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Trump: “I curdi non ci hanno aiutato nella Seconda guerra mondiale”

Trump: “I curdi non ci hanno aiutato nella Seconda guerra mondiale”

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I curdi ’’non hanno aiutato’’ gli americani ’’durante la Seconda guerra mondiale’’. Lo ha scritto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Twitter, quasi a fornire una giustificazione storica alla decisione di ritirare le truppe Usa dalle terre della Siria nordorientale dove sono presenti le Unità di protezione del popolo curdo (Ypg). ’’I curdi stanno combattendo per la loro terra’’, ha scritto Trump, aggiungendo che ’’non ci hanno aiutato durante la Seconda guerra mondiale. Non ci hanno aiutato in Normandia, ad esempio’’.

Trump ha quindi affermato che, come americani, ’’abbiamo speso un mucchio di soldi per aiutare i curdi in termini di munizioni, in termini di armi, in termini di denaro, in termini di pagamenti’’. In ogni caso, ’’detto tutto questo, a noi piacciono i curdi’’, ma ’’ci sono diverse fazioni. Avete il Pkk, che è una diversa fazione, e che ha lavorato con noi’’. E ancora: ’’si tratta di un gruppo canaglia, ma ha lavorato con noi. Ma abbiamo speso tantissimo e loro stanno combattendo per la loro terra. Per cui quando dite ’stanno combattendo per noi’, sì. Loro stanno combattendo per la loro terra’’. La coalizione militare a guida Usa ha sostenuto militarmente e finanziariamente l’Ypg nell’ambito della lotta al sedicente Stato Islamico (Is) in Siria.

Siria, allarme Onu: “Decine di migliaia in fuga”

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L’escalation del conflitto nel nord della Siria rischia di causare ulteriori sofferenze umane e nuovi esodi in quella che è già la più grande crisi di movimento forzato di popolazioni al mondo. Decine di migliaia di civili si stanno spostando per fuggire ai combattimenti e cercare salvezza. Lo denuncia l’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, che chiede alle parti di rispettare il diritto umanitario internazionale, anche garantendo accesso alle agenzie umanitarie.

“Centinaia di migliaia di civili nella Siria settentrionale sono ora in pericolo. I cittadini e le infrastrutture civili non devono rappresentare un bersaglio” ha detto l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. La situazione di coloro che sono stati coinvolti nei combattimenti è aggravata dalle temperature più basse in tutta la regione a causa dell’avvicinarsi della stagione invernale.

L’Unhcr sottolinea l’urgenza di avere libero accesso umanitario per poter raggiungere chi è stato costretto alla fuga e assisterli ovunque sia necessario. Le organizzazioni umanitarie devono poter continuare a svolgere il loro lavoro fondamentale in Siria. L’agenzia dell’Onu ribadisce inoltre che qualsiasi ritorno dei rifugiati in Siria deve essere volontario, dignitoso e avvenire in sicurezza. Spetta ai rifugiati decidere se e quando desiderano tornare in Siria.

Dopo otto anni di conflitto, la Siria rappresenta la più grande crisi di rifugiati al mondo con 5,6 milioni di siriani che vivono come rifugiati nella regione. La Turchia ne ospita più di 3,6 milioni, il che la rende il Paese che ospita più rifugiati al mondo. Inoltre più di 6,2 milioni di persone sono sfollate all’interno della Siria, secondo le stime delle Nazioni Unite. L’Unhcr, si ricorda in una nota, sostiene i rifugiati siriani, gli sfollati interni e i Paesi ospitanti dall’inizio della crisi nel 2011 e continuerà a fornire protezione e assistenza salvavita a chi ne ha bisogno, per la maggior parte donne e bambini.

NESSUNA RISOLUZIONE DELL’ONU – Intanto, Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito a porte chiuse per discutere dell’invasione ma i membri non sono riusciti a trovare un accordo su una risoluzione. In effetti, vi erano poche aspettative che si potesse arrivare ad una road map internazionale per uscire dalla crisi nella riunione al Palazzo di Vetro, dove il Consiglio è diviso sulla questione. I Paesi europei hanno espresso la loro condanna e preoccupazione per un conflitto nella regione che potrebbe portare ad ulteriore instabilità, crisi umanitarie e nuovi flussi di rifugiati.

