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Trump: “Seconda ondata? Non chiuderò gli Usa” (Altre News)

Trump: “Seconda ondata? Non chiuderò gli Usa”

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Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che non chiuderà nuovamente gli Stati Uniti se nel Paese dovesse registrarsi una seconda ondata di coronavirus. Durante una visita in una fabbrica della Ford in Michigan, Trump ha detto che ’’stiamo per spegnere gli incendi, non chiuderemo il Paese, spegneremo il fuoco. Che si tratti di una brace o di una fiamma, la spegneremo”. Parole che arrivano mentre i cinquanta Stati hanno allentato il lockdown, con una accelerazione in quelli a guida repubblicana e un atteggiamento più cauto in quelli democratici. Funzionari della sanità pubblica hanno avvertito che allentare troppo rapidamente le misure potrebbe portare a una seconda ondata di coronavirus in autunno e in inverno.

Intanto, su Twitter, Trump ha annunciato per lunedì bandiere a mezz’asta sugli edifici governativi degli Stati Uniti in ricordo delle vittime nel Paese: “Abbasserò le bandiere di tutti gli edifici federali e dei monumenti nazionali nei prossimi tre giorni in memoria degli americani che abbiamo perso con il Coronavirus”, ha scritto. Lunedì negli Usa viene celebrato il Memorial Day, tradizionalmente dedicato ai veterani di guerra e ai soldati caduti. Ieri i leader democratici del Congresso, la Speaker Nancy Pelosi e il leader della minoranza al Senato Charles Schumer, avevano chiesto a Trump di ordinare bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici americani quando sarebbero state raggiunte le 100mila vittime dell’epidemia di Covid-19 come in segno di lutto nazionale.

Libia, Pompeo a Serraj: “Non esiste soluzione militare”

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha avuto un colloquio telefonico con il capo del consiglio presidenziale libico, Fayez al-Serraj. Lo riferisce una nota del governo di accordo nazionale (Gna), secondo la quale nel corso della telefonata Pompeo ha ribadito che “non esiste una soluzione militare al conflitto”, evidenziando la necessità di riprendere un processo politico e dare seguito ai risultati della Conferenza di Berlino.

Parlando degli ultimi sviluppi della crisi libica, Pompeo ha sostenuto che gli Stati Uniti lavorano per raggiungere la “stabilità” del Paese nordafricano e porre fine alle sofferenze della sua gente.

Dal canto suo Serraj ha espresso “apprezzamento per la posizione americana a sostegno degli sforzi per raggiungere la sicurezza e la stabilità in Libia” e ha denunciato che il Gna sta combattendo una “guerra imposta” che ha causato centinaia di migliaia di sfollati, vittime tra i civili e danni a infrastrutture e aree residenziali.

Migrannti,Malta: “Siamo stati lasciati soli, abbiamo bisogno di aiuto”

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Malta, il più piccolo Stato dell’Ue, alza la voce e denuncia di essere stata “lasciata sola” a fronteggiare i flussi migratori dal Nordafrica, che sono in forte aumento. “Il problema migratorio dell’Europa è una responsabilità collettiva e dobbiamo trovare un modo per affrontare insieme questa sfida – dice il ministro degli Esteri e degli Affari Europei maltese Evarist Bartolo – ma siamo stati lasciati soli. Le parole di simpatia non bastano: abbiamo bisogno di aiuti pratici. Abbiamo bisogno di ricollocare un certo numero di migranti in altri Paesi”.

“Vogliamo preservare il diritto delle persone di chiedere protezione internazionale – continua Bartolo – ma ci sono dei limiti a quello che possiamo fare e di certo non possiamo farlo da soli”. Il ministro sottolinea che “più il problema diventa grande, meno solidarietà otteniamo. Dal 2005 solo l’8% dei migranti irregolari arrivati a Malta è stato ricollocato in altri Stati membri”.

“Abbiamo chiesto solidarietà europea sui ricollocamenti e per quest’anno, quando sono arrivati 1.500 migranti, finora solo Francia e Portogallo hanno promesso di accogliere 36 migranti. Non ci si può aspettare che Malta sostenga da sola tutto il peso dei flussi migratori, quando in ultima analisi protegge il confine esterno europeo. Faremo la nostra parte, ma non possiamo diventare il centro della crisi d’Europa. E non lo diventeremo”, assicura Bartolo.

