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Trump chiude ai ’Dreamers’, duro colpo agli immigrati

cms_7125/casa_bianca_proteste_Afp.jpgDonald Trump vuole mettere fine a un’altra legge voluta da Barack Obama. Il ministro della Giustizia Jeff Sessions ha annunciato che non accetterà più domande di ammissione al programma DACA (Deferred Action for Childhood Arrivals) che metteva al riparo dall’espulsione i cosiddetti ’Dreamers’, i figli di immigrati irregolari.

Tuttavia, gli attuali 800mila beneficiari del programma non saranno toccati da quella che è stata definita una “ordinata chiusura” dell’iniziativa voluta nel 2012 da Obama. Dopo l’annuncio, una manifestazione di protesta si è svolta a Washington: “Move Trump, get out of the way” (’Trump vai via, levati di mezzo’) lo slogan dei manifestanti, secondo quanto raccontato dall’NBC.

I SENATORI – Intanto senatori democratici e repubblicani hanno anticipato la loro intenzione di mobilitarsi per promuovere provvedimenti a protezione dei giovani migranti: “Il tempo scorre veloce e siamo in un countdown per la deportazione”, ha dichiarato il democratico Dick Durbin, sollecitando il Senato ad adottare contro misure entro la fine del mese. “Non consentiremo a questi ragazzini di essere vittima di un sistema politico danneggiato. Gente reale, che ha bisogno che noi agiamo con decisione, potrebbe essere ciò di cui abbiamo bisogno…”, ha dichiarato il repubblicano Lindsat Graham.

MINISTRO GIUSTIZIA – Da parte sua il ministro Sessions ha stabilito che nell’introdurre il Daca Obama aveva bypassato il Congresso, responsabile della legislazione in materia di immigrazione. Si è trattato, ha detto, di “un esercizio di autorità anticostituzionale da parte del potere esecutivo”. Il DACA, ha sostenuto Sessions, ha comportato un aumento di ingressi negli Stati Uniti di minori non accompagnati e una perdita di posti di lavoro per i cittadini Usa.

La gradualità con la quale verrà smantellato, ha detto ancora il ministro della Giustizia, consentirà al Congresso di legiferare sulla questione, se lo riterrà necessario. I funzionari dell’immigrazione continueranno a gestire le domande di rinnovo per i prossimi 6 mesi e consentiranno ai beneficiari del programma di mantenere la protezione fino al 2019.

TRUMP – Donald Trump sollecita quindi il Congresso a occuparsi di immigrazione e difende la sua decisione: “Non sono favorevole a punire i bambini, la maggior parte dei quali ora sono adulti, per le azioni dei loro genitori. Ma dobbiamo anche riconoscere che siamo un Paese che offre opportunità perché siamo un Paese che rispetta le leggi”, ha dichiarato.

Trump auspica di risolvere la questione DACA “con cuore e compassione” ma “ricordando che anche i giovani americani hanno sogni”. Perché “essere al governo significa fissare delle priorità: e la nostra prima priorità nel procedere con le riforme sull’immigrazione deve essere quella di migliorare il lavoro, i salari e la sicurezza per i lavoratori americani e per le loro famiglie”.

OBAMA – “I ’Dreamers’ sono americani nel cuore, nello spirito, in ogni altro modo a eccezione di uno solo: i documenti” ha affermato l’ex presidente Obama, definendo “crudele” e contraria allo spirito americano la decisione di Trump e difendendo invece la firma, da parte sua, dell’ordine esecutivo. “Colpire questi giovani è sbagliato, perché non hanno fatto nulla di male. E’ un autogol, perché vogliono avviare nuove imprese, lavorare nei nostri laboratori, servire nelle nostre forze armate e contribuire al Paese che amiamo. Ed è crudele”.

Myanmar, migliaia di Rohingya in fuga

cms_7125/Rohingya_Afp.jpgE’ emergenza profughi nel distretto di Cox’s Bazar, in Bangladesh, dove le agenzie umanitarie hanno difficoltà a gestire l’arrivo in massa di Rohingya in fuga dalle violenze nel vicino stato birmano di Rakhine. “Secondo le nostre stime – ha dichiarato alla Dpa Joseph Tripura, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati a Dacca – almeno 123mila persone sono entrate in Bangladesh dopo che sono scoppiate le violenze il 25 agosto scorso nello stato di Rakhine“.

