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Trump: “Iran non avrà mai l’atomica”

Trump: “Iran non avrà mai l’atomica”

“Nessun americano ha subito danni nell’attacco del regime iraniano. Non abbiamo avuto vittime, tutti i soldati stanno bene. Le grandi forze americane sono preparate per tutto. Finché sarò presidente degli Stati Uniti, all’Iran non sarà mai consentito di avere un’arma nucleare”. Sono le parole di Donald Trump, nel messaggio dopo l’attacco iraniano alle basi americane in Iraq. “Non sono andate perse vite americane o irachene, grazie alle precauzioni prese”, prosegue il presidente degli Stati Uniti. “Sembra che l’Iran abbia indietreggiato. Il mondo civilizzato deve mandare un messaggio chiaro al regime iraniano: la vostra campagna di terrorismo e crimine non verrà più tollerata”.

“Per troppo tempo, dal 1979, le nazioni hanno tollerato il comportamento distruttivo e destabilizzante dell’Iran in Medio Oriente e non solo. Quei giorni sono finiti. L’Iran è stato il principale sponsor del terrorismo, il suo tentativo di avere armi nucleari minaccia il mondo civilizzato: non lasceremo mai che questo accada”, dice ancora. “Le forze armate americane non sono mai state così forte. I nostri missili sono grandi, potenti, precisi, letali e rapidi. Abbiamo tutto questo, ma non è detto che dobbiamo usarlo. Non vogliamo usarlo”.

“La scorsa settimana, su mio ordine, l’esercito americano ha eliminato il principale terrorista mondiale, Qassem Soleimani. E’ stato responsabili di alcune delle peggiori atrocità”, dice riferendosi all’uccisione del generale iraniano. “Stava pianificando attacchi contro obiettivi americani negli ultimi giorni, ma lo abbiamo fermato. Le sue mani erano sporche di sangue americano e iraniano, bisognava fermarlo molto tempo tempo”.

“Mentre valutiamo opzioni per rispondere all’aggressione iraniana, imporremo immediatamente altre sanzioni nei confronti del regime di Teheran. Queste sanzioni rimarranno in vigore finché l’Iran non cambiera il suo comportamento”, dice ancora.

“I missili lanciati contro di noi e contro i nostri alleati sono stati finanziati dai soldi messi a disposizione dalla precedente amministrazione”, aggiunge Trump puntando il dito contro la linea tenuta da Washington in passata. “L’Iran deve abbandonare le sue ambizioni nucleari e smettere di sostenere il terrorismo. E’ arrivato il momento per Regno Unito, Germania, Francia, Russia e Cina di riconoscere questa realtà. Devono uscire da ciò che resta dell’accordo nucleare” del 2015.

“Dobbiamo lavorare tutti insieme per un’intesa con l’Iran per rendere il mondo più sicuro e pacifico, un’intesa che consenta all’Iran di prosperare e sfruttare il suo enorme potenziale”, afferma ancora, aggiungendo che “pace e stabilità non potranno prevalere in Medio Oriente finché l’Iran fomenta la violenza”. “Il mondo civilizzato deve mandare un messaggio chiaro al regime iraniano: la vostra campagna di terrorismo e crimine non verrà più tollerata Oggi chiederò alla Nato un coinvolgimento molto maggiore nei processi del Medio Oriente”, annuncia. Quindi il messaggio “al popolo e ai leader dell’Iran. Vogliamo che abbiate un grande futuro, di prosperità e in armonia con le altre nazioni. Gli Usa sono pronti ad abbracciare la pace con tutti coloro che la vogliono”.

Haftar a Roma, Serraj annulla incontro con Conte

“Un disastro”: la giornata che avrebbe potuto segnare una svolta nella crisi libica – con l’incontro a Istanbul tra Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, che hanno chiesto un cessate il fuoco da domenica, e le missioni europee e italiane di Fayez Serraj e Khalifa Haftar – è finita nel peggiore dei modi. “Quanto successo certo non aiuta”, ammette chi in questi giorni ci aveva lavorato e si aspettava che sul dossier libico si potesse ripartire, dopo l’intensa attività diplomatica di questi ultimi giorni. Che sarebbe dovuta culminare con la doppia visita a palazzo Chigi del generale e del premier di Tripoli.

