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Twitter and Facebook ’allowing Islamophobia to flourish’ as anti-Muslim comments proliferate

Twitter and Facebook are refusing to take down hundreds of inflammatory Islamophobic postings from across their sites despite being alerted to the content by anti-racism groups, an investigation by The Independent has established.

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The number of postings, some of which accuse Muslims of being rapists, paedophiles and comparable to cancer, has increased significantly in recent months in the aftermath of the Rotherham sex-abuse scandal and the murder of British hostages held by Isis.

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The most extreme call for the execution of British Muslims – but in most cases those behind the abuse have not had their accounts suspended or the posts removed. Facebook said it had to “strike the right balance” between freedom of expression and maintaining “a safe and trusted environment” but would remove any content reported to it that “directly attacks others based on their race”. Twitter said it reviews all content that is reported for breaking its rules which prohibit specific threats of violence.

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Over the past four months Muslim groups have been attempting to compile details of online abuse and report it to Twitter and Facebook. They have brought dozens of accounts and hundreds of messages to the attention of the social-media companies. But despite this most of the accounts reported are still easily accessible. On New Year’s Eve the author of one of the accounts reported wrote: “If whites had groomed only paki girls 1 It would be a race hate crime. 2 There would be riots from all Muslim dogs.”

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The rise in online abuse would appear to mirror a rise in hate attacks during the past year. In October the Metropolitan Police released figures to show hate crime against Muslims in London had risen by 65 per cent over the previous 12 months. Latest figures also suggest that, nationally, anti-Muslim hate crime has risen sharply following the murder of Lee Rigby in 2013.

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One man, Eric King, was recently given a suspended sentence for sending a local mosque a picture smeared with dog excrement depicting Mohamed having sex with a pig. However his Facebook account, which he used to send abusive messages to the same mosque, is still active and promoting anti-Muslim hatred.

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Mr Mughal added that social media platforms needed to make their content management procedures stricter. “If users were to express such unacceptable opinions about ‘shooting’ Black British citizens or discussed Jews as a ‘cancer’, their speech would not be legal. The same protections should be forwarded to references to the Muslim community,” he said.

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In a statement Facebook said it had a clear policy for deciding what was and what was not acceptable freedom of speech. “We take hate speech seriously and remove any content reported to us that directly attacks others based on their race, ethnicity, national origin, religion, sex, gender, sexual orientation, disability or medical condition,” said a spokeswoman. “With a diverse global community of more than a billion people, we occasionally see people post content which, whilst not against our rules, some people may find offensive. By working with community groups like Faith Matters, we aim to show people the power of counter speech and, in doing so, strike the right balance between giving people the freedom to express themselves and maintaining a safe and trusted environment.” A Twitter spokesman said: “We review all reported content against our rules, which prohibit targeted abuse and direct, specific threats of violence against others.”

cms_1650/images_(1).jpgTwitter e Facebook permettono il fiorire dell’islamofobia come conferma il proliferare dei commenti anti-musulmani.

Twitter and Facebook rifiutano di ritirare le centinaia di messaggi infiammatori islamofobici dai loro siti nonostante le segnalazioni dei gruppi anti-razzismo e la conferma di un’indagine del The Independent. Il numero dei messaggi, alcuni dei quali accusano i musulmani di essere stupratori, pedofili e paragonati al cancro, è cresciuto significativamente negli ultimi mesi a seguito dello scandalo degli abusi sessuali di Rotheram e l’assassinio di ostaggi britannici detenuti dall’Isis. Il più grave quello per l’esecuzione di musulmani britannici – ma nella maggior parte dei casi coloro i quali lo avevano incitato non hanno visto i loro profili sospesi o i post rimossi. Facebook dice che “deve mantenere il giusto equilibrio” tra la libertà di espressione e il mantenere “un ambiente sicuro e affidabile” ma che eliminerebbe qualsiasi frase il cui contenuto “attacchi direttamente gli altri in base alla loro razza”. Twitter dice di esaminare tutti i contenuti che sono segnalati di infrangere le sue regole le quali vietano specifiche minacce di violenza. Nel corso degli ultimi quattro mesi gruppi di musulmani hanno cercato tutti gli abusi on-line e segnalati a Twitter e Facebook. Hanno portato all’attenzione delle aziende dei social media decine di profili e centinaia di messaggi. Ma nonostante questo la maggior parte dei profili segnalati, essi sono ancora facilmente accessibili. La vigilia di Capodanno l’autore di uno dei profili segnalati scriveva: “Se i bianchi avessero governato solo ragazze pachistane 1. Ci sarebbe un crimine a sfondo razziale; 2. Ci sarebbero rivolte da tutti i cani musulmani. L’aumento degli abusi in rete sembrerebbe rispecchiare un aumento degli attacchi di odio rispetto al passato. Ad ottobre la polizia metropolitana ha pubblicato i dati per dimostrare come il crimine di odio contro i musulmani nella città di Londra è salito del 65 per cento nel corso dei dodici mesi precedenti. Gli ultimi dati suggeriscono che, a livello nazionale, il crimine di odio anti-musulmano è aumentato drasticamente dopo l’assassinio di Lee Rigby nel 2013. Un uomo, Eric King, ha recentemente ricevuto la sospensione della sentenza per aver inviato ad una moschea locale una foto imbrattata con escrementi raffigurante Maometto mentre aveva rapporti con un maiale. Tuttavia il suo profilo Facebook, che ha usato per inviare messaggi alla stessa moschea, è ancora attivo e promuove odio anti musulmano. Il signore Mughal ha aggiunto che le piattaforme dei social media necessitano procedure di gestione dei contenuti più severe. “Se gli utenti dovessero esprimere tali opinioni inaccettabili sul “colpire” cittadini britannici neri o indicare cittadini ebrei come fossero “un cancro”, i loro discorsi non sarebbero legali. Le stesse protezioni dovrebbero essere garantite alla comunità musulmana”. In una dichiarazione Facebook ha detto che aveva una chiara politica per decidere ciò che era e ciò che non era accettabile in termini di libertà di parola. “Prendiamo sul serio l’incitamento all’odio e rimuoviamo qualsiasi contenuto riferito a noi che attacca direttamente gli altri in base alla loro razza, etnia, nazionalità, religione, sesso, genere, orientamento sessuale, disabilità o malattia,” ha detto un portavoce. “Con una comunità globale di oltre un miliardo di persone, a volte vediamo persone postare contenuti che, pur non contro le nostre regole, alcune persone potrebbero trovare offensivo. Lavorando con i gruppi della comunità, come Faith Matters, ci proponiamo di mostrare alla gente il potere di poter parlare e, in tal modo, trovare il giusto equilibrio tra il dare alle persone la libertà di esprimersi e il mantenimento di un ambiente sicuro e affidabile”. Un portavoce di Twitter ha dichiarato: “Esaminiamo tutti i contenuti segnalati contro le nostre regole, che vietano l’abuso mirato e diretto, specifiche minacce di violenza contro gli altri.”

(Tradotto dall’articolo Twitter and Facebook “allowing Islamophobia to flourish” as anti-Muslim comments proliferate, scritto da Oliver Wright, pubblicato su www.independent.co.uk sabato 3 gennaio 2015).

Data:

3 Gennaio 2015