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TURCHIA MINACCIA OLANDA E CHIUDE L’AMBASCIATA

Non ci sono parole per commentare l’atteggiamento di Erdogan, quell’atteggiamento che lo stesso dittatore ha voluto usare per offendere l’Olanda, definendola nazista e fascista. Ma l’Olanda è un paese ancora libero e democratico che, per motivi di sicurezza, aveva tutte le ragioni dalla sua parte per rispedire i ministri turchi nel paese di provenienza. Quali fossero le intenzioni dei due ministri giunti a sostenere i propri concittadini turchi alimentando un ‘focherello’ che avrebbe potuto degenerare, provocando inaspettati e pericolosi disordini tali da dare al nuovo dittatore il pretesto per andare oltre le stesse minacce verbali, è stato fin troppo chiaro. Visto che Erdogan impedisce le marce e le manifestazioni nel proprio paese, sarebbe stato diplomaticamente più corretto utilizzare il suolo turco per dare avvio ad una protesta contro quei cittadini europei che ancora usufruiscono della loro libertà di espressione per dire no alle imposizioni di un Islam che striscia silenzioso nei palazzi del potere con il non tanto aperto appoggio di certi collaborazionisti. Accadde anche nella grande guerra. Difesero quegli imam e il venerabile Gran Mufti che con Hitler si erano schierati sostenendolo nella sua criminale azione di soppressione dei loro eterni nemici ebrei. Sono gli stessi europei che ingenuamente appoggiano le trame sotterranee di un premier che, a loro dire, sarebbe dovuto entrare in Europa per evitare quella deriva che è divenuta realtà. Ci si può illudere fino a credere che Erdogan in Europa sarebbe stato l’alleato fedele, quando è risultato evidente che per lo stesso ‘dittatore’ l’Islam è l’unica religione da difendere contro i cristiani?

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Erdogan in Europa è la miccia che ancora potrebbe accendere le guerriglie, utilizzando proprio i sentimenti di difesa e di lotta per la libertà non solo religiosa, ma politica e civile degli olandesi come di ogni altro popolo europeo. L’Islam è una risorsa per troppi europei si, ma solo se viene confrontata civilmente dinnanzi ad un libro di storia dove le verità, persino quelle del peggior cattolicesimo, vengano messe sulla bilancia di quella critica che nasce dalla ragione e costruisce una visione universale del sentire religioso che è anni luce lontano dalla superstizione e dalle favole che l’uomo si è inventato per dare potere e credibilità alle sue narrazioni profetiche. Gli olandesi temono la sharia e lo dicono apertamente senza paura; temono la diffusione sistematica di una dottrina peggiore di quella cattolica, lontana dal messaggio filosofico e sincero di un grande Maestro che non aveva mai inventato nessuna religione e al quale lo stesso Maometto deve la sua popolarità nei paesi mediorientali. L’Europa dice no all’islamizzazione e alla sharia che se oggi è ancora silente, domani potrebbe soppiantare alcune delle leggi europee. Chi teme questa catastrofe è populista, razzista, xenofobo. Allora tutti contro i sostenitori di Geert Wilders che, negli anni in cui l’Islam mostrava il volto spaventoso, reazionario, criminale e antieuropeo, trucidando giornalisti, politici e letterati, non ha che difeso i valori dell’Europa e degli europei. Chi si batte per la libertà di espressione è populista. La protesta di Wilders ha raccolto intorno al suo movimento una schiera di sostenitori a difesa della libertà di espressione, quella che ancora una volta abbiamo visto perire. All’Islam è dato difendere, anche con il terrore, le sue posizioni ideologiche, religiose e politiche, ma se un europeo si azzarda a protestare allora è xenofobo o razzista.

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Attributi che meglio si sposerebbero con l’indole e la politica repressiva di Erdogan il quale, oggi, continua con arroganza a pretendere che l’Europa sia il suo cavallo di battaglia per il Referendum Costituzionale del 16 aprile durante il quale la Turchia sarà chiamata a decidere sul passaggio dalla democrazia parlamentare al presidenzialismo. Le modifiche permetterebbero a Erdogan di restare presidente fino al 2029, essere capo dell’esecutivo, nominare i giudici, sciogliere il Parlamento e decretare lo stato d’emergenza. Riuscirà a far valere le sue ragioni e i suoi programmi?

Bene ha fatto l’Olanda ad impedire che il ministro atterrasse per sostenere un’assurda propaganda che non può interessare l’Europa visti i continui e pericolosi attacchi terroristici che potrebbero verificarsi anche nel bel mezzo di tali assembramenti esterni. Bene ha fatto la Danimarca a rimandare l ‘incontro con Erdogan e bene farebbero tutti i politici europei a far capire che ognuno deve comandare nel proprio paese. Quali risultati darà il referendum turco non è dato sapere ma certo è che da lontano lo spettro dell’Imam, suo ex amico, Fetullah Gulen turba le notti del premier, ben sapendo quali orrori ha commesso contro tutti i suoi seguaci, rei di celebrare una filosofia mistica che sa riconoscere lo Spirito divino come universale. Ma per capire questa battaglia tra Erdogan e Gulen c’è bisogno di andare indietro nella storia, indagando le ragioni che hanno portato a una nuova visione dell’Islam, che si riscontra principalmente nei Sufi o nel Sufismo. Erdogan ancora legato al vecchio e anacronistico Islam, faccia politica nel suo paese e lasci all’Europa la libertà di difendere i propri cittadini che non cercano altro che la pace e la libertà contro ogni ambigua, destabilizzante e provocatoria propaganda a favore di una democrazia decapitata in ogni sua espressione.

Data:

15 Marzo 2017