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Trump-Kim, summit da 15 milioni

Trump-Kim, summit da 15 milioni

cms_9421/Capella_Hotel_Singapore_TRump_Kim.jpgIl leader nordcoreano Kim Jong Un è a Singapore in vista del suo storico vertice con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Vertice per il quale Singapore spenderà circa 15 milioni di dollari. Lo ha chiarito il premier Lee Hsien Loong, specificando che “è una somma che siamo felici di pagare”. Secondo il quotidiano Straits Times, metà della cifra è relativa all’implementazione di speciali misure di sicurezza.

Il Capella Hotel di Sentosa, il lussuoso super hotel nel quale si confronteranno Trump e Kim Jong-un, è stato trasformato in bunker, dove “sicurezza e privacy sono la priorità assoluta”. La struttura, un cinque stelle con 112 stanze, fa parte del Pontiac Land Group controllata dalla ricchissima famiglia Kwee.

A pochi minuti dal cuore finanziario di Singapore, come si legge sul sito ufficiale, dispone di spazi per 2000 metri quadrati da destinare a meeting di ogni tipo, compreso quello -evidentemente- che riunirà allo stesso tavolo il presidente degli Stati Uniti e il leader nordcoreano, per la prima volta impegnati faccia a faccia per discutere la denuclearizzazione della penisola. “Siamo onorati. Riservatezza e sicurezza sono la priorità assoluta. Capella Singapore è onorato di essere stato scelto come sede di questo evento storico. Il mio team e io siamo impegnati a garantire l’eccellenza nel campo dell’ospitalità’’, spiega all’Adnkronos il general manager Fernando Gibaja.

I team inviati da Washington e Pyongyang a Singapore hanno potuto verificare le condizioni ideali offerte dalla location individuata. La collocazione sull’isola di Sentosa, in particolare, consente di gestire ogni aspetto nel modo migliore.

Nessuna indicazione su protocollo, logistica e organizzazione, totalmente nelle mani delle delegazioni di Usa e Nordcorea. “Non siamo in grado di rivelare dettagli relativi a questo evento”, dice il general manager. L’isola di Sentosa da giorni è stata dichiarata ’zona speciale’ dal governo. Non sono ammessi droni, non è consentito l’uso di megafoni e impianti di amplificazione, niente striscioni o bandiere. La polizia, per l’occasione, avrà la facoltà di effettuare controlli supplementari e approfonditi.

Papa: “Colloqui a Singapore per pace futura”

cms_9421/papafrancesco_afp.jpg“I colloqui che avranno luogo nei prossimi giorni a Singapore possano contribuire allo sviluppo di un percorso positivo, che assicuri un futuro di pace per la penisola coreana e per il mondo intero”. E’ l’auspicio che Papa Francesco esprime al termine dell’Angelus in piazza San Pietro, sottolineando l’importanza e la speranza, sollevata dal vertice fra il presidente degli Usa Donald Trump e il leader della Nord Corea Kim Jong-un.

Il pontefice non ha toccato solo temi internazionali, ma si è rivolto ai fedeli per parlare della “malizia con cui, in modo premeditato, si vuole distruggere la buona fama dell’altro, è un vero veleno mortale“. “Può capitare che una forte invidia per la bontà e per le opere buone di una persona possa spingere ad accusarla falsamente”, osserva il Pontefice commentando il brano del Vangelo in cui gli scribi criticano l’atteggiamento di Gesù e la sua disponibilità verso le folle. “Dio ci liberi da questa terribile tentazione – esclama il Papa – e se, esaminando la nostra coscienza, ci accorgiamo che questa erba cattiva sta germogliando dentro di noi, andiamo subito a confessarlo, prima che si sviluppi e produca i suoi effetti malvagi”.

“In ogni circostanza cerchiamo di assecondare la voce dello Spirito Santo, attraverso azioni concrete di bene” ha twittato, infine, Papa Francesco dal suo account @Pontifex

G7, Trump fa saltare tutto

cms_9421/trump_trudeau.jpgColpo di scena finale al G7 con il presidente Donald Trump che ha sferrato un altro duro colpo alle relazioni degli Stati Uniti con gli alleati tradizionali. Dopo un vertice che, come da previsioni è stato piuttosto spinoso, è arrivato alla fine il temuto strappo.