DI MAIO – Dall’Italia, a seguito delle iniziative militari turche nella Siria nord-orientale, il ministro degli Esteri Luigi di Maio ha disposto la convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore della Turchia in Italia, riaffermando l’importanza della cessazione di ogni azione unilaterale e ribadendo che l’unica strada percorribile per una soluzione duratura alla crisi siriana è rappresentata dal processo politico in corso sotto gli auspici delle Nazioni Unite.

MOSCA – La Russia chiede intanto che la crisi “si normalizzi il prima possibile, prima di tutto in nome del rispetto del principio della sovranità del paese e della sua integrità territoriale”. Russia e Turchia mantengono contatti regolari, anche fra militari, sull’operazione lanciata da Ankara, ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ricordando che Mosca “intende promuovere un dialogo fra Damasco e Ankara e anche con le organizzazioni curde”.

PARIGI – Si fa sentire anche Parigi. “L’azione della Turchia fa correre un rischio umanitario a milioni di persone” scrive il presidente francese Emmanuel Macron in un tweet in cui ribadisce la sua “ferma condanna dell’offensiva militare unilaterale che in corso in Siria”. E torna a chiedere “alla Turchia di mettervi fine al più presto possibile”.

Siria, Mosca chiede il ritorno alla normalità il prima possibile

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La Russia chiede che la crisi nel nordest della Siria “si normalizzi il prima possibile, prima di tutto in nome del rispetto del principio della sovranità del paese e della sua integrità territoriale”. Russia e Turchia mantengono contatti regolari, anche fra militari, sull’operazione militare lanciata ieri da Ankara oltre confine, ha aggiunto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, citato dall’agenzia Tass, ricordando che Mosca “intende promuovere un dialogo fra Damasco e Ankera e anche con le organizzazioni curde”.

“Come sapete, Recep Tayyp Erdogan (ieri, ndr) ha chiamato Vladimir Putin, e prima Mevlut Cavusoglu aveva chiamato me. Abbiamo un canale per la prevenzione dei conflitti, un canale per le comunicazioni regolari e i nostri ufficiali militari mantengono contatti regolari fra loro”, ha spiegato Lavrov. “Eserciteremo pressioni per l’avvio di un dialogo fra la Turchia e la Siria che è negli interessi di entrambi i paesi. E anche promuoveremo contatti fra Damasco e le organizzazioni curde che si impegneranno a rinunciare all’estremismo e al terrorismo”, ha quindi affermato. Da parte siriana e curda, si chiede che la Russia “impieghi le sue buone relazioni con tutte le parti coinvolte per assistere l’avvio di un tale dialogo”.

Lavrov non ha nascosto che le preoccupazioni di Ankara circa la minaccia proveniente dal confine con la Siria avrebbero potuto essere risolte sulla base degli accordi già stipulati fra Damasco e Ankara, in particolare sulla base dell’Accordo di Adana del 1998, la cui attuazione – ha denunciato- è stata complicata dall’attività degli americani e della coalizione sulla riva orientale dell’Eufrate.

Di Maio convoca ambasciatore turco

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A seguito delle iniziative militari turche nella Siria nord-orientale, il ministro degli Esteri Luigi di Maio ha disposto la convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore della Turchia in Italia.

Nel riaffermare l’importanza della cessazione di ogni azione unilaterale, si legge in una nota della Farnesina, l’Italia ribadisce che l’unica strada percorribile per una soluzione duratura alla crisi siriana è rappresentata dal processo politico in corso sotto gli auspici delle Nazioni Unite.

“Quel che sta accadendo in Siria, l’offensiva turca, la negazione dei diritti delle popolazioni locali e del popolo curdo, le morti di civili: tutto questo è inaccettabile e non possiamo voltarci dall’altra parte” afferma Di Maio sulla sua pagina Facebook. “L’Italia, lo ribadisco, condanna l’iniziativa di Ankara e per questo motivo poco fa ho dato disposizione di convocare al ministero degli Esteri l’ambasciatore turco”.

