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Trump lancia offensiva contro homeless

Trump lancia offensiva contro homeless

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Donald Trump prepara un’offensiva contro gli homeless che in numeri sempre maggiori si trovano a vivere per strada negli Stati Uniti, pensando ad un rafforzamento del ruolo delle forze dell’ordine. E’ quanto si legge in un rapporto del Council of Economic Advisers della Casa Bianca, realizzato dai consiglieri economici ai quali il presidente, in vista della visita di oggi in California, stato governato dagli avversari democratici dove il problema è particolarmente forte, ha chiesto di capire “come diavolo possiamo togliere queste persone dalla strada”.

E’ evidente quindi il tono politico del rapporto “The State of Homelessness in America”, lo stato della situazione dei senza tetto in America, in cui si mette l’enfasi sui problemi in California, ed in particolare a Los Angeles, addossando la colpa della situazione alle amministrazioni locali democratiche ed alla polizia che dipende da loro. Nel rapporto si afferma che “politiche tese ad arrestare persone solo perché sono senza tetto sono sbagliate e disumane. Allo stesso tempo – si aggiunge – la polizia può avere un ruolo importante per aiutare a rimuoverle dalle strade per andare in centri di accoglienza”.

Inoltre gli economisti della Casa Bianca propongono una deregulation nel settore dell’edilizia popolare per abbattere i costi e quindi gli affitti.

Trump, ed in genere i media conservatori, hanno più volte puntato il dito sul problema dell’aumento del numero degli homeless nella democratica California. Secondo i ricercatori del Terner Center for Housing Innovation dell’università di Berkeley il numero delle famiglie che dormono per strada o non hanno una vera casa è aumentato del 25% negli ultimi anni nelle principali città californiane.

“E’ una ricetta completamente sbagliata – ha dichiarato Diane Yentel, presidente della National Low Income Housing Coalition, coalizione per le case delle famiglie a basso reddito – deregulation, aumento degli arresti e criminalizzazione non metterà fine al problema degli homeless, case a basso costo ed aiuti federali che le rendano possibili questo metterebbe fine al problema”.

“Attacco a petrolio saudita con missili dall’Iran”

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Gli inquirenti sauditi ed americani hanno determinato che “con una probabilità molto alta” l’attacco contro gli impianti petroliferi sauditi è partito da una base di Teheran sul territorio iraniano vicino al confine con l’Iraq. Lo rivela alla Cnn una fonte vicina all’indagine in corso che precisa che nell’attacco sono stati usati anche missili Cruise che hanno volato a bassa quota.

La fonte precisa che le decine di proiettili che hanno colpito, nelle prime ore di sabato, il complesso petrolifero di Abqaiq seguivano una traiettoria che veniva da nord. Non vi sarebbero quindi “assolutamente indicazioni”, ha aggiunto ancora la fonte riporta la Cnn, che questi missili potessero venire da sud, specialmente non dal troppo lontano Yemen.
Gli inquirenti hanno quindi ricostruito una traiettoria di volo dei missili sopra l’Iraq meridionale, attraverso poi lo spazio aereo del Kuwait per poi raggiungere i loro obiettivi. Una traiettoria che indicherebbe che si voleva tenere coperto il punto di lancio. Il Kuwait ieri ha annunciato di aver avviato un’inchiesta su avvistamenti di missili e droni poco avvenuti poco prima che venissero colpiti gli obiettivi sauditi.

“L’obiettivo di questa aggressione senza precedenti che minaccia la pace e la sicurezza internazionali sono principalmente le forniture di energia globali ed è un’estensione di precedenti atti di aggressione alle stazioni di pompaggio della Saudi Aramco con l’utilizzo di armi iraniane”, ha dichiarato il Consiglio dei Ministri saudita.

Il Consiglio dei Ministri, ha spiegato il ministro saudita dei Media, Turki bin Abdullah al-Shabanah, citato dall’agenzia di stampa ’Spa’, ha quindi chiesto alla comunità internazionale di “farsi carico delle proprie responsabilità nel condannare coloro che sono dietro ciò e nel fronteggiare chiaramente questi atti barbari che toccano il nervo dell’economia globale”.

“Il Regno difenderà le sue terre e le sue strutture vitali ed è in grado di rispondere agli attacchi qualunque ne sia l’origine”, ha poi dichiarato il re saudita Salman nel suo primo commento agli attacchi secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ’Spa’.

Afghanistan, talebani rivendicano 2 attentati: quasi 50 morti

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I Talebani hanno rivendicato la responsabilità dei due attentati kamikaze sferrati oggi in Afghanistan, contro un comizio elettorale del presidente Ashraf Ghani nella città di Charikar, nella provincia orientale di Parwan, e davanti a un edificio del ministero della Difesa, non lontano dall’ambasciata Usa a Kabul. Lo ha dichiarato il portavoce dei Talebani, Zabihullah Mujahid.

