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Trump: “Iran regime fanatico che sostiene terrorismo”..la risposta di Rohani

cms_7448/trump.jpgL’Iran è sotto “il controllo di un regime fanatico” che sostiene il terrorismo. Lo ha detto Donald Trump nel discorso alla Casa Bianca con cui ha annunciato la nuova politica americana contro “il regime canaglia iraniano”.

“L’Iran non rispetta lo spirito dell’accordo” sul nucleare, ha aggiunto Trump. Il presidente ha poi aggiunto che potrà “in ogni momento” abbandonare l’intesa se il Congresso e gli alleati non potranno migliorarlo.

L’intesa “è stata una delle peggiori che gli Stati Uniti abbiano mai raggiunto”, ha affermato l’inquilino della Casa Bianca, evidenziando che l’accordo, “profondamente controverso”, consente alla comunità internazionale di effettuare “controlli deboli”. “Quale è l’obiettivo di un accordo che nella migliore delle ipotesi si limita a rinviare le capacità nucleari dell’Iran per un breve periodo?”, ha chiesto.

Nel suo discorso Trump ha affermato che Teheran ha “commesso diverse violazioni” ed parlato di “intimidazioni” nei confronti degli ispettori internazionali. Il presidente ha accusato l’Iran di “non rispettare lo spirito dell’accordo” citando “azioni ostili” che non sono collegate alla questione nucleare.

E per questo “annuncio oggi che non farò la certificazione” che il patto è nell’interesse nazionale americano. “Noi non continueremo sul cammino le cui conclusioni prevedibili sono più violenza, più terrore e la reale minaccia di una svolta nucleare dell’Iran”, ha aggiunto.

La posizione di Trump è in contrasto non solo con quella dell’Aiea che per otto volte ha certificato il rispetto dell’accordo da parte di Teheran ma anche con quello che hanno dichiarato esponenti della sua amministrazione in audizioni al Congresso.

AIEA – “L’Iran è attualmente sottoposto al più robusto regime di verifica nucleare al mondo”: con queste parole il direttore generale dell’Aiea, Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Yukiya Amano, ha risposto alle dichiarazioni di Trump. “Al momento l’Aiea ha avuto accesso a tutte le installazioni che ha avuto necessità di ispezionare”, ha aggiunto Amano, sottolineando che Teheran ha attuato gli impegni assunti nel quadro dell’accordo.

cms_7448/Rohani_1_afp.jpgRohani: “Da Trump solo insulti, accordo su nucleare è solido”

“L’accordo nucleare è più solido di quanto quest’uomo pensasse. Ora vuole modificare l’intesa assieme al Congresso. Ma questo non accadrà”. Così il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha commentato le parole di Trump sull’Iran e sull’accordo nucleare e la decisione di non certificare l’intesa. “Trump parla di armi nucleari, anche se gli Stati Uniti sono l’unico paese ad averle usate”, ha aggiunto Rohani. “Il popolo iraniano non si piegherà ad alcuna potenza mondiale”.

“Ciò che Trump ha detto oggi sono insulti e ripetizioni di insinuazioni prive di fondamento”, ha aggiunto Rohani, intervenendo in televisione. Il presidente iraniano ha quindi ricordato che l’accordo sul nucleare è un “accordo internazionale”. “Fino a quando i nostri interessi nazionali saranno garantiti, ci atterremo a quell’accordo e continueremo a cooperare con l’Aiea. Solo se altri violeranno l’accordo noi seguiremo l’esempio”.

Brexit, Juncker: “Regno Unito deve saldare i conti”

cms_7448/brexit_.jpgIl Regno Unito deve “pagare”, trovando un accordo per saldare il conto degli impegni presi a 28, prima che si possa passare a negoziare la relazione futura con l’Ue. Lo ha sottolineato il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, a Lussemburgo, incontrando degli studenti.

“Ora dobbiamo affrontare le conseguenze della Brexit – ha detto – Brexit vuol dire Brexit, dicono, ma stanno scoprendo, come noi, nuovi problemi giorno dopo giorno. E’ questo il motivo per cui questo processo prenderà più tempo di quanto si pensava inizialmente”.

