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Trump: “Assad è un animale, Putin fa male a sostenerlo”

cms_6010/TRUMP.jpgDonald Trump accusa Bashar Assad di essere “un animale” per il modo in cui attacca e bombarda il suo popolo ed avvisa Vladimir Putin del fatto che sta facendo del male alla Russia sostenendolo. Così, in un’intervista con Fox Business che andrà in onda oggi, il presidente è tornato a difendere le ragioni che l’hanno spinto ad ordinare il raid contro il regime di Damasco la scorsa settimana di fronte all’uso di “terribili, orribili armi chimiche”.Trump ha assicurato , comunque, che questo intervento non prelude ad un’escalation dell’impegno militare. “Non entreremo in Siria – ha detto alludendo all’azione di terra – ho fatto che quello che avrebbe dovuto fare l’amministrazione Obama molto prima di me e tutto sarebbe stato meglio, credo che la Siria sarebbe ora in una situazione migliore di adesso”.Rispondendo alle domande, Trump ha attaccato duramente Assad per il fatto di “sganciare armi chimiche o barili bomba” pieni di dinamite contro la popolazione: “Si vedono bambini senza braccia, gambe, senza faccia, questo è un animale”. E poi si è rivolto a Putin che “sta sostenendo una persone che è veramente malvagia e credo che questo sia un male per la Russia, sia un male per l’umanità e per il mondo”.

TILLERSON – “Sappiamo che Assad ha usato armi chimiche in oltre 50 occasioni, dalle bombe a grappolo ad altri tipi di armi che hanno lo scopo di menomare e uccidere nei modi più terrificanti”, ha detto il segretario di stato americano Rex Tillerson, in conferenza stampa a Mosca, dove ha incontrato oggi l’omologo russo Sergey Lavrov e il presidente Vladimir Putin.

RUSSIA – La Russia ha posto il veto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu nella quale si richiede la cooperazione del regime di Damasco sull’attacco chimico contro civili nella provincia di Idlib, attribuito al presidente siriano Bashar al-Assad. Il documento presentato da Regno Unito, Francia e Stati Uniti chiedeva che l’esercito siriano fornisse libero accesso ai dettagli delle loro operazioni nel giorno dell’attacco.

“Con voi o contro di voi in Siria? Un falsa scelta”, avvertimento Russia a Usa

cms_6010/lavrov_tillerson_afp.jpgIl ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha chiesto al segretario di stato americano Rex Tillerson, con cui è riunito a Mosca, di non imporre alla Russia la “falsa scelta” fra stare con gli Stati Uniti o contro di loro, dopo che ieri aveva sollecitato il Cremlino a decidere se allinearsi con gli Stati Uniti o con l’Iran degli Hezbollah e la Siria di Assad. Lavrov, scrive l’agenzia Interfax, ha sottolineato l’importanza per Mosca di comprendere “le reali intenzioni” dell’amministrazione americana e di evitare che ci siano nuovi raid americani in Siria. Lavrov e Tillerson si erano già incontrati a margine della riunione dei ministri degli Esteri del G20 a Bonn lo scorso 16 febbraio e hanno parlato due volte al telefono.Donald Trump intanto però accusa Bashar Assad di essere “un animale” per il modo in cui attacca e bombarda il suo popolo ed avvisa Vladimir Putin del fatto che sta facendo del male alla Russia sostenendolo. Così, in un’intervista con Fox Business che andrà in onda oggi, il presidente è infatti tornato a difendere le ragioni che l’hanno spinto ad ordinare il raid contro il regime di Damasco la scorsa settimana di fronte all’uso di “terribili, orribili armi chimiche”.Trump ha assicurato, comunque, che questo intervento non prelude ad un’escalation dell’impegno militare. “Non entreremo in Siria – ha detto alludendo all’azione di terra – ho fatto che quello che avrebbe dovuto fare l’amministrazione Obama molto prima di me e tutto sarebbe stato meglio, credo che la Siria sarebbe ora in una situazione migliore di adesso”.Rispondendo alle domande, Trump ha attaccato duramente Assad per il fatto di “sganciare armi chimiche o barili bomba” pieni di dinamite contro la popolazione: “Si vedono bambini senza braccia, gambe, senza faccia, questo è un animale”. E poi si è rivolto a Putin che “sta sostenendo una persone che è veramente malvagia e credo che questo sia un male per la Russia, sia un male per l’umanità e per il mondo”.

