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UCRAINA, ERDOGAN:”RITIRO RUSSIA DA KHERSON PASSO POSITIVO”

cms_28244/Sergei-Shoigu-1.jpgSvolta nella guerra in Ucraina, con il ritiro delle truppe russe da Kherson. L’annuncio è arrivato ieri dal ministro della Difesa russo Sergei Shoigu che ha ordinato lo spostamento dei militari sulla sponda sinistra del Dnepr. Una “decisione positiva”, secondo il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. “I nostri sforzi per la mediazione vanno avanti ma non possiamo dare una data specifica riguardo a quando potrebbe iniziare un negoziato” tra Mosca e Kiev, ha detto Erdogan in una conferenza stampa organizzata prima di partire per l’Uzbekistan, rispondendo a una domanda sulle prospettive di avviare negoziati di pace.

cms_28244/2_1668145204.jpgErdogan ha sottolineato il rapporto di “fiducia” con il suo omologo russo Vladimir Putin e ha affermato che, grazie a questi legami, è stato possibile riattivare l’accordo con Kiev per l’esportazione di grano dai porti ucraini. “Se non avessimo avuto fiducia l’uno nei confronti dell’altro, non avremmo potuto fare questo passo o concretizzarlo. Nutriamo un rispetto reciproco”, ha detto, prima di augurarsi di continuare a svolgere il suo ruolo di mediazione”. Il presidente turco ha sottolineato che entrambi i paesi mantengono la cooperazione in vari contesti, tra cui l’energia nucleare e l’industria della difesa. Russia e Ucraina hanno firmato un accordo il 22 luglio dopo la mediazione di Turchia e Nazioni Unite per sbloccare l’esportazione di grano e fertilizzanti, patto che è stato brevemente interrotto dalle accuse di Mosca contro Kiev per presunte minacce alla sicurezza del corridoio.

Secondo quanto rende noto il capo degli stati maggiori riuniti Usa, il generale Mark Milley un totale di 100mila militari russi sono rimasti uccisi o feriti nell’operazione contro l’Ucraina. E “probabilmente” l’Ucraina ha sofferto un numero paragonabile di vittime. I profughi ucraini sono fra i 15 e i 30 milioni e 40mila i civili ucraini deceduti. “Quando c’è una opportunità di negoziare. Quando si può arrivare alla pace, bisogna cogliere la palla al balzo”, ha aggiunto.

IL RITIRO

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“La decisione di ripiegare sulla riva orientale del Dnepr non è facile ma allo stesso tempo salveremo la vita dei nostri militari”, ha spiegato il comandante delle forze russe in Ucraina, Sergei Surovikin dopo aver precisato che la città di Kherson, che sarà probabilmente abbandonata dai russi, e gli insediamenti adiacenti non possono essere riforniti. E Shoigu, rivolgendosi a Surovikin in diretta televisiva, ha sottolineato: “Le vite e la sicurezza dei nostri militari russi è sempre la nostra priorità. Abbiamo anche bisogno di tenere a mente le minacce ai civili. Procedete con il ritiro delle truppe e adottate tutte le misure per un trasferimento sicuro degli equipaggiamenti, delle armi e del personale oltre il fiume Dnepr”.

L’IMPORTANZA DI KHERSON

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L’annuncio appare come una nuova importante svolta a favore di Kiev. Unico capoluogo di regione occupato dai russi, e prima importante città conquistata a marzo dagli invasori, Kherson riveste un’importanza sia strategica che simbolica per il conflitto.
Situata sulla sponda ovest del fiume Dnipro, Kherson era un centro culturale e industriale di 380mila abitanti prima dell’invasione russa. Il suo porto fluviale era un importante sbocco per il trasporto del grano verso il vicino Mar Nero e sede di un grande cantiere navale. Ma per la sua posizione geografica, Kherson è anche una strategica porta verso la Crimea, la penisola occupata dai russi nel 2014 che Kiev vuole riportare sotto la sua sovranità.
Il ritiro dall’unico capoluogo regionale ucraino occupato segna una umiliante sconfitta per il presidente russo Vladimir Putin. Non è nemmeno passato un mese e mezzo dal 29 settembre, quando il leader del Cremlino ha firmato il decreto di annessione delle regioni ucraine di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, di cui controlla in realtà sempre meno territorio.

Data:

11 Novembre 2022