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TRUMP: UN FILE AUDIO LO INCHIODEREBBE NEL PROCEDIMENTO IN FLORIDA

cms_31025/0.jpegDonald Trump, nel mirino del procuratore Jack Smith e sospettato di aver trafugato dalla Casa Bianca importanti documenti classificati nonostante fosse cessata la sua carica presidenziale, questa volta verrebbe inchiodato da una prova inconfutabile: la Cnn, infatti, ha messo le mani su un file audio risalente ad un incontro del luglio 2021, nel quale l’ex presidente in prima persona illustra al personale del proprio staff alcuni documenti classificati del Pentagono concernenti un potenziale attacco all’Iran. Questo nonostante si fosse, in merito alla specifica vicenda giudiziaria, sempre dichiarato estraneo alle accuse. Anzi, più precisamente, aveva dichiarato di non aver fatto “niente di male”, puntando il dito invece contro i giudici e l’Fbi che lo avrebbero reso un “bersaglio” da diversi anni a questa parte.

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La vicenda, argomento della registrazione, riguarda per l’appunto un piano di aggressione all’Iran, che avrebbe all’epoca mandato su tutte le furie il capo di stato maggiore Mark Milley, decisamente atterrito da tali propositi. Nei due minuti di file audio, pubblicati sia dalla nota emittente televisiva americana che dal New York Times, il tycoon indica fisicamente: “questi sono i documenti”, concernenti il piano bellico, sottolineando – e quindi essendo perfettamente consapevole – come gli stessi costituissero “informazioni riservate”. Infatti, continua: “Quando ero presidente avrei potuto renderli pubblici, ma ora non posso, restano riservati”. La conversazione prosegue, perché si sente la voce di una donna, con la quale Trump stava dialogando, affermare: “Hillary [riferendosi alla Clinton, ndr] avrebbe stampato tutto”, al che lo stesso le ribatte: “No, le avrebbe mandate ad Anthony Weiner”, ex marito della sua assistente Huma Abedin ed esponente del Partito Democratico.

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Solo pochi giorni fa Trump aveva ancora una volta smentito di aver posseduto documenti, raccontando in un’intervista a Fox News: “Non avevo documenti importanti, non c’era niente di riservato. Erano solo ritagli di giornali, riviste ed articoli”. Tuttavia, neppure di fronte a questa evidenza, il suo staff si arrende, ribaltando la vicenda addirittura a proprio favore. Steven Cheung, suo portavoce, ha definito la riproduzione “prova, ancora una volta, che il presidente Trump non ha fatto niente di male”, sostanzialmente riprendendo la tesi di innocenza, e di vittimismo, espressa da Trump in prima persona anche sul social network Truth, nel quale ha accusato il giudice titolare dell’inchiesta: “Lo squilibrato procuratore speciale lavora insieme al dipartimento Giustizia e all’Fbi per diffondere illegalmente una registrazione e una trascrizione su di me che in realtà mi assolve. Questa continua caccia alle streghe è un’altra interferenza sulle elezioni. Sono imbroglioni e banditi”. Attualmente Donald Trump deve rispondere di ben 37 capi di accusa, concernenti reati federali, dinanzi alla Corte distrettuale del distretto meridionale della Florida, tutti riferiti all’indebito utilizzo di documenti classificati che l’ex presidente, nonostante fosse terminata la sua carica, possedeva nella propria residenza di Mar-a-Lago.

Data:

28 Giugno 2023