“Sui diritti dei cittadini stiamo facendo dei progressi, anche se non capisco quale sia il problema: perché non dire semplicemente, con il buon senso che ormai non è più una categoria della politica, che le cose rimarranno come sono adesso”, ha continuato Juncker.

“I cittadini Ue – ha aggiunto il presidente della Commissione sono in Gran Bretagna e quelli britannici sono nell’Ue: lasciamoli dove stanno, perché stiamo discutendo cose senza senso come queste? I cittadini hanno diritti perché sono cittadini. Non abbiamo trovato per ora un vero compromesso per quanto riguarda gli impegni finanziari del Regno Unito”.

“Quindi – ha continuato – non potremo dire in ottobre che passiamo alla seconda fase dei negoziati: prima bisogna fare delle cose. Pensate di entrare in un bar con amici, e di ordinare 28 birre. Poi, improvvisamente. uno si alza e non paga: è una cosa che non si fa“.

“Non si fa così, devono pagare. Devono pagare, e non in un modo impossibile: non cerchiamo vendette. Gli europei devono essere grati ai britannici per molte cose che hanno fatto, in diverse guerre in varie epoche, ma ora devono pagare”, ha concluso Juncker.

Battisti, il Brasile lo scarica

cms_7448/battist_.jpgCesare Battisti “ha rotto il patto di fiducia” con il Brasile e la sua vicenda “è un ostacolo ai rapporti fra Brasile e Italia, e al rapporto con tutta l’Unione europea”. A dirlo, in una intervista alla Bbc, è il ministro brasiliano della Giustizia, Torquato Jardim, che espone gli argomenti per rivedere la decisione presa nel 2010 dall’ex presidente Lula di negare l’estradizione.

“Gli italiani non perdonano al Brasile di non aver rimandato indietro Battisti”, ha aggiunto il ministro che per la prima volta parla dei negoziati per l’estradizione di Battisti. Secondo Jardim, il tentativo di Battisti di recarsi in Bolivia rappresenta “il fatto nuovo” su cui basare l’estradizione.

Il ministro raccomanda tuttavia che il presidente brasiliano Michel Temer aspetti la decisione del Tribunale Supremo Federale sull’habeas corpus preventivo, richiesto dalla difesa di Battisti. L’intenzione è di evitare che la decisione di Temer possa essere ribaltata dal Tribunale.

A quanto si apprende il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha espresso apprezzamento per la dichiarazione dell’omologo. Un mutamento di prospettiva che è stato possibile grazie alla riapertura dei canali della cooperazione in materia di giustizia tra Italia e Brasile, su basi di reciproca fiducia. Orlando auspica che la vicenda si evolva in maniera coerente con queste premesse, avendo effettuato il ministero della giustizia italiano tutti gli adempimenti necessari.

BATTISTI – “Nel giugno del 2011 il plenum del Tribunale supremo ha approvato per 6 voti contro 3 il decreto di Lula che negava l’estradizione. Solo dopo quel voto io sono uscito di prigione. Si tratta di una decisione dell’esecutivo giudicata e approvata dal massimo organo giudiziario del Brasile. Estradarmi significherebbe violare un diritto acquisito e violare la decisione presa dal plenum del Tribunale supremo”. Lo dice Cesare Battisti, in un’intervista ad Angela Nocioni, pubblicata su ’Il Dubbio’ in edicola domani.

“Il mio arresto a Corumbà -aggiunge- è stato illegale, è stata una trappola. Io non sono arrivato alla frontiera con la Bolivia, mi hanno fermato molto prima e hanno preso i soldi miei e dei miei due amici scrivendo nel verbale che erano tutti i miei, nonostante gli altri due stessero dichiarando il contrario, per avere il pretesto per fermarmi. Io non sono un rifugiato. Ho il documento di immigrato con permesso di residenza permanente. Il giudice per trasformare il fermo in arresto s’è dovuto inventare che avevo violato le norme sui rifugiati politici. Infatti poi m’hanno dovuto scarcerare”.

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14 Ottobre 2017