I rifugiati devono essere accolti in strutture, hanno bisogno di cibo, medicinali e cure mediche, ha sottolineato, spiegando che tutti i campi rifugiati preesistenti nel distretto di Cox’s Bazar sono stati sfruttati, così come le scuole e tutte le altre strutture vicine utilizzabili.

Il ministero degli Esteri di Kabul ha rivolto un appello alle Nazioni Unite per chiedere un intervento atto a fermare il ’’genocidio’’ contro la minoranza musulmana dei Rohingya in corso in Myanmar. Come si legge in un comunicato, la diplomazia afghana ritiene infatti che l’esercito birmano si stia macchiando di crimini contro l’umanità e chiede all’Onu di indagare.

’’Condanniamo i crimini contro i nostri fratelli in Myanmar. E’ un crimine contro l’umanità, contro la minoranza dei musulmani che vive in Myanmar. Chiediamo alle organizzazioni internazionali e alle istituzioni per la protezione dei diritti umani di indagare’’, ha detto Sebghatullah Ahmad, vice portavoce del ministero degli Esteri afghano.

Anche il ministero per la Religione del Kurdistan iracheno ha condannato le ’’azioni brutali’’ commesse in Myanmar.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha manifestato “profonda preoccupazione” per la situazione dei Rohingya durante un colloquio telefonico con la leader birmana e Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, sulla quale piovono le critiche della comunità internazionale per il suo silenzio sulle violenze nello stato di Rakhine. “Il mondo intero, Paesi islamici per primi, è profondamente preoccupato per l’escalation di attacchi contro i Rohingya”, ha detto Erdogan ad Aung San Suu Kyi, secondo fonti della presidenza turca citate dall’agenzia di stampa ufficiale Anadolu. Domani Mevlut Cavusoglu, il ministro degli Esteri del governo di Ankara, si recherà in Bangladesh e incontrerà i rifugiati.

Ieri è stata la giovane pachistana Malala Yousafzai attraverso Twitter a ’bacchettare’ l’eroina dei diritti umani. “Negli ultimi anni ho condannato più volte questo tragico e vergognoso trattamento – ha scritto sul suo profilo – Sto ancora aspettando che la mia collega premio Nobel Aung San Suu Kyi faccia lo stesso”.

Alcuni attivisti per i diritti umani indonesiani hanno addirittura invitato il comitato per l’assegnazione del Nobel a ritirare il premio alla leader birmana. Ma il comitato (formato da cinque componenti scelti dal Parlamento norvegese) non ha mai revocato un premio e questo non avverrà neanche nel caso di Aung San Suu Kyi, ha dichiarato l’ex membro Gunnar Stalsett. “Il principio che seguiamo è che la decisione non è la proclamazione di un santo – ha detto Stalsett – Quando la decisione è stata presa e il premio è stato assegnato, termina la responsabilità del comitato”.

Test nucleari Corea, allarme crolli e radiazioni

cms_7125/nordcorea_missile_balistico_xin.jpgPotrebbe implodere il sito in cui il regime nordcoreano ha condotto almeno cinque dei suoi recenti test nucleari sotterranei. A lanciare l’allarme, basato su dati raccolti da oltre cento centrali di monitoraggio sismico in Cina, sono alcuni scienziati cinesi. Misurando e analizzando l’onda d’urto causata dalle esplosioni e registrata dalle centrali di monitoraggio sismico in Cina e nei Paesi vicini, i ricercatori dell’Università delle Scienze e della Tecnologia di Hefei, nella provincia cinese di Anhui, guidati dal geofisico Wen Lianxing, sono giunti alla conclusione che i 5 test sono stati condotti nel sito di Punggye-ri, situato sotto un monte.

Una conclusione su cui si basa l’allarme di Wang Naiyan, ricercatore del programma nucleare di Pechino, già a capo dell’agenzia nucleare cinese, secondo il quale questi risultati dimostrano che esiste il rischio di disastro ambientale: un nuovo test potrebbe causare il crollo della montagna, lasciando aperto un foro dal quale potrebbero fuoriuscire radiazioni.

Secondo lo scienziato non tutti i rilievi sono adatti a questo tipo di test – in presenza di una cima alta i versanti dovrebbero comunque essere relativamente poco ripidi – e quella fatta dal regime nordcoreano può essere stata una scelta imposta dalla mancanza di alternative sia per le dimensioni ridotte del territorio sia per motivi di sicurezza.

Wang sottolinea infine che l’effetto delle esplosioni è conseguenza anche del modo in cui si effettuano e del punto in cui si posizionano le cariche.

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6 Settembre 2017