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Tspipras perde la prima battaglia

Alla fine dopo mille proclami contro la Troika, contro la Merkel, e contro l’austerità Tspipras è capitolato dinanzi al potere dei creditori della Grecia. Nessuna riduzione del debito e nessuna riforma dei trattati. Il popolo greco aveva votato con speranza ed entusiasmo il giovane patriota della sinistra “comunista” greca. Lo aveva raffigurato e immaginato come il salvatore della patria. Un moderno Re Leonida che con i suoi prodi 300 non si sarebbe mai piegato al volere del tiranno sovrano straniero Serse.

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Purtroppo la real politik è altro. È mediazione di interessi. È compresso e diplomazia.Tsipras era partito in quarta dicendo che non ci sarebbe più stata la Troika, né la condizionalità delle tre istituzioni alle riforme. La verità è che las Troika esiste ancora, anche se il suo nome è sparito dai documenti ufficiali. E le riforme annunciate dai precedenti governi devono essere portate a termine senza se e senza ma.

cms_1897/yanis-varoufakis-ministro-finanze-grecia.jpgIl vero tessitore delle intese tra governo greco e le istituzioni europee è stato il ministro delle finanze Varoufakis. In passato, aveva paragonato la Grecia al «canarino nella miniera», che con la sua morte avvisa i minatori dei gas pericolosi, e ha commentato il piano Juncker dicendo: «Non smetto di stupirmi della stupidità del progetto Juncker. È come dare un’aspirina a un morto». Nelle ultime settimane ha chiarito più volte il suo pensiero: vista l’entità dell’emergenza sociale in Grecia, pensare di usare i soldi per ripagare i creditori è una follia. A lui, infatti, è stato dato il compito di ridiscutere i termini del bailout greco, il piano di prestiti da 240 miliardi di euro con le istituzioni internazionali. Diciassette miliardi sono dovuti nel solo 2015, e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, per parte sua, ha già avvertito che una riduzione del debito «non è sui radar». Nato ad Atene nel 1961, ma in possesso anche della cittadinanza australiana, Varoufakis ha studiato economia all’università dell’Essex, nel Regno Unito, e ha ottenuto poi posizioni accademiche in diverse istituzioni del mondo anglofono, da Cambridge a Sydney. Negli ultimi anni ha tenuto corsi ad Atene e all’università del Texas ad Austin, che ha lasciato pochi mesi fa per partecipare alla campagna elettorale greca.

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A guardare le sue proposte concrete di politica economica, Varoufakis sembra infatti da un lato uno strenuo avversario della Troika, ma dall’altro un convinto sostenitore della necessità di una maggiore integrazione europea. Proprio dalle istituzioni comunitarie, dice da tempo, devono arrivare le risorse per risolvere davvero la crisi. Le sue idee principali sono che le banche in difficoltà prendano a prestito direttamente dall’ESM, il Meccanismo europeo di stabilità, senza che i governi nazionali facciano da intermediari prendendo a prestito i soldi per poi girarli a loro. I governi, aggiunge la proposta, dovrebbero anche avere d’altra parte la possibilità di salvare direttamente le banche, chiamando in causa la BCE in un secondo momento.

cms_1897/ImageHandler-4-820x418.jpgSul fronte del debito pubblico, la proposta parla di convertire la parte di debito che eccede il 60 per cento del PIL – a richiesta degli stati – in una nuova forma di prestiti in cui la BCE serva da intermediario tra gli investitori e gli stati membri. Insomma, una forma di eurobond, anche se con qualche limitazione per non violare il principio che la BCE monetizzi il debito pubblico. La parte più propositiva della proposta riguarda un grande piano di investimenti guidato dall’Unione Europea «per invertire la recessione, rafforzare l’integrazione europea, ristabilire la fiducia del settore privato» e rispettare i trattati che si impegnano a un miglioramento delle condizioni di vita degli europei. In questo piano, il ruolo fondamentale sarebbe svolto dalla Banca Europea degli Investimenti e dal Fondo Europeo per gli Investimenti – emettendo obbligazioni “europee”, senza alcuna garanzia dei singoli stati – un pensiero che Varoufakis ha ribadito anche negli ultimi giorni.

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Data:

28 Febbraio 2015