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Turismo. La paura degli attentati ridisegna gli itinerari nel mondo

Turismo in calo e viaggi all’insegna del last minute. Queste le previsioni di un’estate che non decolla. Nell’accezione vacanziera, s’intende.

Gli italiani all’estero non andranno. Coldiretti riferisce di un calo del 50% rispetto allo scorso anno. “Tempi di magra” dice la gente che ancora affolla le fermate dei bus nelle città del bel Paese.

È agosto, ma sembrerebbe ancora giugno se non fosse per le strade più libere dalla chiusura delle scuole.

Chi parte sceglie l’Italia. Come ai vecchi tempi fa visita ai parenti, punta sull’allegro mare o sulla rilassante montagna. Eh si perché il terrore che ha insanguinato l’Europa e il tentato golpe in Turchia hanno delineato le nuove tendenze del turismo.

Il Medio Oriente, così come il Nord Africa, è un mercato chiuso. Eppure proprio la Turchia nel 2014 era in classifica la sesta tappa più ambita.

Dallo scorso anno però “è pressoché uscita dai radar, anche con mete top come Antalya o Bodrum” afferma Pier Ezhaya, vicepresidente di Astoi Confindustria Viaggi e direttore di Alpitour.

Stessa sorte per Maghreb e Tunisia.

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Tiene la Grecia, stabile rispetto allo scorso anno. Giusto alcune isole mostrano piccoli segnali di crisi. Aumentano invece del 30% le richieste per Canarie e Baleari.

In termini percentuali la domanda interna italiana sale del 35%.

A spuntarla sono ovviamente i luoghi ritenuti più sicuri.

In Francia l’aria di crisi si respirava già dopo i fatti dello scorso novembre, ma dopo Nizza “non c’è stato un effetto cancellazioni. Abbiamo avuto qualche richiesta di chiarimento, sulle policy in caso di rinuncia o cambiamento di meta, ma solo nei prossimi giorni verificheremo eventuali sofferenze. Dopo gli attentati di novembre e dopo l’abbattimento del jet russo al confine con la Siria, invece, ci fu una sorta di blocco nelle partenze a 360 gradi. – continua Ezhaya – Su Disneyland abbiamo registrato un calo del 40% sulle partenze natalizie, che si è ridotto poi intorno al 20%”.

Un comparto che sembra invece non risentire della crisi, è quello dei giri del mondo. Le mete più gettonate sono Thailandia, Australia e Giappone. “Soprattutto – spiega Matteo Pennacchi, fondatore della Nomad Community – si viaggia con altre motivazioni: c’è il manager che fa il carrier break, il neo laureato, chi va a fare l’esperienza nei kibbutz.

L’Italia? Qualche settimana fa era al settimo posto nell’incoming, sono convinto che tornerà nella top five”.

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Ne è convinto anche chi scrive perché il fatto che non sia stata toccata, per fortuna, dal terrorismo, esercita una certa sicurezza.

E comunque se un po’ di paura c’è, fomentata sicuramente dai media e ingigantita dalla globalizzazione che incide sulla percezione delle distanze, Il bisogno di staccare, almeno per qualche giorno, la spina c’è.

E se sulla titubanza “parto-non parto” in un primo momento ha la meglio la prudenza, alla fine vince l’azzardo. Così su Internet i siti last-minute sono gettonatissimi.

Ma siamo sicuri che partire richieda davvero tutto questo coraggio?

Se ci si voltasse indietro e si ripercorressero gli anni tra il ’70 e il ’90, si scoprirebbe che gli attentati erano assai frequenti e le vittime europee numerose. La mente umana tende a dimenticare gli eventi brutti. Ma di tragedie ce ne sono state: la strage alla stazione di Bologna, le Olimpiadi di Monaco, il volo Pan Am 103 caduto su Lockerbie.

L’Ira separatista ha mietuto 1069 vittime.

Se è giusta ai giorni nostri la cautela, è altrettanto sensato contemperarla con quell’opportuna dose di svago, assai preziosa per chi è sottoposto a sollecitazioni indotte dallo stress.

Ritmi accelerati, basso livello di qualità della vita, lungo orario di lavoro, inquinamento, sono fattori esogeni che minano costantemente l’equilibrio psicofisico.

Val bene allora lasciare, fosse pure per pochi giorni, la paura nel cassetto e concedersi un po’ di sano svago.

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Data:

3 Agosto 2016