Ai Paesi Ue che si stupiscono che Malta si faccia sentire in questo momento, Bartolo risponde che “forse non sanno che nei primi tre mesi dell’anno c’è stato un aumento del 438% degli arrivi sulla rotta del Mediterraneo Centrale. In aprile è stato di tre volte tanto. Quest’anno finora sono arrivati 1.500 migranti irregolari a Malta, quasi la metà del totale dell’intero 2019”.

“Più arrivi sono previsti con l’avvicinarsi dell’estate e con il peggioramento della situazione nel Nordafrica – sottolinea Bartolo – sempre più persone vedranno l’attraversamento del Mediterraneo come l’unica speranza di una vita migliore”.

Malta è grande circa un ottavo del Lussemburgo ed è uno dei Paesi più densamente popolati del mondo, con oltre 1.300 abitanti per km quadrato, quando l’Italia ne ha 192 (Istat). Il governo maltese ha deciso di congelare la propria partecipazione all’operazione Irini finché non otterrà aiuti sul fronte migratorio: per Malta Today, La Valletta avrebbe anche deciso di porre il veto alla nomina del comandante dell’operazione, per avere aiuto.

L’operazione Irini “contribuisce in realtà a risolvere alcune delle cause profonde della difficile situazione che Malta sta affrontando oggi” sul fronte migratorio, dice all’Adnkronos il portavoce della Commissione per gli Affari Esteri, Peter Stano. “Attuando l’embargo all’esportazione di armi deciso dall’Onu – continua Stano – l’operazione Irini mira a porre fine al flusso illegale di armi ed equipaggiamenti militari verso la Libia, che sostiene il conflitto in corso. E’ un contributo concreto da parte dell’Ue, come concordato da tutti gli Stati membri, per arrivare ad un cessate il fuoco, come primo passo per porre fine al conflitto”.

“Fermare i combattimenti e trovare una soluzione politica – prosegue il portavoce – permetterebbe anche di aiutare a gestire le migrazioni in modo sostenibile. L’Alto Rappresentante Josep Borrell ha già fatto un appello a ’tutti gli Stati membri che possono sostenere Malta ad affrontare questa ultima ondata migratoria dalla Libia e che non si risolverà finché non stabilizziamo politicamente quel Paese. Spero che, grazie all’aiuto di alcuni e alla buona volontà di altri, saremo in grado di risolvere i problemi ancora irrisolti’”, conclude.

Coronavirus, a un terzo medici russi è stato chiesto di mentire su casi

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Ad almeno un terzo dei medici che in Russia hanno lavorato con pazienti Covid-19 è stato chiesto di attribuire le polmoniti indotte dal coronavirus, ad altre cause, emerge da un sondaggio condotto su 509 medici dal sito di notizie Meduza.

Con più di 317mila casi di Covid-19 confermati in tutto il Paese, ci sono stati solo 3.249 decessi. “La pratica denunciata dai medici intervistati ha consentito di correggere i tassi di incidenza e di mortalità”, sottolinea Meduza.

Una conferma dell’aggiustamento artificiale dei dati, arriva dai dati sui decessi dell’anagrafe di Mosca, che ha registrato nel mese di aprile, il 18 per cento di morti in più rispetto alla media dello stesso periodo sugli ultimi dieci anni. Il 60 per cento dei pazienti deceduti dopo essere stati riconosciuti positivi al Covid-19 sono morti, formalmente, per altre cause: problemi vascolari, patologie oncologiche, insufficienza di un organo.

Pakistan, 97 morti nello schianto dell’Airbus

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E’ di 97 morti e due sopravvissuti il bilancio dello schianto dell’aereo della Pakistan International Airlines (Pia) precipitato ieri in fase di atterraggio nei pressi dell’aeroporto internazionale di Karachi, in Pakistan. Lo ha riferito il sito dell’emittente ’Dawn’.

Il portavoce della Pia, Abdullah Hafeez, ha affermato che a bordo dell’A320, decollato da Lahore, si trovavano 91 passeggeri e otto membri dell’equipaggio. Le cause dello schianto sono ancora da chiarire. I media locali, tuttavia, hanno parlato di un possibile guasto tecnico e alcuni testimoni hanno sostenuto di aver visto l’aereo tentare per almeno due volte l’atterraggio prima di schiantarsi in un’area residenziale.

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23 Maggio 2020