In particolare, l’attentato a Charikar, costato la vita ad almeno 26 persone, era finalizzato a colpire le guardie presidenziali di Ghani, rimasto illeso. Il direttore dell’ospedale di Parwan, Abdul Qasim Sangin, ha spiegato ad al-Jazeera che ci sono anche bambini tra le vittime e che il numero dei morti potrebbe aumentare. Sono 42 i feriti, alcuni in gravi condizioni. A entrare in azione è stato un kamikaze a bordo di una motobomba.

A Kabul, invece, l’obiettivo era una base dell’esercito afghano non lontano dall’ambasciata Usa. Il bilancio è di 22 morti e più di 20 feriti. A riferirlo il portavoce del ministero degli Interni afghano Nasrat Rahimi, spiegando che l’attacco è stato compiuto alle 12 e 57 ora locale. L’esplosione a Charikar invece è avvenuta verso mezzogiorno, ora locale.

Darnis (Iai): “Macron non venga a Roma a mani vuote”

’posta in gioco è alta, presidente ha creato aspettativa su dossier migranti’

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Emmanuel Macron “si precipita” domani a Roma per essere il primo leader europeo a incontrare il ’nuovo’ premier Giuseppe Conte, precedendo sul tempo il presidente tedesco Frank Walter Steinmeier, ma se si vogliono veramente resettare i rapporti tra Roma e Parigi il presidente francese “non può presentarsi a mani vuote: non basteranno dichiarazioni di intenti, benché lodevoli, per ridare forza ad un rapporto che è fragile”. Alla vigilia dell’arrivo di Macron a Roma, Jean Pierre Darnis, consigliere scientifico dello Iai e direttore del Master in relazioni franco-italiane all’università di Nizza, indica i presupposti minimi perché si possa parlare di rilancio dei rapporti.

“Bisogna stare attenti – avverte Darnis, in un’intervista all’Adnkronos – C’è stata una certa precipitazione in questa visita, Macron ha fatto in modo di arrivare prima di Steinmeier, atteso a Roma giovedì, per far vedere che i francesi sono i primi. Ma la posta in gioco è alta e accelerando così le cose il presidente ha creato un’aspettativa, in particolare sul dossier migranti”. Per cui, se domani “non saranno annunciate misure concrete, gesti veri, allora – sottolinea l’esperto francese – non si riuscirà a contrastare quell’importante sentimento antifrancese che si è sviluppato già a partire dal 2017, con Paolo Gentiloni premier”.

Al contrario, se invece Conte e e Macron “troveranno un’intesa su un meccanismo di ripartizione volontaria, anche parziale, dei migranti, che dia all’Italia qualcosa che chiede da anni, allora si potrà davvero cambiare il ciclo dei rapporti, perché sarebbe il segnale necessario per tornare sull’insieme del resto dei dossier che sono numerosi”.

Ma c’è un altro annuncio che ci si attende domani: è quello sul vertice intergovernativo Italia-Francia, che non si tiene da ormai due anni, dopo quello di Lione del settembre del 2017. “Mi sembra il minimo”, sostiene Darnis, sottolineando che sta all’Italia organizzarlo, “possibilmente entro Natale”, e che quella potrebbe essere l’occasione, più che il bilaterale di domani, per affrontare i dossier economici.

Corollario di questo annuncio dovrebbe essere quello della ripresa dei lavori sul Trattato del Quirinale, lanciato due anni fa sul modello del Trattato dell’Eliseo fra Francia e Germania, per strutturare meglio e rafforzare il coordinamento tra i due Paesi. “L’iniziativa non è morta”, assicura.

Al di là del dossier migranti, che è il punto numero uno nell’agenda del bilaterale di domani, gli altri temi di massima rilevanza sono Libia e Iran. Sul primo “c’è da sperare in un ruolo più forte di Berlino”, che nei giorni scorsi si è offerta di ospitare una conferenza internazionale a sostegno del cessate il fuoco e per la stabilizzazione del Paese, come sollecitato dal G7 di Biarritz, perché, sostiene il consigliere dello Iai, “si toglierebbe la dimensione di competizione o la percezione di competizione fra Roma e Parigi” sul dossier.

Quanto all’Iran, Darnis vede tra Italia e Francia “interessi convergenti”. Macron “ha avuto nel contesto recente una posizione nettamente pro iraniana”, che coincide con la politica estera tradizionale italiana, a parte quella dell’ultimo governo, che “aveva interpretato in modo un po’ goffo il trumpismo, allontanandosi dalla direttrice di attenzione e vicinanza” a Teheran.

Il consigliere dello Iai commenta poi la nomina a ministro degli Esteri di Luigi Di Maio, il cui incontro nei mesi scorsi con un gruppo di gilet gialli in Francia ha provocato una gravissima crisi diplomatica tra i due Paesi, con il richiamo a Parigi dell’ambasciatore a Roma. “I francesi sono pragmatici, la sua nomina non è stata commentata in modo negativo e mi sembra giusto così – chiosa – Hanno capito che c’è stato un cambio ed è interesse dei francesi a considerare Di Maio come un interlocutore”.

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18 Settembre 2019