump ha voluto una visita privata, rifiutando di farsi accompagnare dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu.

Durante il viaggio in aereo verso Israele, i giornalisti hanno chiesto al segretario di Stato americano Rex Tillerson se ritiene che il muro del Pianto faccia parte di Israele: “Il muro è parte di Gerusalemme”, ha risposto il capo della diplomazia americana.

Orrore Is, “usano cavie umane per testare armi chimiche”

cms_6321/stato_islamico_AFP.jpgL’Is, nei mesi scorsi, avrebbe testato armi chimiche su alcuni prigionieri, usati come vere e proprie “cavie umane”, e morti dopo settimane di agonia per aver ingerito cibo e acqua contaminati. E’ quanto rivela il ’Times’, secondo il quale tracce delle sperimentazioni sarebbero contenute in alcuni documenti nascosti nell’Università di Mosul e ritrovati dalle forze speciali irachene, nella zona della città strappata al dominio dello Stato Islamico.

I documenti, redatti in arabo, parlano di esperimenti eseguiti dai soldati del Califfo, che per giorni avrebbero avvelenato con pesticidi i pasti di alcuni prigionieri. Secondo il ’Times’, si tratterebbe di file verificati dalle forze britanniche e statunitensi. Lo scopo della sperimentazione è facilmente intuibile: la rete terroristica potrebbe aver condotto test chimici con l’obiettivo di utilizzare queste armi chimiche in Occidente, tramite la contaminazione di cibo e bevande.

Per giorni, scrive il quotidiano britannico, i jihadisti dello Stato Islamico avrebbero avvelenato i propri prigionieri con almeno due sostanze chimiche letali, facilmente reperibili, lasciandoli morire dopo una lenta agonia andata avanti per settimane. Una delle vittime sarebbe stata nutrita con solfato di tallio, un sale incolore e insapore usato come veleno per i topi, che ha provocato nel prigioniero febbre, nausea, gonfiore allo stomaco e al cervello, prima di portarlo alla morte, avvenuta 10 giorni più tardi.

Nei documenti l’Is avrebbe descritto l’arma chimica come un “veleno letale ideale” sostenendo di essere “in possesso di una vasta quantità di soluzione per soddisfare le richieste”. Una prospettiva che l’esperto di armi chimiche Hamish de Bretton-Gordon, interpellato dal ’Times’, ha definito “un terribile ritorno al nazismo“.

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23 Maggio 2017