A sorpresa, invece, il capo del Gna, offeso per l’accoglienza ad Haftar, ha fatto cambiare rotta all’aereo che lo portava da Bruxelles a Roma, per puntare direttamente su Tripoli. L’annuncio del cambio di programma di Serraj è arrivato dall’ambasciatore libico alla Ue Hafed Ghaddur, che, senza citare esplicitamente il motivo per cui il capo del governo di Tripoli avrebbe saltato la visita romana, ha ribadito che “non ci sarà mai alcun dialogo con il criminale di guerra Haftar”.

FONTI GOVERNO DI ACCORDO – “Serraj non sapeva della visita di Haftar, come si può pensare di invitarlo mentre bombarda Tripoli? – hanno denunciato, parlando con l’Adnkronos, fonti del governo di accordo nazionale -. L’Italia ha dimostrato ancora una volta di non essere credibile, di non avere una strategia. I francesi, almeno, nel bene o nel male un obiettivo ce l’hanno”.

In realtà appare del tutto inverosimile che Serraj – arrivato di mattina a sorpresa a Bruxelles, all’indomani del minivertice dell’Alto rappresentante Ue con i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania e Regno Unito, per incontrare i vertici europei – non sapesse della missione di Haftar a Roma, alla cui preparazione ha come sempre lavorato l’Aise. Piuttosto non avrebbe gradito che il generale – che, a quanto si apprende, sarebbe stato atteso a Roma nella serata o giovedì mattina – sia stato ricevuto prima di lui e soprattutto si sarebbe aspettato un’accoglienza diversa per il generale, che con il premier Giuseppe Conte ha avuto un colloquio di tre ore.

Sull’irritazione di Serraj avrebbe pesato anche l’incontro al Cairo del ministro degli Esteri Luigi Di Maio con il collega egiziano Shameh Shoukry, grande sponsor dell’uomo forte della Cirenaica. E la sua partecipazione a una riunione alla quale erano presenti Cipro, Grecia e Francia, tutti Paesi non schierati propriamente dalla parte del Gna. A poco sarebbe servito che il titolare della Farnesina non abbia firmato una dichiarazione congiunta ritenuta troppo dura nei confronti di Serraj. Uno squilibrio non bilanciato, evidentemente, dalla missione di ieri di Di Maio a Istanbul per vedere il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu.

BRUXELLES – La giornata era cominciata con l’arrivo di Serraj a Bruxelles ricevuto da Borrell, dal presidente del Parlamento europeo David Sassoli e dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Una visita arrivata dopo il minivertice Ue convocato in fretta e furia per ’riparare’ al rinvio sine die della missione europea a Tripoli, ufficialmente per ragioni di sicurezza, in realtà perché non gradita al governo di accordo nazionale, insoddisfatto per l’eccessiva timidezza europea nel condannare Haftar e per la condanna dei suoi accordi con la Turchia.

“Sono state discussioni molto produttive con i responsabili Ue e con il presidente del Consiglio Europeo. Dal 4 aprile l’altra parte persiste nelle sue azioni militari. Non vogliamo che la Libia divenga un terreno di scontro in guerre per procura. Vogliamo che l’aggressore fermi i suoi attacchi contro il governo libico riconosciuto a livello mondiale”, ha detto il capo del governo di Tripoli al termine degli incontri a Bruxelles. Dove era stato invitato anche Haftar, che avrebbe dovuto essere ricevuto solo dall’Alto rappresentante.

In realtà, fallita la missione a Tripoli, le diplomazie europee avevano lavorato per portare Serraj e Haftar già ieri a Bruxelles, ma, a quanto si apprende, il tentativo era fallito dopo il no del generale. Di lui si erano occupati i francesi, sarebbero stati loro a doverlo convincere a volare nella capitale belga, ma in realtà non si sarebbero spesi più di tanto.