Dopo aver lasciato in anticipo il summit, dall’Air Force One, in volo verso Singapore per il vertice con Kim Jong un, l’inquilino della Casa Bianca via Twitter annuncia che non firmerà il documento finale accusando il primo ministro canadese Justin Trudeau di essere “debole e disonesto”.

Un accordo, o comunque un impegno per ridurre le barriere commerciali e riformare l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) “il più presto possibile” era stato trovato, ma alla fine il banco è saltato. A far infuriare Trump sarebbero state le parole usate, durante la conferenza stampa finale, da Trudeau che non ha esitato a definire le nuove tariffe – motivate dal presidente americano con ragioni di sicurezza nazionale – “un insulto” per i canadesi che “sono educati e ragionevoli”. Ma, ha aggiunto il padrone di casa del G7, “non ci faremo maltrattare”. E quindi aveva confermato l’intenzione di rispondere alle tariffe Usa con nuovi dazi, a partire dal primo luglio.

“Trudeau ci ha pugnalato alla schiena” ha detto Larry Kudlow, consigliere economico della Casa Bianca, non usa mezze misure per attaccare il premier canadese Justin Trudeau. Ha tenuto “una conferenza stampa”, accusa, “per dire che gli Stati Uniti stanno insultando, dice che il Canada deve farsi valere e che il problema, in materia di tariffe, siamo noi. Loro in realtà hanno enormi tariffe”, dice Kudlow alla Cnn.

A quel punto Trump ha cambiato idea e ha ordinato ai suoi rappresentati di non firmare il comunicato finale, annunciando la sua decisione via Twitter. La risposta di Trudeau non si è fatta attendere: il primo ministro “non ha detto nulla che non abbia mai detto prima – sia in pubblico, sia in conversazioni private con il presidente”.

Alla sua conferenza finale, Trump pur affermando di aver “concluso un G7 di grande successo”, aveva fatto sapere che “le cose cambieranno nei rapporti commerciali”: “La Ue è brutale nei confronti degli Stati Uniti e i suoi leader lo sanno. Le cose cambieranno nei rapporti commerciali, siamo come il salvadanaio da cui chiunque può rubare”.

“Abbiamo tenuto discussioni produttive sulla necessità di avere rapporti equi. Non possono imporci tariffe del 270% mentre noi non applichiamo tariffe – aveva aggiunto Trump – Questo non può funzionare più. Gli Stati Uniti sono stati penalizzati per decenni, non possiamo più consentire che questo succeda – aveva sottolineato – Le tariffe scenderanno, siamo come il salvadanaio da cui chiunque può rubare: questa storia ora finisce”.

“L’Unione europea è brutale nei confronti degli Stati Uniti e lo sa” aveva rimarcato ancora, soffermandosi in particolare sui rapporti commerciali con i partner del Vecchio Continente. “L’Unione europea è brutale. Quando glielo faccio notare, mi sorridono”, aveva osservato. “Non riescono a credere di essersela cavata così”, ha proseguito facendo riferimento agli accordi che, sinora, avrebbero penalizzato gli Stati Uniti. Il discorso si era allargato anche ai partner americani: “Il Canada non riesce a credere a quello che ha ottenuto. Con il Messico abbiamo un deficit commerciale da 100 miliardi che non comprende tutta la droga che entra nel nostro Paese…”.

Trump aveva poi confermato di aver lanciato agli altri leader la proposta, da lui stesso definita “estrema”, di abolire completamente ogni dazio e barriera commerciale: “Diventiamo dazi-free, barriere-free e sussidi-free”. “Ora che funzioni o non funzioni, questo non lo so, ma io l’ho suggerito”, aveva aggiunto confermando quindi l’intento provocatorio della sua proposta ai leader degli altri Paesi con i quali, aveva detto sempre in tono ironico, “si è congratulato per essere riusciti in modo così folle ad imporci degli accordi commerciali così positivi per i loro Paesi”.

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11 Giugno 2018