Traduci

Trump stravince. La rivoluzione politica ha il suo Presidente

Ore 7.30 ora italiana: Trump stravince le elezioni negli Stati Uniti e, come Ronald Reagan accentrata il potere. Non sono i Repubblicani ad avercela fatta, ma l’outsider.

All’appello mancano ancora delle schede da scrutinate, ma in base alle proiezioni possiamo già asserire che il Tycoon sia il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. Già alle 4 di stanotte era in vantaggio su Hillary Clinton, sorpassandola con oltre un milione di voti in più. E ad aver penalizzato l’ex first lady sono state proprio le donne.

Borse in calo con il dow jones che perde il 3 per cento, ma del resto è quanto avviene sempre nei momenti di grande incertezza, fisiologica quando si registra un cambiamento di pale portata. Epocale. Trump segna la perdita dell’establishment per come lo si era conosciuto. Indipendentemente dal colore politico.Già in campagna elettorale la percezione che il partito repubblicano fosse spaccato nel sostegno al suo candidato era evidente.

Ed era altrettanto chiaro che Hillary Clinton non godeva della simpatia del popolo dem che avrebbe sicuramente preferito un candidato come Bernie Sanders.

Esultano i sostenitori del nuovo presidente che odiano le banche e i poteri forti, contro i quali il magnate si era da subito schierato, pur appartenendo alla nicchia ricchissima dell’America.

cms_4885/foto_2.jpg

Laureatosi alla Fordham University, dopo aver frequentato la New York Military Academy, si è sposato 3 volte e ha avuto 5 figli da due mogli diverse: tre con Ivana, dalla quale ha divorziato nel 1991, una figlia con l’altra ex moglie Marla Maples e un ultimo figlio con Melania Knauss sposata nel 2005. Stimato da Forbes, per 3,5 miliardi di dollari, ha un impero immobiliare che secondo lui ne varrebbe 10. Al successo è arrivato dopo quattro bancarotte e molti passaggi imprenditoriali difficili, inclusa una causa per discriminazione razziale perché si rifiutava di voler affittare uno dei suoi appartamenti a una donna di colore.

cms_4885/foto_3.jpg

Il suo ingresso in politica aveva un piano ben preciso: attrarre quella fascia americana fatta di lavoratori e pensionati che si è sentita “dimenticata” dall’amministrazione Obama e che non ha affatto gradito la riforma sanitaria del presidente uscente. Si è imposto come distruttore del vecchio sistema, facendo la guerra a tutti i politici, compresi i suoi stessi colleghi repubblicani.

Nemico dei trattati commerciali e dell’immigrazione clandestina, dei privilegi e degli abusi – almeno questo è ciò che più volte ha ribadito – è pronto ad aumentare le spese del Pentagono e ad abbassare le tasse, soprattutto alle imprese. L’obiettivo è incentivare gli investimenti in America, riportando a casa i trilioni di dollari parcheggiati all’estero.

L’urlata “rivoluzione politica” ha ora il suo Presidente al quale, dopo tutte le parole dette, non si tarderà a chiedere i “fatti”.

Data:

9 Novembre 2016