TELEFONATA CONTE-MATTARELLA – Intanto, in serata, il premier Conte ha avuto un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla crisi internazionale in corso in Medio Oriente, a partire dai fatti di Iraq e Iran, e sulla Libia.

In serata, inoltre, in una nota di Palazzo Chigi si legge che – durante l’icontro a Palazzo Chigi con il generale Haftar – Conte ha espresso la forte preoccupazione per la continua escalation sul terreno in Libia e ribadito la ferma condanna per l’attentato all’Accademia militare di Tripoli.

“Nel rilevare i rischi per la stabilità dell’intera regione”, il presidente Conte, durante l’incontro con Haftar, “ha sottolineato che l’unica soluzione sostenibile è quella politica e ha pertanto invitato a rinunciare all’opzione militare” si legge ancora nella nota di Palazzo Chigi. “Nel corso dell’incontro, il presidente Conte ha commentato insieme ad Haftar gli aspetti salienti del comunicato congiunto emesso al termine dell’incontro fra i presidenti Putin ed Erdogan, ove si invitano le parti al raggiungimento di un rapido cessate il fuoco”.

Attacco Iran, militari italiani al sicuro

I militari italiani in Iraq, a Baghdad e a Erbil, “sono tutti al sicuro”. Lo dicono all’Adnkronos fonti nella capitale irachena, dopo l’attacco iraniano della notte scorsa contro le basi Usa in Iraq. Nel mirino di una pioggia di missili le basi di Al-Assad ed Erbil, che ospitano il personale militare degli Stati Uniti e della coalizione. I militari italiani, presenti tra le forze nella base di Erbil, sono rimasti illesi.

“Nessun militare italiano è rimasto coinvolto e i mezzi e le infrastrutture in uso al contingente militare italiano non hanno subito danni” ha confermato lo Stato Maggiore della Difesa. “Al momento dell’attacco sono state messe in atto tutte le procedure di contingenza tese alla salvaguardia della sicurezza del contingente dislocato nell’area di Erbil”, ha spiegato lo Stato Maggiore della Difesa.

Dopo il raid Usa in Iraq che ha provocato la morte del generale iraniano Qassem Soleimani, erano state innalzate le misure di sicurezza per le forze impegnate nella coalizione internazionale. Proprio in questa ottica ieri era avvenuta una parziale ridislocazione dei militari italiani al di fuori di Baghdad.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha scritto su Twitter: “In queste ore di tensione esprimo la mia sentita vicinanza a tutti i nostri soldati che svolgono con dedizione e professionalità la loro missione in #Iraq e non solo. Faremo di tutto per tutelarli e per trovare soluzioni che impediscano una pericolosa spirale di conflittualità”.

Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che fin da subito ha seguito con il Capo di Stato Maggiore della Difesa gli sviluppi dell’attacco missilistico in Iraq, questa notte ha contattato personalmente il Generale Fortezza, Comandante del contingente italiano in Iraq, ed ha constatato di persona lo stato della situazione sul campo. Rassicurato sull’incolumità del personale impiegato e della messa in atto di tutte le predisposizioni di sicurezza, ha immediatamente informato il Presidente del Consiglio.

“Seguiamo la situazione e le evoluzioni con la massima attenzione. La sicurezza dei nostri militari è la priorità assoluta. A loro la più stretta vicinanza, da parte mia e di tutte le Istituzioni”, ha detto Guerini.

Nel corso della mattina si è svolto anche un colloquio telefonico tra Guerini e il ministro della Difesa irachena Al Shammari, per ricevere le sue valutazioni sulla situazione in corso e sugli attacchi di questa notte. “In questo momento è indispensabile agire con moderazione e prudenza. Ogni possibile soluzione sarà affrontata insieme alla coalizione, con un approccio flessibile, anche per non vanificare gli sforzi fino ad oggi profusi”.