Bambini kamikaze, dal 2014 è un’escalation

cms_6010/bambini10_xin.jpgIl numero di bambini utilizzati in attacchi suicidi nel conflitto del lago Ciad – che coinvolge Nigeria, Ciad, Niger e Camerun – è aumentato a 27 nei primi tre mesi del 2017, rispetto ai 9 casi nello stesso periodo dell’anno scorso. Lo denuncia il rapporto dell’Unicef pubblicato oggi, ’Silent Shame: Bringing out the voices of children caught in the Lake Chad crisis’ che spiega che “dal 2014 ad oggi, sono stati utilizzati 117 bambini per portare a termine attacchi con bombe in luoghi pubblici in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun: 4 nel 2014, 56 nel 2015, 30 nel 2016 e 27 solo nei primi tre mesi del 2017. Nella maggior parte di questi attacchi sono state utilizzate ragazze. Per questo, le ragazze, i ragazzi e anche i bambini vengono visti con maggiore timore presso i mercati e ai checkpoint, in quanto si sospetta che trasportino esplosivo”.”Nei primi tre mesi di quest’anno, il numero di bambini utilizzati in attacchi con bombe equivale quasi al numero complessivo dello scorso anno, questo è l’utilizzo peggiore possibile di bambini in un conflitto – ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, direttore regionale Unicef per l’Africa Centrale e Occidentale -. Questi bambini sono vittime, non colpevoli. Costringerli o raggirarli per utilizzarli in questo modo è riprovevole”.Il rapporto, lanciato tre anni dopo il rapimento di oltre 200 studentesse a Chibok, fornisce racconti preoccupanti di bambini cresciuti in cattività per mano di Boko Haram e su come questi bambini siano guardati con sospetto quando tornano nelle proprie comunità. Nelle interviste, spiega Unicef, ” molti bambini che sono stati associati a Boko Haram hanno dichiarato di non parlare con nessuno della loro esperienza perché hanno paura sia di essere stigmatizzati, sia di possibili rappresaglie violente da parte delle loro comunità. Molti di loro sono costretti a sopportare gli orrori subiti in silenzio e si allontanano da altri gruppi per paura di essere banditi o stigmatizzati“.Il rapporto, inoltre, ragguaglia ancora Unicef, sottolinea le “sfide che le autorità locali devono affrontare con i bambini che sono stati fermati ai checkpoint e presi in custodia amministrativa per fare loro domande e controlli, facendo crescere la preoccupazione sui prolungati periodi di custodia. Nel 2016, circa 1.500 bambini sono stati in custodia amministrativa in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun. Il rilascio di oltre 200 bambini dalle autorità nigeriane, il 10 aprile, rappresenta un passo positivo per la protezione dei bambini colpiti dalla crisi in corso”.L’Unicef, alla luce dei dati, chiede alle parti in conflitto di impegnarsi in alcune azioni per proteggere i bambini nella regione; “porre fine alle gravi violazioni di Boko Haram contro i bambini, compreso il reclutamento e l’utilizzo di bambini in conflitti armati con attacchi suicidi”; “trasferire i bambini da contesti militari a civili prima possibile. I bambini presi in custodia esclusivamente per il loro presunto o effettivo collegamento a gruppi armati dovrebbero essere immediatamente consegnati alle autorità civili per il loro reintegro e supporto. Questa procedura dovrebbe essere attuata in ognuno dei 4 paesi per i bambini che vengono ritrovati durante operazioni militari”. Unicef chiede poi di “garantire cure e protezione ai bambini separati e non accompagnati. Tutti i bambini colpiti dalla crisi hanno bisogno di ricevere supporto psicosociale e spazi sicuri per riprendersi”.Nel 2016, l’Unicef ha raggiunto oltre 312 mila bambini fornendo sostengo psicosociale in Nigeria, Ciad, Camerun e Niger, e oltre 800 bambini sono stati riuniti alle loro famiglie. L’Unicef sta lavorando con le comunità e le famiglie per combattere lo stigma verso i sopravvissuti a violenze sessuali e per costruire ambienti sicuri per le persone che erano state rapite.”In una crisi in cui oltre 1,3 milioni di bambini sono stati sfollati, l’Unicef – spiega la nota – supporta anche le autorità locali per garantire acqua sicura e servizi sanitari salva vita; ridare accesso all’istruzione creando spazi temporanei per l‘apprendimento e distribuire alimenti terapeutici per curare i bambini malnutriti.La risposta alla crisi è ancora ampiamente sotto finanziata. L’anno scorso, l’appello dell’Unicef per il bacino del lago Ciad, di 154 milioni di dollari, è stato finanziato solo per il 40%”.

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13 Aprile 2017