“Non può essere militare la soluzione alla crisi siriana – si legge -. Anzi, la storia ci insegna che ogni risposta militare in passato ha sempre contribuito a destabilizzare ulteriormente la situazione sul terreno, aprendo spesso un vuoto colmato poi dall’insorgere di nuove organizzazioni terroristiche”.

“La situazione è ben complessa e lo sappiamo, ma è di fronte a queste occasioni che l’Europa stessa deve mostrarsi capace di rispondere in modo corale e con un’unica voce. E questo è il senso del messaggio che porterò lunedì al Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea”, rimarca il capo della diplomazia italiana. “L’unità, la sovranità e l’integrità territoriale dello stato siriano è indiscutibile – conclude Di Maio – e può essere garantita solo attraverso il dialogo e tramite un’autentica transizione politica”.

Comandante curda: “Erdogan vuole nuovo califfato”

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“Alcuni Paesi” pensano che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, una volta occupato il nord della Siria, possa rinchiudere nelle sue carceri i 12mila militanti dell’Isis attualmente in mano alle forze curde, ma “questo non succederà perché li appoggia”. “Adesso Erdogan ha preso il posto di al-Baghdadi” e, seppur “indirettamente”, punta a creare un “secondo califfato”. Lo ha dichiarato Dalbr Jomma Issa, comandante delle Ypj, le unità femminili delle Unità di protezione del popolo (Ypg) curdo, intervenuta in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati.

La comandante sottolinea che le operazioni di terra turche “non sono ancora iniziate”, ma Ankara ha ammassato al confine con la Siria 11mila jihadisti suoi “amici” appartenenti a gruppi come “Isis ed il Fronte al-Nusra”.

Secondo Ahmad Yousef, membro del consiglio esecutivo della cosiddetta federazione della Siria del Nord, l’offensiva della Turchia contro le forze curde è in realtà una “rivincita” per la sconfitte militari imposte da quest’ultime al sedicente Stato islamico nel nord della Siria.

Kievgate, arrestati due soci di Giuliani

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Due soci di Rudy Giuliani, Lev Parnas e Igor Fruman, che hanno aiutato l’avvocato personale di Donald Trump nelle inchieste in Ucraina su Joe Biden ed il figlio Hunter, sono stati arrestati. Lo ha confermato un portavoce del procuratore federale di Manhattan, dopo che il Wall Street Journal ha per primo diffuso la notizia dell’arresto dei due, considerati importanti testimoni nell’inchiesta di impeachment della Camera, per accuse relative a finanziamenti delle campagne elettorali.

Fruman e Parnas, uomini d’affari di origine ucraina e bielorussa (ma entrambi cittadini americani) sono stati arrestati all’aeroporto internazionale di Dulles, a Washington, mentre cercavano di imbarcarsi su un volo diretto a Francoforte. Secondo quanto rivela il Wall Street Journal, poche ore prima che venissero arrestati, i due avrebbero pranzato con Rudy Giuliani. Entrambi avevano acquistato un biglietto di sola andata.

Stando a quanto riferiscono i media americani, inoltre, Fruman e Parnas sono stati arrestati per violazione della campagna elettorale. Entrambi hanno fatto numerose donazioni a candidati repubblicani e nel 2018 hanno versato 325mila dollari a un super Pac collegato a Donald Trump, America First Action. L’accusa è di essere stati ’donatori di facciata’ per veicolare denaro, proveniente da entità straniere, a candidati politici ai quali la legge elettorale vieta di accettare finanziamenti da parte di stranieri. I due, che compariranno davanti al giudice, non sembrano dover rispondere ad accuse collegate alla vicenda del Kievgate.

Intanto, i presidenti delle tre commissioni della Camera che stanno conducendo l’inchiesta di impeachment hanno inviato un mandato di comparizione a Parnas e Fruman. Nella ’subpoena’ inviata all’avvocato dei due si richiede la consegna di documenti e si specifica che le commissione “si aspetta che i vostri clienti si presentino a testimoniare”. Secondo la Cnn, il legale che i rappresenta, in precedenza, aveva scritto alle commissioni per dire che non avrebbe potuto consegnare i documenti richiesti in tempi brevi. Ora i democratici indicano come scadenza il 16 ottobre.

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11 Ottobre 2019