Iran, Soleimani seppellito a Kerman

Il generale iraniano Qassem Soleimani è stato seppellito questa mattina nella sua città natale di Kerman. Lo ha annunciato l’agenzia iraniana Irna. La sepoltura, prevista per ieri, era stata rinviata per le 56 morti e oltre 200 feriti causati dalla calca durante la cerimonia funebre.

Durante la cerimonia sono stati intonati slogan di “morte agli Stati Uniti”, responsabili del raid aereo che ha portato all’uccisione di Soleimani a Baghdad.

Iran, terremoto vicino impianto nucleare di Bushehr

Una scossa di terremoto di magnitudo 4.9 si è registrata questa mattina a 10 chilometri a sudest di Borazjan, a 70 chilometri dall’impianto nucleare di Bushehr, nell’Iran sudorientale. Lo riferisce l’Usgs, affermando che dato il suo epicentro si tratta di un ’’evento naturale’’.

Iran, precipita aereo ucraino dopo il decollo: 176 morti

Sono tutte morte le persone a bordo di un aereo ucraino che questa mattina è precipitato a Teheran subito dopo il decollo. Lo ha confermato un portavoce della Mezzaluna islamica alla televisione iraniana. A bordo del Boeing 737 vi erano 176 persone. Secondo i media russi l’aereo dell’Ukraine International Airlines era partito alle 5 del mattino ora locale da Teheran diretto a Kiev. E’ precipitato subito dopo il decollo in un campo alla periferia della capitale iraniana. Le autorità iraniane hanno indicato un guasto tecnico come causa dell’incidente.

“Una commissione chiarirà le informazioni sulle cause del disastro aereo” si legge nella nuova dichiarazione postata dall’ambasciata ucraina a Teheran sul suo sito. “Ogni dichiarazione sulle cause dell’incidente prima delle conclusione della commissione non è ufficiale”. La nuova nota dell’ambasciata è arrivata dopo che il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha annunciato l’avvio di un’inchiesta da parte procuratore generale ucraino e la creazione di una commissione d’inchiesta. “Dobbiamo indagare tutte le possibili versioni” degli eventi, ha affermato esortando tutti ad evitare di diffondere “speculazioni e versioni non verificate” riguardo alle cause dell’incidente. “Fino a quando l’inchiesta ufficiale non sarà conclusa, citare ogni versione sarà una manipolazione”, gli ha fatto eco il primo ministro, Oleksiy Honcharuk, sottolineando che l’inchiesta principale verrà condotta sul luogo del disastro aereo.

A fare maggiore chiarezza sull’incidente saranno gli esperti iraniani chiamati a esaminare, riferisce l’agenzia Dpa, le due scatole nere ritrovate. La televisione di Stato iraniana ha citato un funzionario iraniano secondo cui entrambe le scatole nere sono danneggiate, ma non dovrebbero esserci problemi per il recupero dei dati. Secondo il Guardian, l’Iran si rifiuta di consegnare la scatola nera alla Boeing.

Il primo ministro ucraino, Aleksey Goncharuk, ha confermato che a bordo vi erano 167 passeggeri e nove membri dell’equipaggio, tutti morti nello schianto. Le autorità ucraine hanno riferito che vi erano 11 cittadini ucraini, nove membri dell’equipaggio e due passeggeri, a bordo dell’aereo dell’Ukraine International Airlines. La maggioranza delle vittime era di nazionalità iraniana, 82, e canadese, 63, riporta la Cnn. Tra le vittime anche tre cittadini tedeschi, ha confermato con un tweet il ministro degli Esteri ucraino, Vadym Prystaiko. Secondo l’Ufficio del governatore di Teheran per la gestione delle emergenze erano 140 i passeggeri iraniani. Lo sostiene l’agenzia di stampa Irna. Le autorità iraniane non riconoscono la doppia cittadinanza.

Intanto, la US Federal Aviation Administration ha vietato a tutti i voli commerciali di entrare nello spazio aereo iraniano ed iracheno dopo il lancio di missili contro le basi militari Usa in Iraq, sottolineando il “rischio” di “possibili errori di calcolo e di identificazione” in caso di lancio di missili.

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Data:

9 Gennaio 2020