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TURBO-TECNOCAPITALISMO -’Tutti al servizio dello stesso dio’

Lavoro, occupazione, intelligenza artificiale. I temi legati alla cosiddetta new economy e ai suoi effetti nel social, sono al centro delle preoccupazioni dell’intera popolazione mondiale e interessa tutte le generazioni. Le preoccupazioni maggiori riguardano non solo il futuro occupazionale, ma anche lo stato dell’arte del mondo del lavoro, di come esso

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sia cambiato e quali influenze a livello emotivo e identitario, ha sulle persone occupate. Sia tra gli americani che tra gli europei, per esempio, vi sono uguali percezioni negative sugli effetti che il mondo del lavoro e il suo ambiente ha sullo stato d’animo del lavoratore. L’ecosistema che ingloba gran parte della popolazione mondiale pone alla sua base un’evoluzione tecnologica sempre più rapida che ne aumenta la complessità. La new economy e, come risvolto occupazionale, la gig economy, ha preteso nuove regole declinate per un mondo nuovo che rispecchiano la caratteristica principale del nostro vivere, un senso di precarietà legata alle mutate condizioni del nostro ecosistema sociale: la sopravvivenza.

cms_31854/2_1695531733.jpgSiamo stati abituati sin dalla fine del secolo scorso a pensare in forma “liquida” e oggi abbiamo trasformato il pensiero filosofico baumaniano in una serie di inevitabili e conseguenti processi di dematerializzazione dell’economia; a spostarsi oggi non sono più atomi, bensì bit, una svolta epocale nella storia dell’uomo contemporaneo (perciò si parla di antropocene) in cui la comunicazione e l’informatica sono due settori dallo stesso impatto culturale e tecnologico con la capacità (unica nella storia) di impattare sensibilmente e profondamente all’interno delle nostre vite. La sostanza e la forza delle nuove tecnologie hanno effetti dirompenti perché prima di tutto spiegano la loro propulsione a livello antropologico, dispiegandosi poi ad altri livelli come quello economico. Interconnessione, sistema di rete, smart working sono entrati a far parte del nostro vivere quotidiano grazie alla funzionalità di un vero e proprio ecosistema, un’econ0mia di rete che tende a svilupparsi e crescere alla stessa maniera di un essere biologico e in grado di sovvertire i più lapidari assiomi della scienza economica relativi alla scarsità di un bene e alla svalutazione per abbondanza. L’economia immateriale funziona invece grazie alla moltiplicazione illimitata che ne aumenta il valore, grazie alla tecnologia e alla conoscenza che spinge in alto la domanda.

cms_31854/3.jpgIl vero segreto della new economy però non si sostanzia solo attraverso una politica dei prezzi al ribasso in modo tale da incoraggiare (e vendere profumatamente) poi i servizi legati al possesso di quel bene, ma anche nel mettere a disposizione dell’utente i modi per esperire migliorie dei prodotti immessi sul mercato, creando così manodopera gratuita. Ritorna dunque il concetto di fluidità e di contaminazione, di viralità e condivisione tanto osannati, soprattutto quest’ultimi, dal populismo hacker infarcito di anarcocapitalismo. Il lavoratore della new economy abbandona il vecchio concetto di organizzazione aziendale basato solo su criteri di produttività ed efficienza e si impegna ad assumere su di sé la serendipity necessaria per cercare e trovare casualmente ciò che non si stava cercando. Da ciò lo sviluppo del senso di comunità, di una logica di rete che possa consentire al capitalismo di realizzare il suo vecchio sogno: entrare nella mente delle persone. Diffondere catecumenicamente il verbo della passione condivisa funziona da collante per ogni comunità, spinta così a mettersi all’opera per un futuro comune, un lavoro gratuito in grado di produrre rendite grazie alla favola del fare rete, all’ala creativa di milioni di prosumer accumunati dallo stesso senso di appartenenza a un vetero socilacapitalismo in salsa hacker.

Data:

24 Settembre 2023