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Trump ’percorso per la cittadinanza’ ai Dreamers (Altre News)

Trump annuncia ’percorso per la cittadinanza’ ai Dreamers

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Donald Trump ha annunciato l’imminente firma di un ordine esecutivo sull’immigrazione – con un sistema “basato sui meriti” – che prevederebbe un “percorso per la cittadinanza” per i ’Dreamers’. In un’intervista a Telemundo, il presidente ha fatto riferimento alla firma nelle prossime settimane di un ordine esecutivo, pur parlando di un “grande progetto di legge”.

“Me ne sto occupando”, ha detto sul programma Daca (Deferred Action for Childhood Arrivals) voluto da Barack Obama nel 2012 e che il tycoon considera “illegale”. “Sarà parte di un progetto di legge più ampio sull’immigrazione, un progetto di legge basato sui meriti che – ha affermato – includerà il Daca”.

Trump ha parlato di una “legge molto importante, molto buona” e ha assicurato che firmerà questo “progetto di legge sull’immigrazione” nelle prossime settimane, rivendicando come la Corte Suprema gli abbia “dato il potere di farlo”.

Le parole di Trump arrivano dopo lo schiaffo della Corte Suprema che il mese scorso ha stabilito che l’Amministrazione non può portare avanti il suo piano di chiudere il programma Daca, che dal 2012 protegge centinaia di ’Dreamers’ entrati illegalmente negli Stati Uniti. Per la Corte Suprema, la fine del programma Daca sarebbe “arbitraria e e pretestuosa”.

Pelosi: “Grazia a Stone atto di sconcertante corruzione”

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“Un atto di sconcertante corruzione”. Così la speaker democratica della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, ha definito la decisione del presidente americano Donald Trump di commutare la pena al suo ex consigliere ed amico Roger Stone, condannato per il Russiagate. In una nota, la Pelosi ha annunciato che il Congresso agirà per evitare casi del genere: “Una legge è necessaria per assicurare che nessun presidente possa graziare o commutare la pena di un individuo che sia coinvolto in un’operazione di copertura per mettere al riparo un presidente da un procedimento giudiziario”.

Hong Kong, perquisizioni prima delle elezioni. Wong: “Non arrendetevi”

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Perquisizioni della polizia a Hong Kong a poche ore dalle primarie organizzate per questo fine settimana dal fronte pro-democrazia in vista del 6 settembre quando si voterà per il rinnovo del LegCo, il mini-parlamento dell’ex colonia britannica dove a inizio mese è entrata in vigore la contestata legge sulla “sicurezza nazionale” imposta da Pechino. Perquisiti gli uffici di un istituto di ricerche, il Public Opinion Research Institute (Pori) presieduto da Robert Chung Ting-yiu, che ha aiutato l’opposizione a organizzare le primarie. L’inizio delle operazioni di voto è stato rinviato di tre ore, si legge sul South China Morning Post che cita gli organizzatori. La perquisizione sarebbe scattata sulla base di una presunta fuga di dati che potrebbe essere collegata a un attacco hacker.

“Al via le primarie pro-democrazia!”. Joshua Wong, l’attivista diventato il ’ministro degli Esteri’ del movimento democratico di Hong Kong, twitta nel giorno delle primarie organizzate dall’opposizione nell’ex colonia britannica in vista del voto del 6 settembre. “Questa – scrive – potrebbe essere la prima e l’ultima volta che il mio nome appare sulle schede in base alla legge sulla sicurezza nazionale. Nonostante le crescenti minacce di Pechino, gli abitanti di Hong Kong oggi daranno prova della loro determinazione per la libertà e faremo sentire la nostra voce: Non ci arrenderemo!”. In un altro tweet, il giovane attivista parla di “lunghe code” per il voto, di “quasi 34.000” preferenze espresse “solo nelle prime due ore” e insiste: Hong Kong “non si arrenderà di fronte alla tirannia e alla paura”. “L’affluenza – dice – servirà da cartina tornasole rispetto all’opposizione alla legge sulla sicurezza nazionale. Chiediamo al mondo di accendere i riflettori su Hong Kong”.

Decine di arresti a Belgrado, feriti e reporter aggrediti

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Ancora una notte di proteste e tensioni nelle strade di Belgrado. Decine di persone, almeno 70 secondo alcuni media locali, sono state arrestate dalla polizia nelle ultime ore di ieri dopo che un gruppo violento di manifestanti ha affrontato dimostranti pacifici e si è scontrato con gli agenti davanti al Parlamento, aggredendo anche giornalisti e operatori. Un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione all’interno del Parlamento e per porre fine alle violenze – un’autentica guerriglia con il lancio di bottiglie, pietre e petardi – la polizia ha risposto con cariche, manganelli e lacrimogeni. Il giornale locale Blic parla di diversi feriti. La manifestazione principale è invece andata avanti in modo pacifico.

Le proteste sono esplose martedì scorso quando il presidente Aleksandar Vucic ha annunciato nuove misure restrittive per contenere l’ondata di contagi a causa della pandemia di coronavirus. I cittadini accusano il governo di aver mentito sui dati per andare alle urne il 21 giugno scorso.

Australia, squalo attacca e uccide surfista 17enne

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Tragedia in Australia. Un 17enne è morto dopo essere stato probabilmente attaccato da uno squalo mentre faceva surf al largo di Wooli Beach, vicino Grafton, circa 600 km a nord di Sydney. La notizia del decesso del ragazzo è stata confermata dalla polizia. Le spiagge della zona sono state chiuse. Testimoni hanno riferito alla polizia di aver assistito all’attacco e diversi surfisti hanno cercato di soccorrere il giovane, con lesioni gravi alle gambe, portandolo a riva, dove è morto. Da inizio anno è la quinta tragedia in Australia, dove altre tre persone – rimaste gravemente ferite – sono sopravvissute. Nel 2019 non c’erano state notizie di attacchi di squali.

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12 Luglio 2020